29/01/2009
PROGETTO PER SANT`AGATA : INVESTIAMO NELL`AGRICOLTURA
di Carmine Granato

La questione meridionale secondo alcuni studiosi è nata quando Roma ha conquistato il sud dell’Italia e non è stata mai chiusa.
Per analizzare e per risolvere questo secolare problema sono stati usati fiumi di inchiostro e di denaro che non sempre hanno prodotto gli effetti desiderati.
Spesso il sud dell’Italia è stato accusato di assistenzialismo e di piangersi addosso invece di rimboccarsi le maniche. Queste accuse non vengono solamente dai nordisti cattivi e brutti, ma anche dal più serio meridionalismo del sud e basta un nome per tutti: Giustino Fortunato.
Egli sosteneva in estrema sintesi che piangere e chiedere aiuti non basta, ma bisogna anche darsi da fare.
Gli aiuti pubblici che si ottengono spesso in cambio di voti non portano molto lontano neanche gli stessi beneficiati perché essi ottengono un pesce per sfamarsi per qualche giorno, ma non imparano a pescare per risolvere definitivamente il loro problema di alimentarsi.
Negli anni cinquanta dello scorso secolo a Sant’Agata venivano distribuiti formaggini e altri generi alimentari, coperte e altri generi di conforto in cambio di voti. A Napoli tutti ricordano Achille Lauro ed i suoi sistemi usati per avere il consenso degli elettori.
Dal pantano dell’assistenzialismo e del voto di scambio si esce solamente creando ricchezza e lavoro per la maggior parte della popolazione residente.
Se avessimo la ricetta per realizzare questo paradiso la cederemmo a un centesimo di euro ai prossimi amministratori, ma possiamo provare a dare un suggerimento per iniziare.
Coinvolgendo anche dei privati cittadini – e penso soprattutto agli agricoltori - perché non rinverdire la vocazione agroalimentare di Sant’Agata usando fondo europei, terreni demaniali e privati, e capitali privati e consulenze di enti preposti a ciò e tecnologie moderne?
L’attuale ministro dell’agricoltura, Luca Zaia, è un leghista veneto, ma è anche un sostenitore della necessità di intraprendere senza stare con le mani in mano ad aspettare la manna dal cielo quindi non sarebbe sordo di fronte ad un progetto imprenditoriale.
I soggetti istituzionali da coinvolgere sono: l’INEA, le tre confederazioni degli agricoltori, la regione Puglia, la provincia di Foggia, il comune di Sant’Agata, la comunità montana, l’Europa, il ministero per le politiche agricole, la Camera di Commercio di Foggia.
In Italia importiamo - anche da paesi lontanissimi e che non offrono tutte le garanzie sanitarie del caso - conigli, agnelli, cavalli da macello e tanti altri beni che siamo capaci di produrre e confezionare e vendere noi. E noi cosa facciamo? stiamo a contemplare le colline deserte in attesa che il governo o comunque la mano pubblica ci risolva almeno momentaneamente i nostri problemi.
Nel XXI secolo serve quindi una grande rivoluzione culturale santagatese. Un rivoluzione culturale che sia l’inizio dell’abbandono delle vie della carità e dell’assistenzialismo e l’alba di una nuova era basata sul lavoro e sull’iniziativa mista pubblico- privato, come abbiamo avuto modo di dire nel convegno organizzato dall’Associazione Santagatesi nel Mondo e tenutosi in Municipio a Sant’Agata nell’agosto del 2008.
Questo è un messaggio rivolto soprattutto ai giovani e a coloro che hanno i mezzi anche culturali per indirizzarli bene. Sono i giovani che devono rifiutare sdegnosamente la carità dell’obolo pubblico invocando invece l’iniziativa dell’amministrazione civica affinché essa si renda promotrice di iniziative imprenditoriali efficaci e utili a tutto il nostro paesello e non solo.
Carmine Granato