Artemisium News
12/06/2026
La devozione antoniana a Sant’Agata di Puglia. La confraternita di S. Antonio e della SS:ma Annunziata.
La processione nella testimonianza di don Lorenzo Agnelli
di Dora Donofrio Del Vecchio

La devozione antoniana, fra le più sentite dai santagatesi, è strettamente legata alla presenza plurisecolare dei Francescani in Sant’Agata di Puglia.Un altare dedicato al Santo era nella chiesa del convento di S. Carlo (abbattuto nel 1964), un altro era ed è nella chiesa dell’Annunziata, detta anche di S. Antonio.Allo svolgimento della festa, alla manutenzione della cappella e della chiesa, ad incrementare il culto verso il Santo taumaturgo contribuì la confraternita di S. Antonio, la cui presenza è attestata dal 1500. Essa aveva la sua campana sul campanile della chiesa e nel 1881 diede vita al gruppo del Terz’Ordine francescano.A confermare lo spessore del culto antoniano sono l’adozione del nome Antonio/a, le numerose donazioni alla cappella del Santo di beni mobili ed immobili, come uliveti, terreni seminativi, vacche, pecore, rendite su capitali, un molino ad acqua, ori, argenti, varie espressioni di pietà popolare.Al santo le spigolatrici la sera, al ritorno dai campi, donavano un manipolo di spighe che riponevano in grossi contenitori messi all’ingresso del paese; il martedì un confratello girava per il paese per elemosinare l’olio per tenere accesa la lampada del Santo; altri giravano per le aie per la questua del grano durante la trebbiatura. Molti bambini, ma anche adulti, per voto indossavano l’abito francescano simile a quello del Santo per tredici mesi, a partire dal 13 giugno. Nei tredici martedì che precedevano la festa, nei giorni della “tredicina” ed il 13 giugno devoti preparavano con farina propria o raccolta per elemosina il “pane di S. Antonio” che distribuivano dopo la benedizione a poveri e fedeli; altri, elemosinando, raccoglievano il denaro sufficiente per far celebrare sante messe o la “messa pezzente” per voto e in onore del Santo. Per molti anni del secolo scorso le spese per la festa, il predicatore, il “pane” furono sostenute dai “Fratelli Fredella Molini e Pastificio”.La festa si svolgeva con pompa e solennità: sante messe, panegirico, banda, spari  di fuochi pirotecnici, orchestra, luminarie. Il giorno 12 si tenevano le Quarantore di adorazione eucaristica con la processione serale. Per il giorno 13 s’interrompevano tutte le attività. Alla imponente spettacolare processione partecipavano il clero, le confraternite, fanciulle bianco vestite, fedeli scalzi per voto o grazia ricevuta, molto popolo. La statua di S. Antonio, ricoperta di ori votivi e arricchita da profumatissimi gigli, veniva portata per quasi tutte le strade del paese, anche per quelle sotto al castello. Tutte le strade processionali erano adorne di coperte ricamate che pendevano dai balconi. Due maestosi “palii” a forma di albero, ammantati di gigli e ciliegie, erano stati preparati ed erano portati da gruppi di devoti. Al ritorno in chiesa la statua non si riponeva nella nicchia, ma sull’altare, perché l’ultima domenica di giugno si riprendeva e in processione, per un breve tratto di strada, si portava fino al Ponte dell’Annunziata. Qui S. Antonio rivolgeva il suo sguardo ai campi, alle immense distese di grano ancora da mietere che venivano benedetti e affidati alla sua protezione.Al grande Taumaturgo si rivolgevano le mamme quando temevano che il figlio venisse ritenuto idoneo alla leva militare e, per ottenere la grazia dell’esenzione, andavano per 13 giorni scalze a pregare S. Antonio. A Lui si rivolgevano le giovani donne per incontrare un buon marito; a Lui si chiedeva la grazia della guarigione dalle malattie.Famosi predicatori, come il canonico don Francesco Fredella, durante la “tredicina” ne esaltavano le virtù.Fu proprio dopo il suo panegirico per la festa di S. Antonio  del 13 giugno del 1903, che si elesse patrono di Sant’Agata il Santo di Padova. Ma questo voto di centinaia di devoti non si realizzò.La festa in onore di questo grande santo, discepolo prediletto di S. Francesco d’Assisi, evangelizzatore, “martello contro gli eretici”, dottore della Chiesa, protettore dei poveri e degli emarginati, era organizzata dai Padri francescani del convento dell’Annunziata. Dal 2014, dopo l’abbandono da parte dei Padri Francescani della chiesa dell’Annunziata e del convento, sul ceppo delle omonime confraternite cinquecentesche, si è costituita la confraternita di S. Antonio e della SS.ma Annunzita, di cui  la scrivente è consorella. Ad essa va il merito di aver cura della chiesa, di tenere vivo il culto del Santo con tutte le pie pratiche avviate dalla famiglia francescana, di celebrare la festa con grande solennità e concorso di popolo, e con la presenza di molti santagatesi ritornati da altri paesi e città proprio per onorare S. Antonio.
