Artemisium News
02/02/2009
BIODIVERSITA` A RISCHIO
di Rina Di Giorgio Cavaliere
Articolo tratto da www.stampasud.it
Divenire consapevoli d’essere cittadini del mondo, significa acquisire una visione ampia della realtà umana che ne includa tutti gli aspetti, ma anche porre l’accento sull’esigenza e l’utilità della diversità. Per porre le basi di un’educazione multi culturale necessita impostare una visione positiva delle varie diversità, che propongono una realtà umana “colorata”, arcobaleno, fondata sulla disponibilità all’incontro. Tutto ciò può avvenire in modo particolare nella scuola, che è spazio di vita reale in cui gli adolescenti sono messi alla prova nella gestione concreta delle responsabilità e della vita di relazione. Bisogna sviluppare il tema della diversità, innanzitutto, nella prospettiva dell’attuale globalizzazione in cui si assiste al progressivo venir meno delle differenze, ad esempio la biodiversità o la scomparsa di molte lingue. Ogni sei ore una specie vegetale scompare dalla terra e meno di trenta piante soddisfano il 95% dei bisogni nutritivi dell’umanità. Se si abbattono le foreste, se si distrugge la biodiversità molte specie spariranno, senza che l’uomo abbia fatto in tempo a conoscerle, benché in molte specie ignote ci siano le risposte a tanti bisogni dell’umanità: la pervinca del Madagascar ha consentito la prima vittoria su alcune forme di leucemia infantile. Un’economia sostenibile non distrugge le specie vegetali e animali ad un ritmo più rapido del ritmo dell’evoluzione. I linguisti affermano che nel mondo ci sono persone che non possono comunicare perché ognuno di loro è l’ultimo sopravvissuto del suo popolo e, quando morirà, scomparirà anche la lingua che solo lui parlava. Nel deserto del Gobi, in Mongolia, un nonno non riesce a comunicare con il nipotino che ormai parla il russo e non il mongolo, se i genitori non fanno da interpreti. Nel corso della storia, in varie zone del mondo, alcuni popoli sono scomparsi, dopo essere entrati in contatto con altre civiltà più forti ed organizzate; un tempo le lingue parlate erano diecimila. Ogni anno ne scompaiono una sessantina, ci dicono gli esperti. Vi sono altri contesti in cui la diversità tende a venir meno, come per le abitudini alimentari; altrettanto problematica è l’idea di un mondo di dieci miliardi di persone, che seguono l’alimentazione statunitense o mediterranea. La scelta è fra globalizzazione e non globalizzazione, fra quale tipo e come. L’esame delle diversità analizzate e valorizzate a livello societario, rimane il presupposto, il punto di partenza per un ambiente solidale, creativo, con un clima relazionale giusto.
di Rina Di Giorgio Cavaliere
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