Dall'Italia  Tue, 26 Sep 2017 14:26 'Ndrangheta, pm Dolci: «Un imprenditore era tramite tra criminalità e politici locali» - 'Ndrangheta, pm Dolci: «Un imprenditore era tramite tra criminalità e politici locali» Il procuratore antimafia ricostruisce l’operazione che ha portato all’arresto di 27 persone tra Lombardia e Calabria - elive    Tue, 26 Sep 2017 14:21 ''Ndrangheta, il procuratore di Monza Zanetti: «Corrotto anche un dipendente della procura» - ''Ndrangheta, il procuratore di Monza Zanetti: «Corrotto anche un dipendente della procura» «Forniva i nomi inseriti nel registro degli indagati» - elive    Tue, 26 Sep 2017 14:16 'Ndrangheta, Boccassini: «Nel blitz arrestato anche un componente del summit Falcone Borsellino» - 'Ndrangheta, Boccassini: «Nel blitz arrestato anche un componente del summit Falcone Borsellino» Era rimasto fuori dagli arresti dell’operazione Infinito del 2010 - elive    Tue, 26 Sep 2017 12:59 Terremoto, 20 anni fa il crollo della Basilica di Assisi in diretta tv - Quel giorno - il 26 settembre 1997, alle 11.42 - ero nella Basilica superiore di San Francesco, ad Assisi, quando le volte improvvisamente si staccarono dall'alto e la navata si riempì di una polvere co-sì spessa da formare un muro. Non c'era via d'uscita. Mi rivolsi al Custode, padre Giulio Berrettoni, che era vicino a me prima del boato. «Padre Giulio,» gli dissi terrorizzato, «dammi l'assoluzione!». Padre Giulio non aveva perso la calma. Eravamo una ventina nella Basilica, fra tecnici della Soprintendenza, amministratori locali, giornalisti, frati, per un sopralluogo dopo la scossa avvenuta alle 2.33 della notte precedente, che aveva provocato danni agli affreschi. Il terremoto delle 11.42, di magnitudo 6.1 - che causò nella Basilica la morte di 4 persone e il crollo di alcune volte affrescate da Cimabue - si verificò mentre era in corso il sopralluogo. Per decisione del padre Custode, fortunatamente la verifica si svolse a por-te chiuse. Padre Giulio non mi diede dunque l'assoluzione e mi prese per un braccio, trascinandomi a fianco dell'altare. In quel momento si aprì la porticina posteriore che portava, attraverso una rampa di scale, al chiostro di Sisto IV. Scendemmo e ci ritrovammo fuori con il Custode, con padre Nicola Giandomenico e altri. Mancava qualcuno tra i frati. Io ero allora padre spirituale dei postulanti - i giovani che si avviano a diventare religiosi - e quella mat-tina, alle 8, ne avevo confessato uno, Zdzislaw Borowiec. Prima della confessione gli avevo chiesto: «Hai paura di queste scosse?». «No», mi aveva risposto, «l'avevo già previsto». Zdzislaw non c'era, così come non c'erano padre Angelo Api e i due tecnici della Soprintendenza, Bruno Brunacci e Claudio Bugiantella: tutti e quattro morti nel crollo. Toccò a me andare all'obitorio a riconoscere Zdzislaw e padre Angelo. Con il dolore dentro cominciammo a pensare alla ricostruzione della Basilica. Decisiva si rivelò la nomina, da parte del governo Prodi, di un commissario ad hoc, il professor Antonio Paolucci. Ciò permise di snellire le procedure in un momento in cui l'intero complesso monumentale - Sacro Convento e Basilica di San Francesco - era a rischio di altri crolli. La Basilica tornò ad aprire il 28 novembre '99, qualche settimana prima dell'inizio dell'anno del Giubileo. Il cuore del francescanesimo era tornato a battere. Padre Enzo Fortunato Direttore Sala stampa del Sacro Convento di Assisi    Mon, 25 Sep 2017 20:27 «ArtQuake – L'arte salvata», i tesori di Assisi splendono di nuovo 20 anni dopo il terremoto - «ArtQuake – L’arte salvata», i tesori di Assisi splendono di nuovo 20 anni dopo il terremoto Un documentario trasmesso su Sky Arte in occasione del 20° anniversario del terremoto che colpì Umbria e Marche - Corriere TV    Mon, 25 Sep 2017 20:07 Di Pietro a Telemolise: «Certamente voterò per Mdp e mi porterò la bandiera» - Di Pietro a Telemolise: «Certamente voterò per Mdp e mi porterò la bandiera» L’ex magistrato annuncia la nuova alleanza - Corriere TV    Mon, 25 Sep 2017 19:15 M5s, la prima uscita Di Maio candidato premier: ««Un codice di comportamento come per Raggi? No, non è previsto» - «Dove la macchina?». Luigi Di Maio cerca di sfuggire alla domanda: «Per il “capo politico” del