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Messaggio:



N. 12559 del 13/11/2019 20:28:37 - . ha scritto:
Ciao
N. 12558 del 26/09/2019 22:04:55 - antonio ha scritto:
ciao giovanniin vacanze a santagata feci la salita dalla piazza al castello quante case in vendita nessun rumore il vuoto assoluto c'est la vie...
N. 12557 del 25/09/2019 17:20:53 - Maestrocastello ha scritto:
Di ritorno da Sant’Agata,
nel ricordo di chi non c’è più.
VUOTO.
Sarebbe bello entrare in un quadro
per esempio Sant’Agata
aggirarsi fra trasonne
che s’inerpicano fino al Castello
l’ho fatto nei giorni passati
ma vi ho respirato il vuoto.
Sant’Agata è come la vita
una tela vuota all’origine
e diventa ciò che dipingi
su di essa: estasi o desolazione.
Case come gemme incastonate nella pietra
muti echi di voci amiche
che una volta strappavano sorrisi
ma più non udrai.
Senti il vuoto nello spazio
che la mente ravviva coi ricordi.
Il vuoto è quel tempo dove resti incantato
ad aspettare chi vorresti accanto.
La sua assenza ha lasciato un vuoto
che riempie tutto lo spazio del tuo cuore
che oggi senti particolarmente gravoso :
più un cuore è vuoto e più pesa.
(giovanni, 24 sett. 2019)
N. 12556 del 22/07/2019 13:39:38 - Angelo Gennaro ha scritto:
i signori che erogano internet & non solo a Sant'Agata si devono vergognare di questo comportamento perché esiste la fibra, sarebbe vista di buon occhio da tutti sopratutto da chi viene da fuori paese, questo riguarda anche come altrii paesini e borghi da bollino nero a super verde
N. 12555 del 20/04/2019 15:14:06 - Gerardo De Bellis ha scritto:
BUONA PASQUA
N. 12554 del 20/04/2019 09:37:49 - leonardo antonio palazzo ha scritto:
auguro a tutti una buona pasqua
N. 12553 del 15/04/2019 22:30:09 - antonio ha scritto:
bravo Giovanni a stu paese quanti poeti...
N. 12552 del 14/04/2019 22:17:16 - sarah ha scritto:
Buone notizie!!! Ciao a tutti. Mi chiamo Sarah Woods. Spero che tutti coloro che hanno una buona giornata, sono molto contento di questo, quindi voglio che tutti sappiano cosa ha fatto la Soluzione del Profeta (prophetsolutiontemple@gmail.com) per me e la mia famiglia. Avevo un matrimonio felice e tranquillo con due bambini di età superiore ai 5 anni. Mio marito era troppo affascinante e premuroso. Ma le cose si sono acuite quando mio marito ha iniziato a metterlo da parte e tornare a casa a tarda notte. Non ho mai saputo che stava avendo una relazione con un'altra donna, ha smesso di prestare attenzione a me e ai bambini. È stato davvero devastante e straziante vedere l'amore allontanarsi dalla nostra famiglia. Mi sono lamentato con un mio amico che mi ha fatto conoscere una Soluzione del Profeta, che l'ha aiutata ad un certo punto, ma ne dubito, perché non ho mai creduto al voodoo o al casting di incantesimi, ma dato che ero disperata, mi ha dato una possibilità. L'ho contattato, gli ho detto tutto, ho detto che mi aiuterà a salvare mio marito e il mio matrimonio. L'ho fatto e fornisco quello che mi serve per questo e basta !!!!!! Mio marito tornò a casa una notte piangendo, scusandosi. Era come un miracolo, come se fosse affascinante in precedenza. Sono così felice che ha aiutato a salvare il mio matrimonio, grazie alla soluzione del profeta.
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N. 12551 del 05/04/2019 21:12:59 - Giovanni ha scritto:
MARIA ADDELURÈTA.

Marònna re l’addulurèta,
che péna a stu còre,
quanda relóre
te cumbòrta sta Croce.
Accerènne stu figlie,
t’ànne spezzète lu còre,
l’ànne chijne re làhreme
che cchiù nun se pòte
Appìse a na cróce,
cóme te l’ànne arredutte
l’ànne squarcète lu còre,
l’ànne fatte re tutte.
