La festa delle spighe fu introdotta nella diocesi di Bovino dal vescovo mons. Sebastiano Cornelio Cuccarollo, e si celebrò dal 1924 agli anni Cinquanta del secolo scorso. Sempre con grande solennità, coinvolgeva bambini, ragazzi e giovani, ma vi partecipavano anche gli adulti, particolarmente le donne. Coincideva, questa festa, con la fine della raccolta del grano, e voleva essere un ringraziamento al Signore per il dono del grano e, quindi, del pane, alimento indispensabile per la vita dell’uomo. Per molti aspetti essa richiama feste pagane in cui si propiziava la divinità con doni in natura. Il principio ispiratore della festa, dai connotati catechistici ed eucaristici, nella religione cattolica, scaturisce dal concetto che la spiga dà l’Ostia, l’Eucarestia, e la vita all’uomo in senso spirituale e materiale.A Sant’Agata si celebrava nel pomeriggio della penultima o ultima domenica di luglio. Ad organizzarla era il parroco della chiesa di S. Angelo, mons. Donato Pagano, con la collaborazione delle Suore Zelatrici del S. Cuore (cui era affidata la locale “Casa del S. Cuore” che ospitava orfane, poveri, anziani) e del gruppo catechistico. I partecipanti e tutto il popolo venivano adeguatamente preparati, e già dal mese di giugno le bambine e i bambini raccoglievano chicchi di grano che custodivano in un cartoccio o in un fazzoletto e che donavano al parroco ogni domenica prima della S. Messa. I chicchi di grano dovevano corrispondere nel numero ad altrettanti fioretti offerti in due mesi a Gesù, Al suono festivo delle campane si radunavano sullo spiazzale antistante la “Casa del S. Cuore” bambini, ragazzi, giovani: ognuno recava il suo “màttele re spiche” (piccolo manipolo di spighe), artisticamente apparecchiato, spesso a mo’ di palma, con le spighe più piene e più grandi. Dopo aver posato per la foto-ricordo, il corteo si avviava alla volta della cappella di S. Rocco attraversando la strada esterna del paese.Lo aprivano mons. Pagano e tre chierichetti; quello al centro recava una croce. Seguivano, a due a due, i numerosi bambini dell’asilo vestiti nell’uniforme composta da completo bianco e cappellino dello stesso colore. Venivano poi i Paggi del SS.mo Sacramento nella loro uniforme: sfilavano innalzando una bandiera bianca in cui campeggiava un prezioso ostensorio ricamato da suor Immacolata, responsabile del laboratorio di ricamo della “Casa del S. Cuore”, ed indossando un abito bianco, fascia rossa con fregi d’oro e medaglia del SS.mo Sacramento. Seguiva il folto gruppo dell’Azione cattolica distinto in Beniamine, Aspiranti, socie del Gruppo femminile “S. Teresa del Bambino Gesù”. E poi le orfanelle ospiti della Casa del S. Cuore accompagnate dalle suore. In ultimo i ragazzi della scuola elementare accompagnati dagli insegnanti. Tutti con le loro bandiere, ed ogni bandiera aveva il suo nome: quella dei bambini dell’asilo si chiamava “Maria Teresa Angela”, delle Beniamine ed Aspiranti “Maria Teresa Imelda”, delle socie “Maria Teresa Giovanna”. Arrivato sullo spiazzale di S. Rocco, passando dietro la chiesetta, il corteo proseguiva alla volta della chiesa matrice di S. Nicola, ove erano ad attendere il gruppo dell’Azione cattolica maschile “S. Michele Arcangelo” e gli uomini di Azione cattolica, che si aggiungevano in coda. La spettacolare ed interminabile processione, tenuta in ordine dalle suore e da qualche sacerdote, si snodava per la piazza e per Corso Carmelo Barbato alla volta della chiesa di S. Angelo, tra ali di folla plaudente e commossa. Tutti cantavano inni eucaristici, il Christus vincit, Noi vogliam Dio, mentre suonavano a distesa le campane di tutte le chiese. Arrivati nella chiesa di S. Angelo, gremita di fedeli, tutti deponevano i manipoli, e si faceva un bel mucchio di spighe davanti all’altare. Seguiva una specie di accademia: piccoli e grandi si cimentavano nella recita di poesie, nell’interpretazione di episodi delle Sacre scritture, in dialoghi; si teneva una gara catechistica, si cantavano inni dell’Azione cattolica, inni in onore del Vescovo e del Papa, e la schola cantorum eseguiva scelte musiche e canti. Chiudeva la suggestiva cerimonia la benedizione eucaristica impartita da mons. Pagano.