M5s é previsto un codice di comportamento da firmare, con penali da pagare come per la Raggi?». L’auto è in ritardo. Di Maio resta da solo in mezzo ai giornalisti. E alla fine balbetta: «No questa cosa... Non è prevista». Si conclude così la prima uscita pubblica del candidato premier dei 5 Stelle, dopo aver trascorso oltre due ore al «Tag – Talent Garden» di Milano. «Anch’io sono stato uno start upper», ha detto il vicepresidente della Camera al suo arrivo a Milano. «Sceglieremo squadra coesa»Visita, pranzo a base di gnocchi e una sfilza di domande a cui rispondere. Per più di tre ore dentro questo luogo dove i professionisti del digitale e dell’innovazione lavorano, si connettono e, perché no, si tuffano in piscina. Si tratta dei cosiddetti spazi di co-working di un’ex tipografia della periferia milanese, visitati in passato da tanti politici, persino dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Quasi nulla è trapelato a parte la richiesta di un giudizio sulla situazione di Roma: «Colpa della stampa e anche un po’ nostra. Noi non faremo l’errore di andare al governo senza aver già scelto una squadra coesa». Un milione di auto elettrichePoi torna a parlare di innovazione. «Uno degli obiettivi che ci siamo dati e quello di creare un milione di auto elettriche entro il 2020. E per farlo abbiamo bisogno di qualche centinaio di milioni di euro in un Paese in cui si spendono ancora miliardi di euro per le pensioni d’oro». Di Maio illustra un punto del suo programma, ricordando un milione di posti di lavoro di berlusconiana memoria. «Io voglio un Paese che investa sui talenti e ce ne sono tanti. Dobbiamo cominciare a tenerli qui invece di fare la ricchezza degli altri Paesi: solo per i giovani che se ne sono andati abbiamo un costo di 14 miliardi di euro». «Noi unico argine a estremismi in Europa»A chi gli chiede un giudizio sul voto tedesco risponde: «Noi siamo l’unico argine a quelli che sono gli estremismi in Europa, fermo restando che poi il voto mostra anche che i partiti tradizionali sono in declino». Finalmente spunta l’auto con il consigliere regionale della Lombardia, Stefano Buffagni. Si parte. Direzione: sede della Casaleggio Associati.    Mon, 25 Sep 2017 14:25 Noemi Letizia si separa da Vittorio Romano: erano sposati da tre mesi - Noemi Letizia si separa da Vittorio Romano: erano sposati da tre mesi Matrimonio al capolinea dopo soli tre mesi per l'ex prima papi-girl berlusconiana - LaPresse    Mon, 25 Sep 2017 12:04 Tecnica della chiave bulgara, presa banda responsabile di 85 furti - Sono stati addestrati nelle carceri dei paesi dell’ex Urss. In Italia fanno pratica in palestre clandestine dove si esercitano a forzare serrature. A volte sfruttano le donne con cui intessono relazioni - colf o badanti – per avere informazioni sulle case in cui rubare. Tatuati, riservati, conducono vite appartate e sono abili nello sparire – in giro per l’Europa - una volta commessi i furti. Sono i membri della “mafia georgiana”. I carabinieri della compagnia di Chivasso hanno sgominato una banda di 28 persone che ha commesso 85 furti – da fine 2015 all’agosto dei quest’anno - usando il metodo della cosiddetta “chiave bulgara”, quello che consente di aprire la porta senza scassinare la serratura. I colpi sono avvenuti a Torino e provincia, Cuneo, Savona, Pavia e Vigevano. “Abbiamo arrestato anche uno dei capi, Petro Palamar - spiega il comandante della compagnia di Chivasso, Pierluigi Bogliacino - si tratta di un ‘ladro nella legge’, figura apicale. I criminali georgiani, che sono una vera e propria associazione per delinquere, chiamata appunto ‘mafia dei ladri di legge’, sono specialisti nei furti in case e uffici”. Sono uomini – è il quadro che emerge dalla descrizione degli inquirenti - che agiscono come macchine da guerra. Si trasferiscono in una cittadina, e di solito non si fermano per più di un mese. Quando non lavorano, si esercitano. La sera non escono. Non vanno mai al bar. In questi mesi studiano le tecniche per specializzarsi nella “forzatura delle nuove serrature di tipo europeo”. A Torino i militari hanno perquisito una palestra in via Spotorno dove, precisa Bogliacino, “avevano una serie di modelli di serrature e facevano pratica per aprirle con chiavi