Documenta l’Agnelli:“Prima che arrivi il 13 giugno fervet opus: sarti, calzolai, lavandaie lavoravano parecchio: le femminette del popolo vanno ai vicini torrenti pel risciacquo della biancheria, poi sudano per rassettarla, rammendarla e rinsaldarla come meglio. I vignaioli e gli ortolani più operosi, intorno a rusticani stendardi preparano con vimini, con paglie bianche cappellacce mobili, cicche di gigli, di frutta primaticce in tante guise accomodate e pendenti, faccioletti avvistati, bandierine svolazzanti, girandoline di paglia dove meglio s’affanno. A reggere e a portare questi porticoni o alberelli così appesantiti vengono scelti i giovani più forzuti e destri, che si alternano nel cammino e se ce n’è uopo per la lunga ed erta strada, mentre tre o quattro, annodate alla punta lunghe funicelle incolorite, ne governano i tentennamenti e i facili sbilanci.Ecco il gran giorno: prima dell’alba sullo spianato dell’Annunziata grossi mortai con fragoroso rimbombo svegliano, le campane squillano a distesa, la banda musicale fa il giro delle principali strade, che cominciano a rumoreggiare. L’ora della messa arriva, l’immancabile lode panegirica si dice, la processione si organizza. La chiesa  dell’Annunziata, donde deve muovere, sta sul ciglione più basso del paese e la processione deve toccare il sommo, poco lontano dal castello. Le sette Confraternite bianco vestite, ciascuna con la mozzetta di color diverso e con la propria Croce si muovono lentamente e per la gravità del rito e l’altezza della strada. Schiere di fanciulle anche bianche vestite con gigli e fiori s’inframmettono tra le confraternite o fiancheggiano il Santo precedute dal Clero, e immediatamente seguite da quelli, che hanno ricevuto qualche grazia. Appresso è un popolo di uomini, quasi tutti a piedi scalzi e cantanti il Rosario e, dopo, un popolo di donne attempate pure con le sole calzette e anche senza, in ultimo le più giovani e tutte cantando. Per ogni tratto per non dire innanzi ad ogni casa più o meno ornata di gigli, spari di mortaretti e di piccole batterie: solo questa processione n’ha tanti e tante. La venerata immagine ha tanti doni di oro e di argento che n’è per ogni parte coperto. A voler guardare tutta d’un tratto questa fiumana di devoti è impossibile; è così lunga che torce, si piega, si nasconde, riappare e non si spezza mai, è un immane serpente, se lice raffigurare una scena devota a quella bestia odiosa, il quale multicolore si snoda e si svolge per tratto lunghissimo. Eppure in tanta riunione di gente non si è mai mosso un lamento, un disordine, se per lamento non si voglia intendere quel vario rumore di piangenti, di ringrazianti, di speranti nella prodigiosa misericordia d’un Santo che da Dio ottiene esserne dispensiero” (BPFg, L. Agnelli, ms. 123, cc. 98v-r.).Dora Donofrio Del Vecchio(Confraternita di S. Antonio e della SS.ma Annunziata -- Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia)

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