Corriere.it - Dall'Italia  Sat, 30 Apr 2016 16:17 Renzi e il pollice alzato: "Era Biden dalla macchina che mi ha fatto così. Io ho risposto, non ho fatto l'autostop - Mattero renzi spiega il pollice alzato fatto venerdi all'arrivo del Vice presidente degli Stati Uniti John Biden    Sat, 30 Apr 2016 15:02  Il salto in lungo del soldato Longbattuto da Owens, ucciso in Sicilia - Centrato da una sventagliata di mitra in Sicilia, poco lontano dall’aeroporto militare di Santo Pietro. È il 14 luglio 1943. Una bella giornata d’estate, sole alto, cielo azzurro. Il mare è poco lontano. Ma qui la brezza non porta il profumo di zagare né quello della salsedine. Si respira solo fumo. E l’odore acre della cordite. Poi esplosioni e grida disumane. Si combatte furiosamente. Americani da una parte, italiani e tedeschi dall’altra. La raffica ferisce gravemente un artigliere della Luftwaffe, l’Obergefreiter (all’incirca caporale) Carl Ludwig Long. Che tutti chiamano Luz. Morirà poche ore dopo e le sue spoglie si trovano nel cimitero dei caduti tedeschi di Motta Sant’Anastasia, nel Catanese. Sette anni prima Long fu protagonista di una delle storie di sport tra le più leggendarie e commoventi, se non la più bella. Quella che lo vide rivaleggiare alle Olimpiadi di Berlino del 1936 con Jesse Owens, il «figlio del vento» prima di Carl Lewis, in quei Giochi vincitore di quattro ori: 100 metri, 200, staffetta 4X100 e salto in lungo. Il racconto di queste gare, e soprattutto l’ultima, è un romanzo rievocato anche nel film «Race», ancora in prima visione in Italia. Le riprese di Leni RiefenstahlLa scena è quella immortalata dalle cineprese di Leni Riefenstahl, la regista del regime nazista, prediletta di Hitler, a cui sport e cinema devono tantissimo: la musica travolgente, il gesto atletico catturato dal dolly montato su rotaie, il rallentatore e le riprese ravvicinate dal basso, inedite per l’epoca, alternate a campi lunghissimi. Sprint e balzi da record mondiale del nero Owens all’Olympiastadion vengono raccontati come in un poema omerico. Sulla pedana del lungo l’americano è a un passo dall’eliminazione. Ha fallito due salti e deve assolutamente evitare il nullo nel terzo. A questo punto succede quello che non t’aspetti. È Long a suggerirgli il punto esatto da cui «staccare», indicandolo con un fazzoletto bianco che lascia a venti centimetri dalla striscia bianca che separa pista e sabbia. Jesse si fida. Dà la spinta proprio lì, vola in alto davanti al rivale tedesco che dovrebbe rappresentare l’immagine dell’ariano nazista e vincente ma che invece non ha nessuna simpatia per le camicie brune del Führer. Salto strepitoso. Che gli vale l’oro (lui che era anche detentore del record mondiale con 8,13 metri) con la misura di 8,06 metri.Lo sbarco in Sicilia Long subito dopo è il primo a congratularsi. Non c’è invidia per il rivale. A cui si avvicina, lo si vede con nettezza nel documentario della Riefenstahl, con il sorriso allegro e sincero, felice per aver assistito a quel gesto atletico strepitoso. Al tedesco resta l’argento. E soprattutto un’amicizia strana, vera e bella con quell’afroamericano con cui rimane in contatto epistolare anche dopo la fine dei Giochi. Ma a questo punto acceleriamo la moviola del tempo. E guardiamo questa storia, sinora raccontata con gli occhi di Owens, dalla prospettiva di Long. Un po’ come se vedessimo di seguito i due film di Clint Eastwood sulla guerra nel Pacifico: prima i marines di «Flags of Our Fathers» e poi, dall’altra parte del fronte, i fanti giapponesi raccontati in «Lettere da Iwo Jima». Adesso siamo in Sicilia. L’«operazione Husky» è scattata il 10 luglio. Americani e inglesi mettono piede sul suolo italiano. Mentre quel che accadrà il 25 luglio sembra un’eventualità inimmaginabile, le truppe in grigioverde – peraltro senza direttive