Artemisium News
03/02/2009
LETTERA APERTA A FRANCESCO SOLDO
di Carmine Granato
Caro Francesco, sei un “disgraziato”.
Ci fai morire tutti di nostalgia per il nostro amato paesello e giri il dito nella piaga impietosamente.
I tuoi ricordi del tempo che fu sono struggenti e commoventi.
Ho scritto del “tempo che fu” e non del “bel tempo che fu” perché quelli di cui tu parli non erano bei tempi nel senso pieno della parola perché la miseria era tanta come tanti erano anche gli abitanti di Sant’Agata. Sono nato nel 1945 e ricordo di avere frequentato le elementari avendo come compagni di banco dei bambini scalzi e sommariamente vestiti anche in inverno.
Ricordo la grande nevicata del 1956 e la gioia di giocare nella neve a scuole chiuse. Ricordo gli “sbarramenti” fatti con pezzi di ghiaccio e neve per costruire delle dighe che poi venivano aperte e inondavano le strade. Ricordo l’elicottero atterrato a “la Folgia” con a bordo il prefetto di Foggia in visita per poi riferire al governo di Roma e con una buona scorta di medicinali per le farmacie che allora erano tenute dall’indimenticato e indimenticabile Florindo Leo e da Antonio Mele, sfegatato tifoso milanista . Ricordo gli aerei che paracadutavano viveri e coperte per la popolazione santagatese.
Il freddo non era certamente mitigato o vinto dai termosifoni e non tutti avevano le possibilità di comprare legna a sufficienza o carbone che vendevano Lucia, la mamma di Gaetano Petronio, e Catuozz in piazza. All’epoca si vendeva addirittura il carbone di legna, che durava veramente poco. Altri tempi, altra miseria. Altra miseria perché si trattava di indigenza, di povertà materiale.
Quella che non mancava era la solidarietà, forse anche necessaria a causa delle comuni ristrettezze, ma era ben visibile e palpabile.
Di questa solidarietà tra amici, parenti, conoscenti, compari, vicini di casa, verso il forestiero che era sempre ben accolto eccezion fatta per gli zingari che – a volte - erano di mano lesta.
Quanti venditori ambulanti sciamavano per il paese e tutti si sentivano un pò a casa loro nella “taverna”. Con il suo rituale “Sapon, sapon” ricordo ancora il vecchio Chiuchiolo, che andava anche in campagna a vendere i beni che i contadini non potevano produrre da sé accettando anche il baratto con uova, formaggio o con qualche buon galletto.
Ricordo con molta nostalgia le festine che si tenevano nelle case al suono della fisarmonica suonata da Giuseppe Cardascio, che non è più tra noi, e da Giuseppe Benedetto che si porta splendidamente i suoi…anni.
Forse , anzi senza forse a Sant’Agata la miseria non è più presente, ma manca il potente collante che una volta era quell’orgoglio di essere e di sentirsi santagatesi che ci teneva uniti pur nella diversità di idee e di opinioni. Questo è lo “spirito” che oggi si è attenuato non poco.
Forse la colpa è anche di noi adulti che non lo abbiamo saputo trasmettere ai nostri figli, ma facciamo ancora in tempo nonostante certa televisione e certi esempi non perfetti.
Un forte abbraccio.
Carmine Granato, nel giorno di San Biagio del 2009
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