Éja fernute re llàhreme,
chiàngene sule l’uócchie
lu relóre re na mamma
è lu cchiù pèsce re tutte.
L’ànne ascìse ra la Cròce
e mò te lu tiéne abbrazzète
stu figlie muórte accìse
pe nu munne resgraziète.
Mamma Santissima,
ca perdune li pecchète,
perdóna a Pilato,
perdóna li suldète,
perdóna a tanda gènde
ca l’ève miste ngróce
perdóna pur a nuje,
tu, ca tutte puje.
Criste r’à fatte
pe ne rè la Redenzióne,
perciò la Santa Pasqua
se chièma Resurrezione!
(giovanni)
N. 12550 del 28/03/2019 11:59:59 - Maria Rita ha scritto:
Dopo un pò di tempo provo a vedere un video dei li paisene che mi piaceva molto e che non vedevo da tanto, ma non mi appare più o almeno appare tutto bianco. Come posso fare per rivederlo?
N. 12549 del 21/03/2019 08:10:46 - Giovanni ha scritto:
LU SEMMENATÓRE
Allarga re mmène
cumme ricésse méssa
lu semmenatòre, quanne
'nzémmena la terra.
'Nda quere mmène
nun vìre assì sule hrėne,
ma re còse cchiù bèllè ca tène:
la fatija, lu curagge, lu suróre;
la speranza e la forza re scì 'nnanze.
Quir'ome sémmena la gioia,
sèmmena la ferùcja,
sémmena la sperànza ca lu viènde;
quére che osce accoglie,
creje te torna ciénde.
(Giovanni 14 novembre 2014)
N. 12548 del 02/03/2019 08:20:07 - Giovanni ha scritto:
LA MURRÌCA.
Cicì... cicì....cicÌ....
Ché éja stu rumóre
che m’à rescetète stammatìna?
Chi tózzela accussì priéste?
La porta nun pot’èsse.
Alllora àlze l’uócchie
a na fenèstra alda nd’a la cucina.
Cicì, cicì, cicì...
Anghiènghe sópa a na sèggia
e véche quattacinghe passariérre
che pezzeléjene na murrica re pène.
Sicure qualcherùne l’avrà menèta
sóp’a lu tìttele ra la strèda.
Tiénene tutte na vuccuzza spalanghèta,
cicì, cicì, cicì ....
- Quande site bèlle,
me facìte squagliè lu còre!
Chi zomba, chi gratta lu fenèstra
chi pèzzela ru ppène,
pò, tutte nziéme:
BBÓÓMM!
Sènde na bòtta mbiétte a lu vétre.
- Ché pot’èsse stète?
Se ne só abbulète tutte li passariére,
é rumaste une ndutte, allunghéte pe ndèrra,
cu la chèpa chiéna re sanghe;
na prèta l’èv’accìse.
Pòver’anemèle, stèje cu la vuccuzza
angòra ngimma a la murrica.
- Resgraziète!
Pòzza scettè lu sanghe chi è stète!
(giovanni)
N. 12547 del 23/02/2019 14:48:19 - Antonio Colotti da Anzio ha scritto:
Volevo esprimere la mia riconoscenza e il mio grande apprezzamento alla signora Carla Fredella(che purtroppo non ho il piacere di conoscere),per il magnifico testo "li vecchiariedde".Ha rappresentato con somma bravura,quasi come una pennellata di grande pittore, un mondo e una fase della nostra storia santagatesi e non solo.
N. 12546 del 22/01/2019 10:46:13 - antonio ha scritto:
ciao Giovanni bel ricordo di quella radio che portai da Torino
nel 1956 con ballate con noi alle ore 17 l'appuntamento delle ricamatrice a casa si concretizzarono dei sposalizi bel periodo
si cantava dalla mattina alla sera momento indimenticabile
N. 12545 del 12/01/2019 17:17:35 - antonio ha scritto:
ai miei amici attenzione all'epidemia dei giletti gialli
che manifestano in tutte le direzzioni buona giornata ha tutti
N. 12544 del 11/01/2019 10:02:23 - Giovanni ha scritto:
Dialettando in santagatese.
Poesia in vernacolo di Leonardo Mongiello:
LI’ FRABBICATUR
Li frabbicatur stann amèr
pecché nunn’alzen manc na macèr.