bulgare, set di ferri e ferretti di varie dimensioni combinati tra di loro, che consentono di sbloccarle senza rovinarle”. “Storicamente – puntualizza il capo dei carabinieri di Chivasso - il metodo lo usano da anni. Sono criminali di derivazione militare, che hanno imparato tattiche riconducibili ai vecchi servizi segreti dell’Urss che venivano usate per lo svolgimento delle attività di servizio, poi queste tecniche si sono sviluppate nelle carceri dove i gruppi criminali si sono costituiti in origine”. I ladri spesso si procurano le serrature su internet, le smontano e le studiavano. I social come Facebook sono molto utili per spiare gli spostamenti delle vittime: non a caso uno dei furti commessi a Torino – in una palazzina di corso Brunelleschi, dove in dieci minuti sono state svaligiate tre case – è avvenuto nel mese di agosto, dopo vari sopralluoghi, quando molti appartamenti erano vuoti. Il gruppo scoperto dai carabinieri di Torino agiva con un ordine preciso e con una rigorosa distinzione di ruoli. La prima fase è quella del sopralluogo: l’obiettivo è individuare le abitazioni e capire le delle persone. La seconda è quella dell’azione: la “batteria” che ruba sa già dove andare, perché i “colleghi” del sopralluogo lasciano delle piccole calamite sui telai delle porte delle case in cui entrare. La suddivisione del “lavoro” da fare implica minori rischi per tutti. Denaro, gioielli, orologi, pc e vestiti di marca dopo i furti venivano smerciati subito, il resto del materiale veniva ritirato da due corrieri di Reggio Emilia, finiti in manette.    Mon, 25 Sep 2017 11:21 Eurofighter cade in mare durante Air Show: il pilota è disperso. - Eurofighter cade in mare durante Air Show: il pilota è disperso. E' successo a Terracina durante una esibizione - Elive    Mon, 25 Sep 2017 01:38 Elezioni in Germania: manifestazione contro l'AfD a Berlino. Polizia limita l'avanzare dei manifestanti - Elezioni in Germania: manifestazione contro l’AfD a Berlino. Polizia limita l'avanzare dei manifestanti La manifestazione contro la Afd - Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev    Mon, 25 Sep 2017 01:36 Elezioni in Germania: manifestazione contro l'AfD a Berlino. Polizia limita l'avanzare dei manifestanti - Elezioni in Germania: manifestazione contro l’AfD a Berlino. Polizia limita l'avanzare dei manifestanti La mobilitazione «antfascista contro lAfd - Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev    Mon, 25 Sep 2017 00:24 Il Nord raccontato dall'A4. La ripresa c'è e viaggia sui Tir - L’autostrada che collega Torino a Trieste è la grande metafora del Nord. Si potrebbe stimare il Pil settentrionale (e nazionale) già solo scrutando con attenzione le piazzole di sosta o esaminando il traffico ai caselli. Attorno al nastro d’asfalto che lungo 528,5 chilometri porta dalle Alpi all’Adriatico vivono/lavorano 26 milioni di persone e soprattutto c’è la gran parte dei distretti, del sistema manifatturiero italiano e i più importanti centri di innovazione. I dati che vengono dai gestori autostradali ci confermano la ripresa in atto — ogni giorno percorrono la A4 in media 230 mila mezzi pesanti che trasportano merci in buona parte provenienti dai porti liguri — ma ci dicono molto anche sull’articolazione territoriale. L’Est va decisamente più spedito dell’Ovest e la spiegazione è semplice: il Veneto e le regioni limitrofe sono integrate con quello che forse è il principale locomotore dell’Europa e che per comodità chiameremo sistema tedesco allargato. Lo stesso non si può dire per l’Ovest con la Francia. Tutti di questi tempi raccontano come il traffico dal Veneto verso Trieste sia tornato agli anni che precedevano il Passante di Mestre, lo sbottigliamento — dicono i tecnici — c’è stato, restano ancora tratti a due corsie che causano incolonnamenti ma a monte di tutto c’è una domanda che tira e che riporta al «sistema tedesco» che coinvolge Romania, Slovacchia e Slovenia. Il traffico nel tratto tra Venezia e Trieste, infatti, ha fatto registrare il maggiore incremento: +11,1% in due anni. La A4 è dunque uno straordinario corridoio che ci fa capire cosa sta succedendo nell’economia dei flussi. Eh sì, perché dopo tanti convegni sulla «cura del ferro» è il trasporto su gomma