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N. 8588 del 17/04/2012 16:08:45 - mario ha scritto:
"Alla ricerca del termine perduto"
Grazie per i significati dei termini che hai dato, mi è piaciuto molto il vocabolo "attrassèta”, probabilmente quello che dicevo io "attrajèta" significherà una bevuta d'acqua prolungata, per quanto riguarda "jèttele" l'ho confuso evidentemente con un vocabolo foggiano - a meno che si riferisce a delle fette di un vegetale di cui non ricordo il nome "re (articolo) jèttele (sostantivo)", in questo scambio di termini m'è venuto spontaneo pensare, fatte le dovute proporzioni, a quello che doveva animare Marchitelli nella stesura del "Vocabolario", ciao, mario
N. 8587 del 17/04/2012 10:08:45 - antonio ha scritto:
la mediocre commedia
in francia uno dei 10 candidati alle elezioni
del presidente della republica
se vince promette di industrializzare la luna
N. 8586 del 17/04/2012 02:11:39 - ha scritto:

Martedì, 17 Aprile 2012
S. ANICETO PAPA
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Settimana n. 16
Giorni dall'inizio dell'anno: 108/258
A Roma il sole sorge alle 05:26 e tramonta alle 18:53 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 05:32 e tramonta alle 19:12 (ora solare)
Luna: 3.19 (lev.) 15.28 (tram.)
Proverbio del giorno:
Aprile e conti per lo più son traditori.
Aforisma del giorno:
Nulla è più duro d'una pietra e nulla più molle dell'acqua. Eppure la molle acqua scava la dura pietra. (Ovidio)
N. 8585 del 16/04/2012 23:08:18 - Alfonso ha scritto:
Per Mario.
“ALLA RICERCA DEL TERMINE PEDUTO”.
Per quel che ho potuto pescare fra i miei ricordi d’infanzia, ecco cosa, con un po’ di beneficio d’inventario da parte tua, che naturalmente puoi tranquillamente correggermi, ne ho potuto ricavare, pregandoti, se ti è possibile, di precisare la prossima volta se il vocabolo si riferisce ad un verbo o ad un sostantivo, caso mai accentandolo, e se per la particella “re” si tratta dell’articolo oppure fa parte integrante della parola.
“Ammucchète” = inclinato, si diceva, per esempio, del grano “ammucchète ra lu viènde”;
“Ammatundète” = parte di un frutto, una mela, un melone, che si è guastata a causa di una botta;
“Jèttele” = bùttalo;
“Attrajèta” oppure “attrassèta”? = troppo indaffarata da molte cose da fare;
“Spanè” = spanare;
“Standone” = uno che non lavora, ma che sta lì a guardare, tipo “lu sòpastànd”;
“Repurre” = quando un albero secco o tagliato riprendeva a germogliare, mettendo fuori “li pùrre”;
“Allascianè” = riposarsi su una sedia o sull’erba in maniera scomposta “stennecchiànnese”;
“Stuòteche” = uno che non ragiona bene, parla a vampera;
“Attarachè” oppre “attarachète” = oggetto molto sporco;
“Succorpe” = ambiente molto piccolo con poca luce ed aria (il Sepolcro di Cristo a Foggia);
“Scerevegliè” oppre “scervegliè” = mettere disordine in un cassetto;
“Pangiacche” = un chiacchierone goffo e di poco affidamento;
“Scarpescè” = calpestare un pavimento appena lavato, oppure gli ortaggi nell’orto;
“Restìnnere” = la pianta dell’asparago non raccolto che nel tempo spiga;
“Appetrenirse” = alterarsi in maniera molto accanita, o forse impossessarsi di cose altrui.
Au revoir, Alfonso.
N. 8584 del 16/04/2012 15:28:49 - Lino Iuspa ha scritto:
Certo che so chi sei...ragione in più per farsi una capatina a S.Agata il 26 e 27 maggio...ciao un'abbraccio!!!
N. 8583 del 16/04/2012 10:13:39 - ha scritto:
Lunedì, 16 Aprile 2012
S. LAMBERTO
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Settimana n. 16
Giorni dall'inizio dell'anno: 107/259
A Roma il sole sorge alle 05:27 e tramonta alle 18:52 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 05:34 e tramonta alle 19:11 (ora solare)
Luna: 2.52 (lev.) 14.27 (tram.)
Proverbio del giorno:
Aprile fa il fiore e maggio si ha il colore.
Aforisma del giorno:
Un progresso nella vita spirituale non lo avrai raggiunto quando avrai avuto la grazia della consolazione, ma quando, con umiltà, abnegazione e pazienza, avrai saputo sopportare che essa ti sia tolta. Cosicché, neppure allora, tu sia pigro nell'amore alla preghiera o lasci cadere del tutto le abituali opere di pietà; anzi, tu faccia volenterosamente tutto quanto è in te, come meglio potrai e saprai, senza lasciarti andare del tutto a causa dell'aridità e dell'ansietà spirituale che senti. (T. da Kempis)
N. 8582 del 15/04/2012 19:42:27 - mario ha scritto:
OK Alfonso, aspetto che mi spieghi un po' i vocaboli, perchè, anche se mi vengono in mente, non è che poi ne sappia tanto il significato, ciao
N. 8581 del 15/04/2012 19:21:38 - per Alfonso e Lino ha scritto:
Ciao Alfonso, la tua foto è semplicemente fantastica, mi ricorda i vari forni a paglia del paese e le soste alla cantina vicino la piazza dei vari fornai mentre andavano a San carlo a rifornirsi di paglia cu li ciucce. Ciao amico mio!
Lino, avrai capito che sono Giovanni Castello e sai bene che ero di casa a Sant'Andrea, ma a quella festa manco da molti anni, purtroppo. Un abbraccio Giovanni
N. 8580 del 15/04/2012 18:57:04 - Lino Iuspa ha scritto:
N. 8579 del 15/04/2012 18:44:46 - Alfonso ha scritto:

PER GIOVANNI. E questa immagine non ti dice niente? Io avrei molto da dirne, ma preferisco leggere un tuo pensiero "sòpa a qquère ciùcce re massarìja", OK?, Alfonso.
N. 8578 del 15/04/2012 17:20:56 - ricette di un tempo ha scritto:

Quando ero piccolo e vivevo a Sant’Agata, aspettavo con ansia il momento che mia madre, all’incirca una volta al mese, faceva il pane in casa (trumbèva ru ppène)e faceva avanzare sempre un po’ di pasta fresca per farci “ r pizzfritt”. Chissà in quanti modi le fanno ancora oggi le donne al paese, ci metteranno sicuramente un ripieno di pomodoro, ricotta, cipolla o ciccioli; a noi ce le facevano semplicemente vuote dentro e sopra ci mettevamo sale o zucchero.A me piacevano col sale. Ora me le sogno. Saluti Giovanni
N. 8577 del 15/04/2012 10:18:14 - ha scritto:

Ricchezza.
Le ricchezze rappresentano un torto che dobbiamo riparare,
e potremmo dire:
"Scusatemi, se sono tanto ricco".
(Montesquieu).
N. 8576 del 14/04/2012 22:25:39 - Alfonso ha scritto:
“ALLA RICERCA DEL TERMINE PEDUTO”.
Grazie per avere aggiustato il tiro, in effetti “pè re ccòchele” è più corretto pensare alle palpebre, però ricordavo che c’era una certa attinenza con gli occhi, mentre per un oggetto che non si avvita, si usava più correntemente il termine “spanète”; per “li jùre” o grumi, come giustamente dici tu, non sono andato molto lontano da “li sciùre” napoletani, trattandosi sempre di infiorescenze che si formavano sul vino, tipo muffa, ma non solo su quello imbottigliato, bensì anche nel tino “quanne se sbuttèva”.
Circa la prossima scarica di vocaboli, se puoi aspettare un po’, perché mi devo spremere le meningi su quelli che hai inviato oggi.
Adieux, Alfonso.
N. 8575 del 14/04/2012 17:32:53 - mario ha scritto:
“Alla ricerca del termine perduto”
Chiedo scusa per l'occupazione di altro spazio, ma ho dimenticato di inserire i nuovi termini:
Sguppulè, ammucchéte, ammatundéte, jèttele, attrajéta, spanè, standone, repurre, 'mbacchiéte, allascianè, hrippe hrippe, stuòteche, attarachè, succorpe, scerevegliè, pangiacche, scarpescè, restìnnele, appetrenirse.
Al prossimo appuntamento con una nuova scaricata di vocaboli perduti spero non irrimediabilmente. Ciao a tutti
N. 8574 del 14/04/2012 16:34:54 - per Alfonso ha scritto:
"Re ccòchele" io ricordo anche le palpebre "re ccòchele re l'uocchje", "li jure": specie di grumi che si formavano sul vino imbottigliato, "svarulète" che non si avvita, ciao, mario