chiare provenienti dagli alti comandi - combattono vigorosamente. Addirittura sono a un passo dal ricacciare i nemici – la cui superiorità in mezzi e armamenti è schiacciante – in mare. Tanta ostinazione viene pagata a caro prezzo: se catturati, quei fanti catanesi, romani, bresciani e milanesi vengono passati per le armi immediatamente come chiarito senza mezzi termini dal generale Patton prima dello sbarco: «non fate prigionieri».Il libro di Augello Long è lì, in prima linea. Combatte fianco a fianco con quei curiosi alleati che sino a un attimo prima dello sbarco parlavano soltanto della fine della guerra e del ritorno a casa ma che adesso si battono come indemoniati. Ancora non lo sa Luz, ma la sua medaglia d’argento sta per sbiadirsi in una piastrina militare di riconoscimento ritrovata in una bara. Il racconto di come sia morto lo si deve alla ricerca di un senatore italiano, Andrea Augello, un passato mai dimenticato nel Msi e un presente con «Identità e Azione», dove è approdato giungendo da An e Pdl. Appassionato di studi storici, il parlamentare ha pubblicato nel 2012 un poderoso e trascinante studio – «Uccidi gli italiani», 230 pagine edite da Mursia - sulla battaglia di Gela e sulla sorte dei militari italiani e tedeschi fucilati dagli americani. Long ferito a morteNel corso delle ricerche si è imbattuto nella storia di Long, rievocata con particolari sconosciuti anche agli storici tedeschi. «Long, classe 1913, prestava servizio nel 1° reggimento della Lufwaffe “Hermann Göring”». Era stato richiamato alle armi pochi mesi prima, dopo essere stato a lungo impiegato in un ufficio sportivo a Berlino. Durante un contrattacco americano, si trova nelle vicinanze dell’aeroporto di Santo Pietro. Pochi soldati italiani e tedeschi manovrano un pazzo antiaereo da 20 mm. Che però stavolta viene usato per sparare contro i carrarmati Sherman che avanzano. Il combattimento è cruento. «Long vede cadere accanto a sé il suo capitano, Wolfgang Hartmann. Poi muore un artigliere accanto a lui, Heinrich Zingsheim - è la rievocazione di Augello quasi in diretta -. Restano uccisi altri due sottufficiali e altri sette soldati semplici». «Combatterono tutti con ostinazione» sostiene il senatore squadernando documenti e le memorie di chi sopravvisse. A un tratto feriscono anche Luz, uno degli ultimi a sparare da quella ridotta. Un commilitone lo porta via, caricandoselo sulle spalle. Questo testimone racconta ad Augello anche di averlo dovuto abbandonare poco dopo, in fin di vita. «Dì a mio figlio che siamo amici nonostante la guerra»Quando gli americani lo ritrovano morto, lo seppelliscono nel cimitero di Biscari. Solo successivamente verrà traslato in quello di Motta Sant’Anastasia e riconosciuto, grazie alla piastrina. Nel 1942 Luz aveva scritto una lettera - l’ultima di un lungo carteggio - a Jesse, in qualche modo recapitata negli Usa e conservata negli archivi di Owens. Augello ne pubblica una parte nel suo libro: «Dove mi trovo (presumibilmente la Tunisia, ndr) sembra che non sia altro che sabbia e sangue. Io non ho paura per me, ma per mia moglie e il mio bambino, che non ha mai realmente conosciuto suo padre. Il mio cuore mi dice che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo. Se così dovesse essere ti chiedo questo: quando la guerra sarà finita vai in Germania a trovare mio figlio e raccontagli anche che neppure la guerra è riuscita a rompere la nostra amicizia. Tuo fratello Luz».(Dopo la guerra Kai Long - il figlio di Luz - ha incontrato più volte Jesse. Julia e Marlene, nipoti dei due campioni, hanno anche inaugurato i mondiali di atletica di Berlino, nel 2009. Fu una cerimonia toccante. La signora Ragna, la moglie di Kai, racconta al Corriere della Sera che nessuno della famiglia Long ha mai visto la tomba di Luz, a Motta Sant’Anastasia. Ma lo farebbero tutti volentieri, anche nel corso di una commemorazione ufficiale da parte delle autorità italiane.)    