il re incontrastato del Pil. I tecnici spiegano che anche nella Francia, che ha fatto delle rotaie un cardine di politica industriale, in realtà la gomma sta guadagnando quote di mercato.E la tendenza è ancora più forte in Italia dove il trasporto su Tir dialoga perfettamente con un sistema economico che si estende per filiere e ha bisogno di raggiungere le catene internazionali di fornitura. Cresce la domanda che viene da Est, ma aumenta anche l’attività di export delle nostre multinazionali tascabili e la gomma trionfa perché flessibile e capillare e perché negli anni le Fs per razionalizzare hanno chiuso molti scali merci minori. Una regione policentricaLa A4 oltre a essere il tapis roulant del Pil italiano è anche la vetrina di una straordinaria piattaforma di manifattura e servizi capace di competere con le grandi aree attrezzate del mondo. La specificità del Nord — secondo la sintesi del sociologo Paolo Perulli — «è la presenza di reti di impresa e di città che se messe a sistema con un’effettiva divisione del lavoro rappresentano una grande e flessibile macro-regione economica europea». Quest’area a forte tradizione policentrica ha adesso una vera capitale (la grande Milano, un tassello che include Novara e Piacenza) vuoi per la posizione geografica di sempre vuoi per la reputazione che si è conquistata nelle grandi arene internazionali dopo il successo dell’Expo. L’economista di Harvard autore di The triumph of the city, Edward Glaeser, scrive di Milano come di un esempio di città contemporanea capace di reinventarsi con successo «tornando a ruggire nell’era post-industriale». Il geografo inglese Peter Taylor, che ha ripreso i lavori sulle città globali della più famosa sociologa Saskia Sassen, conferma con dati aggiornati che Milano è la 13ma città del pianeta e nella sostanza la porta del Belpaese verso l’economia-Mondo.Ed è proprio rileggendo questi giudizi che matura la sensazione che si stia sprecando una grande occasione, che la policentrica Regione A4 non abbia la consapevolezza della sua forza, le manchi uno specchio che le restituisca la giusta immagine. Prendiamo il versante politico-culturale: siamo rimasti ancorati alla tematizzazione della questione settentrionale, al cosiddetto «sacco del Nord», che alla luce delle trasformazione dell’economia moderna ha il limite di mettere al centro il conflitto con Roma. Non è un caso che per dare un po’ di sostanza ai due referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto di fine ottobre i governatori leghisti mettano al centro della loro campagna il residuo fiscale, la differenza tra le tasse che il Nord paga a Roma e i trasferimenti che riceve. Un’impostazione che serve per regolare i conti (politici) domestici, ma non ci mette in condizione di guardare fuori e incassare il vero dividendo del Nord. La verità è che i flussi parlano una lingua che amministrazione spezzettate e concentrate nella lotta politica interna non capiscono.Tra i flussi e i luoghi Il sociologo Aldo Bonomi sostiene da tempo che in fondo il compito della politica dovrebbe essere quello di mettersi in mezzo tra flussi e luoghi, di combinare quindi la rappresentanza della parte più avanzata della popolazione del Nord (le élite) con il resto del gruppo, la città con la campagna come si usava dire una volta. È evidente che ciò non sta avvenendo, non c’è questa capacità e un pezzo della politica e delle stesse élite lavorano perché questa ricomposizione non avvenga. Per costruirla forse bisogna (anche) fare i conti con l’eredità del localismo. Prendiamo il caso delle banche venete che rappresentano forse «la perdita dell’innocenza» delle tradizionali culture di territorio. Per lungo tempo abbiamo interpretato il campanilismo come una versione lenta della modernità, lo abbiamo accusato tutt’al più di non essere adeguato al ritmo dei mutamenti. Con il cortocircuito degli interessi squadernato dalle vicende della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca dal punto di vista sociologico abbiamo intravisto qualcosa di diverso: la creazione di «cattivo capitale sociale», come lo definisce Perulli. Le relazioni di territorio usate per costruire leadership artificiali, per creare un consenso viziato con gli imprenditori a