N. 8573 del 14/04/2012 09:43:42 - Frase del giorno ha scritto:

Sapere tutto nella vita sarebbe bello, ma lasciarsi sorprendere dalla vita è tutta un'altra storia
N. 8572 del 13/04/2012 17:54:22 - Alfonso ha scritto:
“ALLA RICERCA DEL TERMINE PEDUTO”.
“Ru ccùrme” = la paglia che restava sul terreno dopo la mietitura;
“Re ccòchele” = occhi infossati;
“L’aurìsce” = venticello, brezza;
“Re vvelòmmere” = i fichi che maturano per primi;
“Li jùre” = i fiori (come li sciùre nel dialetto napoletano);
“Pisciahunnèrre” = botti, tric-trac, girandole, ecc.;
“Svarulète” o forse “svalurète” = perso di valore, oppure “svaculéte” = oggetto un po’ rotto, per es. un barile;
“Cunelètta” o forse “culunnètta” = comodino.
Alfonso De Capraris.
N. 8571 del 13/04/2012 17:08:20 - mario ha scritto:
"Alla ricerca del termine perduto"
Qualcuno sa il significato dei termini seguenti? Io penso di conoscerlo ma non ne sono tanto sicuro. Ecco i vocaboli (che non sono riportati nel “Vocabolario” di Marchitelli):
ru ccurme
re ccòchele
l'aurisce
re vvelòmmera
li jure
pisciahunnèrre
respògnela
svarulète
cunelètta
A presto con altri numerosi termini originali, saluti da Mario
N. 8570 del 13/04/2012 09:24:30 - ha scritto:

Non cosa ma come.
Dio non guarda i verbi, ma gli avverbi - diceva S.Gaspare Bertoni. Cioè, non è importante ciò che fai, ma come lo fai. (Giancarlo Bregantini)
N. 8569 del 13/04/2012 00:14:49 - Lucia ha scritto:
Grazie Signor Alfonso
Lucia
N. 8568 del 12/04/2012 18:50:31 - Alfonso ha scritto:

ANTICHI TERMINI SANTAGATESI. “La vessìca” = la vescica “re lu puòrche”, dove si usava conservare la “nzògna”. Alfonso De Capraris.
Un regalo a Lucia.
N. 8567 del 12/04/2012 16:20:48 - ha scritto:
Che bel ricordo e che gusto l'aquasel con del pomodori e un poco di olio d'oliva,è stato sempre per non buttare il pane duro,come pure rupenecuotte(il pan cotto)specialmente nel periodo che ci sono i broccoli,io personalmente conservo del pane per farmi questi pranzi che ci hanno accompagnati nella nostra gioventu,come pure oggi si chiama la bruschetta ,per noi era (lu cruscul) pane che si arrostiva vicino al fuoco.
Saluto tutte le gentile persone che ci fanno ricordare il nostro passato.è un vero piacere leggervi.GRAZIE
Lucia
N. 8566 del 12/04/2012 15:16:21 - giovanni a tutti ha scritto:

Chi si ricorda l’acquasèl, un piatto santagatese di una volta? Questo era il piatto tipico dei contadini delle nostre campagne. Nacque dall’esigenza di non gettar via il pane raffermo (pèn tuost) ed essendo un piatto semplice, riempiva ed allietava allo stesso tempo le tavole dei ceti meno abbienti. Il sottoscritto lo mangiava spesso. Oggi è diventato un piatto ricercato ed è inserito nei menù di numerosi ristoranti e trattorie. Come si preparava? La memoria in questo non mi aiuta e gradirei sapere se qualcuno si ricorda la ricetta santagatese di questo gustoso piatto nostrano. Un saluto ai miei compaesani ovunque. Giovanni
N. 8565 del 12/04/2012 00:05:33 - ha scritto:

CHE GLI ANGELI SORVEGLINO QUESTA NOTTE.....
PER DONARTI UN SONNO SERENO E UN LIETO RISVEGLIO...BUONANOTTE A TUTTI VOI SANTAGATESI
N. 8564 del 10/04/2012 21:52:56 - Alfonso ha scritto:

ANTICHI PROVERBI SANTAGATESI. Chi ne tene ciènde l’allòca, chi ne tene une l’affòca (con riferimento ai figli). Alfonso De Capraris.
N. 8563 del 10/04/2012 19:49:02 - per Nardino e Giovanni ha scritto:
Grazie per le spiegazioni tempestive, riscoprire queste vecchie cose che si facevano una volta è qualcosa di straordinario, sicuro quel dolce l'avrò pure mangiato, non me ne sarei mai ricordato se non avessi visto la foto, saluti, mario
N. 8562 del 09/04/2012 17:55:31 - per Mario ha scritto:
Infatti, se lo guardi col manico rivolto verso l'alto, è un piccolo paniere, la forma che assumevano i dolci pasquali di quando eravamo piccoli. Ti ricordi la pupa che aveva due uova al posto dei seni? Cordialità e a presto! Giovanni
N. 8561 del 09/04/2012 17:50:49 - ha scritto:
Mario quella foto che il nostro Giovanni ha inserito è un dolce Pasquale che qualche anno fa si preparava a Sant'Agata si chiama lu Panariello, Grazie Giovanni mi hai portato indietro con la memoria hai perfettamente illustrata la " Cummuniglia " hai dimedicato la raccolta dei capelli degli angeli, questa speciale erba vellutata bianca si raccoglieva a valle del monte a toppole marino ciao Mario e Giovanni un abbraccio nardino
N. 8560 del 09/04/2012 17:23:15 - mario ha scritto:
Giovanni, quella foto che hai allegato al tuo scritto forse è un dolce che si usava una volta, infatti mi ricorda qualcosa, ma in effetti non riesco a capire cosa, saluti
N. 8559 del 09/04/2012 11:58:41 - giovanni ricorda ha scritto:

“ La pupa”, “Lu panarieggr”, ”li tarall cu r’ova” si mangiano a Pasquetta, voi direte; ma chè!!!! Pane e frittata, una bottiglietta di acqua idrolitica e l’ immancabile mela; era tutto quello che mia madre mi metteva in un cestino per la “cummuniglia” per il giorno dopo Pasqua. Con altri ragazzini si andava “ a lu monde re la croce”. Una sfacchinata per arrivarci a piedi e quando eravamo in cima, sudati ed affamati,il pranzo durava un attimo e poi ci sparpagliavamo a raccogliere la “rehna” e “ r’ cacchnatrice”. Altri tempi! Poveri, ma belli.