Mô c’anne fatt li cascettun
fann fatihè sul li uagliune.
Port, balcone e fnestr
li uagliùne fann festa.
Quanne arriva a lu pagamende
lu Mastre asigge
e li uagliune tenen’ mènd....
(Leonardo Mongiello)
Traduzione
I muratori.
I muratori sono amareggiati
perché non alzano neanche un muretto.
Una volta fatta la forma,
fanno lavorare solo i giovani.
Porte, balconi e finestre,
i ragazzi fanno mezza festa.
Quando arriva il momento della paga,
il Capomastro riscuote
e i ragazzi restano a guardare.
N. 12543 del 09/01/2019 09:12:13 - Giovanni ha scritto:
DIALETTANDO IL SANTAGATESE
DINAMICHE DI PAESE:
Le voci corrono e la notizia si fa sempre più grave.
CHIÀCCHIERE
Nd’a nu paése re chiàcchiere
re vvótta lu viénde
e cóme fóssene prète,
arròcelene ra ngastiérre affina lu pónde,
se ngravògliene e s’abbóttene
cóme na matassa re lèna.
Sentìte stu fatte:
Sótta Castiérre, Necòla stéva sciulànne,
ma nunn’éja carute.
A Sande Necòla, già vanne ricènne
ca Necòla nun sùle è carute,
ma s’é struppijète la faccia;
pò arrevète a la chiazza,
na fémmena rice ca
Necòla éja azzuppète ndèrra e
s’è fatte mèle veramènde.
A la Porta Nòva la còsa s’è fatta tragica:
à battùte la chèpa e mô a Necòla
l’anne purtète a Foggia.
Che te cumbìnene re chiàcchiere :
a Sand’Andònie
Necòla stèje quèse pe murì.
Vulìte sapé cóme
stanne véramènde li fatte?
Necòla stèje mèglie re nuje
e nd’a stu mumènde
stèje passijànne
sópe e sótte la chiazza!
(Giovanni)
N. 12542 del 06/01/2019 11:40:14 - antonio ha scritto:
la solitudine e la consequenza del nostro modo di vita
la testa nei nuovi giocattoli tablettes etc l'indifferenza
soli immezzo alla folla e fare attenzion chi guardi per evitare ostilita

N. 12541 del 30/12/2018 23:15:25 - Giovanni ha scritto:
DIALETTANDO IL SANTAGATESE
POESIA IN VERNACOLO
Il nostro dialetto ci farà finalmente ritrovare.
“ PÈPPE “
Lu pòzzene 'mbènne a Pèppe
sta vôlda m'ha fettùte a arte:
li solde che l'agge 'mbrestète,
se r'è fruscète tutt a carte!
Ije ca férme
nun ce sacce pròpie stè,
àggia truuè la manèra
re me vendechè.
Sapùte ca fèce lu muscòne
attuòrne a fìgliema Rosa,
r'agge fidanzète;
accussì, mô Pèppe, se la spòsa.
Accussì se n'accôrge
quìre scianghète
che grande fertùna
che l'é capetète.
Apparte re corna.....
quére sò assecurète!
e cu muglièrma pe sôhera;
nun sacce se me sò spiéhéte!
(Giovanni, 2015)
N. 12540 del 28/12/2018 12:37:00 - antonio ha scritto:
auguri a tutti isantagatesi
N. 12539 del 23/12/2018 16:11:58 - Adone Leo ha scritto:
AUGURI DI UN SERENO NATALE A TUTTI I SANTAGATESI RESIDENTI E IN GIRO PER IL MONDO. VI HO TUTTI NEL CUORE E IL PAESE E' SEMPRE NELLA MIA MENTE.
N. 12538 del 01/12/2018 09:07:11 - Angelo Gennaro ha scritto:
preoccupato per due giorni consecutivi "LIVE in CAM" .. ritornata alla sua meritata inquadratura .. panorama mozzafiato .. grazie!