danno del risparmio locale e del mercato. Solo un Veneto che è ripartito alla grande, solo la solidità del sistema produttivo — in cui si trovano ancora aziende sconosciute tra i 20 e 120 milioni di fatturato capaci di fare in media il 20% di utili e reinvestirlo in azienda — è riuscita a far da contrappeso senza che scoppiassero rivolte alla distruzione di ricchezza legata alla vicenda delle due banche. Le insidie del localismo Mutatis mutandis c’è chi sostiene che anche il boom del Prosecco e del turismo nordestino contengano le insidie (non giudiziarie, per carità) del vecchio localismo. Se per creare consenso minuto e momentaneo si sprecano le risorse si introduce uno scambio tra territorio e politica che non promette niente di buono e ripercorre l’esempio del boom dei capannoni. Sia nel caso del Prosecco che del turismo la domanda è esplosa ma non sta maturando l’offerta. Le bollicine ormai si coltivano ovunque a Nord Est ma sono poche le aziende che fanno buoni margini, lo stesso accade per i flussi dei turisti. La domanda è alta ma gli alberghi nel Triveneto sono in vendita. Per carità il fascino del Nord Est sta anche nelle sue contraddizioni ma è chiaro che c’è qualcosa che non quadra, ricchezza e cultura non si parlano ancora come dovrebbero.La sindrome di Torino Di tutt’altra sindrome soffre Torino alle prese con la sua interminabile transizione. Dopo il passaggio traumatico che ha portato la città a lasciarsi alle spalle la monocultura Fiat, ora lo scenario è altro: il modello seguito dalle Olimpiadi invernali in poi, mettendo in campo un mix di manifattura/turismo/cultura, mostra i suoi limiti e già incombe la quarta rivoluzione industriale, con il suo carico di aspettative ma anche di incognite. È normale quindi che Torino abbia paura di non riuscire a rinverdire, nell’epoca del digitale, gli allori che il Novecento le ha comunque generosamente riconosciuto. Lo storico Giuseppe Berta nelle settimane scorse ha addirittura sostenuto di rivedere nello spaesamento della Torino di oggi «quello del 1864», quando subì la «decapitalizzazione» a favore di Firenze. In città il reddito non è cresciuto, si parla sempre di improbabili piani strategici e invece manca una mappa aggiornata di come sia cambiata la composizione sociale. Gli aveva risposto l’ex sindaco Piero Fassino sostenendo che il modello della transizione dall’industria al terziario del turismo e della cultura non si è affatto esaurito e comunque un territorio non può inventarsi «una vocazione nuova ogni 20 anni». Nei prossimi giorni sarà presentato il tradizionale Rapporto Giorgio Rota con un’analisi dettagliata dello stato dell’economia locale ed è probabile che trovi conferma il pessimismo di Berta: Torino si sente declassata, perde posizioni tra le città del Nord e il terziario glamour non ha compensato la riduzione dell’industria. E in più la posizione assunta dalla sindaca Chiara Appendino sul G7 dimostra come l’amministrazione grillina sia anni luce distante dal dibattito su flussi e attrattività delle città.Comunque è facile constatare come il dibattito sia ricco ad Est come ad Ovest, in Veneto a partire dalle cose che succedono e a Torino da quelle che non succedono ma in entrambi i casi resta in secondo piano la relazione con Milano, non si parte dalle potenzialità della Regione A4. Eppure è assai difficile che nei 500 chilometri coperti dall’autostrada ci sia spazio per tre differenti modelli di sviluppo, ce ne può essere uno e basta. E non c’è spazio nemmeno per le illusioni: la crescita nell’economia moderna non si spalma in maniera omogenea, aree a velocità sostenuta e aree depresse potranno convivere anche a relativa distanza tra loro. Per dirla con Totò, l’economia moderna non è una livella.    Mon, 25 Sep 2017 00:06 Maltempo in Puglia, la tromba marina sulle coste di Taranto - Maltempo in Puglia, la tromba marina sulle coste di Taranto Le sensazionali riprese domenica a Taranto - YouReporter    Sun, 24 Sep 2017 22:40 Renzi canta «Romagna mia» con Raoul Casadei alla Festa dell'Unità di Imola - Renzi canta «Romagna mia» con Raoul Casadei alla Festa dell’Unità di Imola Il segretario Pd ha chiuso la festa del partito - Corriere TV    

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