Artemisium News
10/02/2009
... CHE LA TERRA SIA LIEVE AD ELUANA
Ci ha lasciato ieri Eluana Englaro, in stato vegetativo dal 1992, delicato caso di coscienza dietro la sofferenza di una famiglia
di Samantha Berardino
La vicenda di Eluana ha rappresentato il caso di coscienza che ha scosso maggiormente il nostro Paese negli ultimi anni.
Nata a Lecco nel 1970, ex studentessa, da diciassette anni si trovava in una condizione di cosiddetto coma vigile a causa di un incidente stradale. Esistono molte controversie sul fatto che questo stato sia irreversibile o meno. I pazienti, in questa circostanza, presentano un danno cerebrale severo nei quali il coma è progredito ad uno stato di veglia non corrispondente allo stato di consapevolezza o coscienza.
Da un punto di vista legale lo stato vegetativo persistente non viene riconosciuto come morte in nessun sistema, in opposizione alla morte cerebrale. Nonostante ciò, resta aspro il dibattito tra coloro che credono nel diritto a morire e chi è convinto che le terapie debbano continuare se esista una pur minima possibilità di recupero.
In questo stato di incertezza non si è mai fermata la lotta della famiglia Englaro, e soprattutto del padre Beppino, per chiedere la sospensione dell’alimentazione artificiale e delle terapie, supportata da testimonianze riguardo la volontà della figlia.
Dopo aver proposto un ricorso in sede giudiziaria, arrivato fino in Corte di Cassazione (da cui nel marzo 2006 è stato respinto per un vizio del procedimento), il 9 luglio 2008 la Corte d’Appello Civile di Milano autorizzato Beppino Englaro, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzata che mantiene in vita la figlia Eluana.
Tuttavia le Suore Misericordine, che si sono occupate della ragazza dal 1994, si sono rifiutate di lasciar morire Eluana, pur rendendosi disponibili a proseguire l’assistenza. Entrambi i rami del Parlamento hanno votato la promozione di un conflitto di attribuzione contro la Corte di Cassazione e la Procura della Repubblica di Milano, a sua volta, ha presentato ricorso contro il decreto della Corte d’Appello.
Infine, il 13 novembre 2008 la Corte Suprema di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Milano accogliendo così la volontà del padre di Eluana.
Si è cominciato a parlare di eutanasia.
Letteralmente questo termine significa ‘buona morte’ (dal greco ευ, bene e θανατος, morte). Concretamente consiste nel procurare la morte, nel modo più indolore, rapido e incruento possibile, a un essere umano affetto da una patologia inguaribile per porre fine alla sua sofferenza.
Ma il confine tra eutanasia e interruzione di accanimenti terapeutici è davvero sottile.
L’accanimento terapeutico consiste, appunto, nell’applicazione di tecniche mediche e nell’uso di macchinari e farmaci che sostengano artificialmente le funzioni vitali, tali da determinare la morte di un individuo in loro assenza.
Per i casi in cui una terapia si riveli inefficace per la guarigione, anche se utile ad un prolungamento della vita, si apre una discussione sull’opportunità di sospendere delle cure dolorose ed onerose per il malato.
Tante le interpretazioni sul tema, a cui persino il cinema si è dedicato con capolavori come il premio Oscar Million Dollar Baby di Clint Eastwood, Le invasioni barbariche di Denys Arcand, l'italiano Saturno contro di Ferzan Ozpetek e lo spagnolo Mare dentro di Alejandro Amenábar.
La Chiesa Cattolica è schierata nettamente sia contro l’eutanasia che contro l’accanimento terapeutico, mentre è favorevole alle cure palliative, sottolineando la grande differenza etica tra ‘procurare la morte’ e ‘permettere la morte’.
Nell’enciclica ‘Evangelium Vitae’, scritta da Papa Giovanni Paolo II per esprimere la posizione della Chiesa sul valore e l’inviolabilità della vita umana e promulgata nel 1995, si afferma:
“L’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana”.
Il 26 gennaio scorso il Tar ha accolto l’ultimo ricorso della famiglia Englaro e il 3 febbraio Eluana è stata trasportata presso la clinica ‘La Quiete’ di Udine, struttura dichiaratasi disponibile ad ospitare la Englaro per dar corso alla sentenza della Corte di Cassazione, per attuare il protocollo terapeutico concordato con la famiglia conformemente a quanto disposto dalla Corte d’Appello di Milano.
Il 6 febbraio è stato annunciata la progressiva riduzione dell’alimentazione. Il Consiglio dei Ministri ha immediatamente approvato un decreto legge per impedire la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione dei malati ma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva manifestato forti perplessità circa l’ipotesi di intervenire per decreto sull'attuazione della sentenza e riserve sulla costituzionalità dello stesso, ha rifiutato di firmare il decreto.
In serata il Consiglio dei Ministri, riunito in sessione straordinaria, ha approvato un disegno di legge con gli stessi contenuti del decreto precedente immediatamente trasmesso al Senato per la discussione.
La sera del 9 febbraio Eluana Englaro è deceduta.
Nonostante il dolore immenso, la riflessione resta aperta ma ci si augura che possa essere affrontata con toni pacati, moderati e civili dal momento che riguarda una questione di coscienza straordinaria e tremenda, su cui è difficile pronunciarsi, sebbene susciti corpose posizioni fortemente contrapposte.
Se è possibile giungere ad una sintesi non dottrinale, in nessun senso, il senso civile e morale del nostro Paese ne sarà grato.
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