N. 12537 del 12/11/2018 15:36:18 - Carmine Granato ha scritto:
La morte di Rocco Carrillo, medico valente e cordiale, mi https://www.santagatesinelmondo.it/saluti.asplascia senza parole. Rocco Carrillo era una di quelle persone che si pensa non debbano mai morire. Lo ricordo come appassionato e focoso calciatore, mai domo e sempre pronto a incitare gli altri giocatori, nel campo di calcio di San Carlo, a tratti erboso e che aveva come "tribuna" il convento di San Carlo, del XVII secolo, se non erro. Rocco Carrillo era veloce e pragmatico anche nel gioco pur amando le finezze ed i colpi di tacchetto spiazzanti. Rocco Carrillo era anche un goliarda di fresca e cordiale allegria ed era animatore di feste e di compagnia. Ebbi modo di costatarlo in occasione dell'unico veglione tenutosi a Sant'Agata, in occasione della festa della matricola, credo negli anni Sessanta. Tra gli universitari dell'epoca, ricordo Cenzino Roca, Lino e Mimì Mele. Rocco Carrillo venne alla festa in compagnia della sua bellissima moglie, che - se non erro - era una insegnante della scuola media di Sant'Agata, e si divertirono molto entrambi. Incontrando Rocco Carrillo, in giro per Sant'Agata e con in mano l'inconfondibile borsetto da medico, gli si poteva parlare di calcio come di medicina e si otteneva sempre una risposta chiara e puntuale, condita da un sorriso e da un gesto di amicizia. Sono addolorato per questa dipartita. Buon viaggio, dottor Carrillo, tranese di adozione, ma affezionato santagatese, di nascita. Carmine Granato
N. 12536 del 29/10/2018 08:43:48 - Giovanni ha scritto:
PAESAGGIO
Paesaggio, uno stato d'animo
ora gioioso, ora triste
capace di mettere il mio animo in subbuglio.
Paesaggio, tema sui nostri sentimenti:
ti dice che siamo gli
eterni viandanti di noi stessi.
Paesaggio, specchio fedele
di ciò ch'eravamo e di quello
che poi siamo diventati.
Paesaggio: cartolina ideale
del mio paese natìo
che, ogni tanto, invio a me stesso.
(giovanni)
N. 12535 del 28/10/2018 15:27:35 - palazzo leonardo ha scritto:
alla signora Carillo e la sua famiglia, sincere condoglianze.
N. 12534 del 25/10/2018 09:18:35 - Giovanni ha scritto:

LU STENNÌCCHIE.
L’abbetùdene re li giuvene re na vota
òsce nun ge stèje cchiù.
Scévene a lu stennìcchie
quanne la iurnèta era cu lu sole.
Ra cché hanno fatte re strède
nun se pòte sci chiù.
L’abbetudene s’è persa
e se só pèrse pure
l’abbetudene re chire
sòlete fatehature.
(Cav, Antonio Locurcio
N. 12533 del 02/10/2018 20:49:17 - mario ha scritto:
MUOVERSI A PIEDI
Di solito, siccome si proviene da un paese dove ci si muoveva solo a piedi, si pensa di poterlo fare anche in città. Infatti questa era la mia convinzione quando, stufo di prendere mezzi pubblici affollati e scomodi, una mattina che il tranvetto era più impossibile che mai dal momento che non si poteva stare né seduti né in piedi, a metà percorso, a Centocelle, scesi e mi avviai a piedi lungo la via Casilina. Allora abitavo in quella zona dove poi sarebbe sorta la città univeristaria, a Tor Vergata, solo che allora erano quattro case, abitate da quattro gatti, in mezzo a una campagna sconfinata. Insomma ero diretto alla stazione Termini quando, ripeto, ebbi la felice idea di scendere dal tram per fare la strada a piedi. Mi ero detto:
“Che sarà mai? Quattro passi e in un attimo sono a destinazione. Raccomandano, di camminare. Ne ho l’occasione, tanto vale che ne approfitto.”
Ma una cosa è fare la strada con un mezzo di trasporto e un’altra cosa è farsela a piedi. Infatti, cammina e cammina, i passi non erano quattro e il tempo non era un attimo. In breve, anche se con passo affrettato, arrivai tardi in ufficio e ricreduto sulla possibilità di ripetere più l’operazione.
Allo stesso modo, in tempi più recenti, mi è venuta l’idea di muovermi a piedi nella città dove abito, Foggia. Ero in procinto di uscire per una serie di commissioni nella zona centrale allorché mi sono detto:
“Adesso se esco con l’auto rischio di trovarmi in un bel casino. La macchina, anziché facilitarmi, va a finire che mi è d’impaccio, perché tra difficoltà a trovare parcheggio, zone a traffico limitato, cartellini di sosta che scadono e traffico intasato, dovrò badare più all’auto che alle commissioni che devo sbrigare.”