Sat, 30 Apr 2016 14:36 Reggio Calabria: per Renzi anche contestazioni - (LaPresse) C'erano molti lavoratori, disoccupati e rappresentanti sindacali davanti al Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria nel giorno della sua riapertura. Aspettavano Matteo Renzi per contestarlo e per denunciare la grave mancanza di lavoro nella loro regione. "La disoccupazione è altissima, siamo all'ultimo posto nell'Unione Europea", denunciano i manifestanti.     Sat, 30 Apr 2016 13:19 Migranti: 454 persone soccorse e 2 morti nel Canale di Sicilia - (LaPresse) Soccorsi venerdì nel Canale di Sicilia 454 migranti in quattro operazioni coordinate dalla Guardia Costiera. In uno dei quattro interventi sono stati anche recuperati in mare i cadaveri di due uomini.    Sat, 30 Apr 2016 13:01 Renzi a Reggio Calabria: «La sciarpa del Crotone? La prendo volentieri, ma io sono per la Fiorentina» -     Sat, 30 Apr 2016 12:56 Catania: non si apre il carrello, atterraggio d'emergenza a Catania. Paura a bordo - Atterraggio di emergenza nella mattinata di sabato all’aeroporto di Catania. A un Fokker 50 della compagnia aerea Air Vallée non si è aperto il carrello anteriore. Il velivolo è riuscito a toccare la pista col muso e non ci sono stati problemi per le 21 persone a bordo, 18 passeggeri e 3 componenti l’equipaggio. Solo tanto spavento. Illesi i passeggeri e l’equipaggioNello scalo internazionale di Fontanarossa sono scattati i sistemi di sicurezza:predisposti ben prima che il pilota predisponesse le procedura di avvicinamento alla pista. Il volo proveniva da Rimini. I passeggeri a bordo sono stati fatti scendere e sono illesi, a quanto si apprende dai carabinieri del capoluogo etneo. Riaperto lo scalo di FontanarossaLo scalo è stato chiuso temporaneamente per permettere il lavoro di rimozione del velivolo e gli altri voli in arrivo all’aeroporto Fontanarossa dirottati su Palermo, Trapani e Comiso. Una volta effettuati i controlli di sicurezza, alle 15.00 lo scalo è stato riaperto.     Sat, 30 Apr 2016 12:44 Renzi a Reggio Calabria per la firma dei patti per il Sud: «Contro la criminalità in prima fila con giudici» - REGGIO CALABRIA - «Dobbiamo riuscire a continuare la battaglia contro la criminalità perché questa non è ancora vinta. Ecco perché noi siamo in prima fila con i giudici e con le forze dell’ordine per sconfiggere ogni forma di criminalità». Lo ha detto il premier Matteo Renzi a Reggio Calabria.     Sat, 30 Apr 2016 09:51 Chi era Ckaudia Bordoni, la donna morta di parto a Milano - (LaPresse) Aveva 36 anni e lavorava nel mondo della finanza Claudia Bordoni, la donna morta giovedì alla clinica Mangiagalli di Milano dopo un cesareo d'urgenza. In questo video postato su YouTube dalla sua azienda nel settembre dello scorso anno, raccontava con passione le ultime novità al servizio dei promotori. Incinta di due gemelli, alla 24ma settimana di gestazione, Claudia non è riuscita a superare il cesareo praticatole dopo una minaccia di parto prematuro e un'improvvisa emorragia. Nemmeno i due feti che portava in grembo sono riusciti a sopravvivere: pesavano appena 300 grammi ciascuno. Dopo alcuni problemi, nei giorni scorsi la 36enne si era recata al San Raffaele, da dove era stata dimessa. Poi, due giorni fa, era andata alla Mangiagalli, ma la situazione è precipitata fino al tragico epilogo. La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta dopo l'esposto dei familiari, mentre l'ospedale assicura poi di aver immediatamente avviato un'indagine interna.    Sat, 30 Apr 2016 09:11 Claudia Bordoni, la donna morta di parto: un suo video in rete - Claudia Bordoni era alla 24 esima settimana di gravidanza. 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