Il prossimo 5 dicembre alle ore 17,30 nella sala cinematografica e teatrale di Sant’Agata
di Puglia si terrà una conferenza importante:”Monti Dauni: territorio a rischio legalità?”. Come voi, l’ho letto nel giornale on line www.santagatesinelmondo.it.
Il territorio di Sant’Agata a mia memoria è stato sempre esente da infiltrazioni illegali e spero che tale sia e tale rimanga sempre . Spero che molti giovani affollino la sala
perché sono loro il futuro del nostro paesello.
Il mio contributo alla discussione su un tema così delicato e di importanza vitale per un territorio come il nostro si focalizza su come il sud è visto nel nordest, nel quale io vivo
da ormai quarantatré anni.
Per la rinascita del nostro territorio, e di Sant’Agaya in particolare, bisognerebbe investire in turismo e in agricoltura anche recuperando terreni abbandonati dagli emigrati o comunque incolti.
Su queste affermazioni di principio siamo tutti d’accordo; i problemi diventano insormontabili quando si cerca di passare dalle parole ai fatti.
L’intervento pubblico spesso è snobbato e addirittura vengono “restituiti” all’Unione Europea importanti cifre che potrebbero trasformare il territorio pugliese e il nostro paesello in una miniera di lavoro e di denaro per tutti: giovani e meno giovani, imprenditori e semplici cittadini di buona volontà.
Un Villaggio Vacanze e un’area attrezzata per la sosta dei camper e delle roulotte potrebbero attrarre moltissimi turisti.
Da camperista che gira l’Europa, sono certo che Sant’Agata potrebbe diventare una meta gradita
da tanti giramondo. Anche le case abbandonate di Sant’Agata potrebbero diventare strutture ricettive per tutto l’anno con opportuni incentivi.
Dal momento che l’intervento pubblico non è sfruttato per palese incapacità di progettare strutture
adeguate ( nel giugno scorso sono andato ad Accadia a visionare un’area di sosta per camper realizzata a poca distanza da Santuario di Crispiniano.
Non so quale successo abbia avuto, ma a me è sembrata poca cosa e realizzata nel posto sbagliato)
e, bisognerebbe ricorrere all’iniziativa privata.
Ma l’iniziativa privata nel nostro territorio non è molto praticata perché ritenuta rischiosa commercialmente dagli abitanti del luogo.
E allora bisognerebbe attrarre investimenti forestieri, ossia stranieri o nordici.
Quando partecipo ai convegni in tutto il nord dell’Italia e invito le imprese a investire nel nostro
Sud mi sento sempre rispondere allo stesso modo: “Siamo pronti ad investire, ma non a rischiare i nostri capitali in un posto nel quale dobbiamo fare i conti con l’illegalità e la mancanza di strade e di acqua”.
Come dare torto a questi imprenditori che non vogliono rischiare quando neanche coloro che ne trarrebbero benefici non vogliono investire?
Leggo quotidianamente
D’altronde non è neanche giusto rassegnarsi e lasciare un mondo veramente triste ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Che fare, allora?
Bisogna avere il coraggio di investire anche da parte dei privati e gli enti locali dovrebbero dare il loro contributo finanziario e politico affinché il territorio offra le necessarie garanzie di sicurezza..
Lo dobbiamo ai nostri ragazzi.
Carmine Granato