Così lascio la macchina in garage e mi incammino a piedi. Non potete immaginare quale nuova sensazione di libertà significhi camminare con le proprie gambe. È come se muoversi in macchina equivale ad essere schiavi e muoversi a piedi equivale ad essere liberi. I segnali stradali non sono stati più un problema. Così ho imboccato un senso vietato, ho girato a destra dove c’era l’obbligo di girare a sinistra, ho sostato nel divieto di sosta. Ad un semaforo, visto che non transitava nessuna macchina, sono addirittura passato col rosso. Insomma in questo modo, senza dover pensare all’auto, ho avuto la possibilità di sbrigare facilmente il servizio al tale ufficio, la pratica al tal altro ufficio, alla tale agenzia, alla tal’altra banca. Ma anche stavolta, quando mi ritiro, non sono più propenso ad usare più le gambe perché mi fa male il tale osso, la tal’altra costola, la tale giuntura, la tal’altra articolazione.
Infine, dopo essermi cimentato sia nella città grande che nella città piccola, ecco che un giorno mi trovo al mio paese e non poteva mancare, specialmente qui, il solito vecchio desiderio di muovermi a piedi.
“Che diamine” esclamo “ti pare che anche a Sant’Agata mi devo muovere con la macchina? Come mi muovevo su e giù per il paese quando ero ragazzo se non a piedi?”
E siccome il ragionameno non fa una piega, parcheggio l’auto al Calvario e mi incammino per la piazza, e dopo della piazza verso l’abitazione di mia zia che si trova sotto il Castello. Non l’avessi mai fatto. Altro che camminare a piedi. Questa volta, a causa dell’arrampicata, è stato peggio delle altre volte. La lingua mi è arrivata per terra e per poco ci voleva la bombola di ossigeno.
N. 12532 del 29/09/2018 09:11:29 - Giovanni ha scritto:
IL MIO PAESE
Il mio paese è ...
una matassa aggrovigliata
di viuzze scolpite
nell’antica saggezza
della pietra rugosa.
Il mio paese è ...
la vòria!
che si stiracchia superba
nei dedali sfrigolanti
delle trasónne.
Il mio paese è ...
l’odore acre
del basilico fresco
fuso e confuso
con il sapiente ribollire
del pomodoro dolce.
Il mio paese è ...
la voce senza tempo
delle campane e
la luce del mattino
che brilla come
una perla.
Il mio Paese
non ha confini
perché ė per sempre
dentro il mio
cuore.
(Maria Grazia Mongiello)
N. 12531 del 24/09/2018 18:11:13 - Giovanni ha scritto:
POETI E SCRITTORI SANTAGATESI
CICCIO SOLDO.
SAND’ÀHETA
Sand’Àheta, paése mije,
andó vèche vèche t’arrecòrde ije.
Quanne m’allundène rinde a n’alde paése
me sènde perdute,
nun sènde l’addóre, nun sènde la voce;
nun sènde lu calóre tuje
Sand’Àheta, paése mije.
Se me férme, pe me repusè;
véche nnanze a l’uócchie
la chiazza, re càsere, re stràtere
lu castiérre, li cambanère
e re cambène che ànna sunè.
Me rèscete, ścande e
se qualcune m’addummanna,
ije respónne:“Me só sunnète Sand’Àheta,
lu paése mije ! “
Manghe se fósse n’annammurèta,
eppure éja accussí:
te trèse rind’a lu sanghe, rind’a lu còre;
cumme fósse lu prime amóre
Só secure ca quanne une pènza a na còsa:
a nu figlie, a n’attène,
a na mamma, a lu paése;
ij e pènze ca se rinde a quire mumènde
une putésse veré,
putésse spijè rinde a l’uócchie,
se verésse la fotografia:
Sand’Àheta, Sand’Àheta mia,
quanne stèche t’abbrazze e me recréje;
quanne me ne vèche,
che t’aggia rice,
me strènge lu còre
e me piglia la malingonìa.
(Ciccio Soldo)
N. 12530 del 06/09/2018 22:36:57 - redazione ha scritto:
cia Antonio i tuoi nonni
 
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