Artemisium News
26/10/2019
DONNA...CHI SEI ?di Maria Lucia De Carlo
di Maria Lucia De Carlo
 

Se consideriamo il percorso della storia  e focalizziamo la nostra attenzione sul tracciato femminile,notiamo che la donna ha avuto ruoli e identità molteplici. Nella civiltà dell’antica Grecia, come ci racconta Omero, la condizione normale delle donne era crescere sotto la sorveglianza della madre occupandosi delle faccende di casa per poi essere sposa; non così la donna spartana molto libera e perciò accusata di immoralità. Nelle città in cui il divieto di uscire non era posto per legge, lo stabiliva l’autorità del capo famiglia: le virtù principali erano il silenzio e l’ignoranza, per cui la donna conduceva una vita monotona,tra il rumore di fusi e telai mentre all’uomo non era posto alcun limite alla sua libertà. A ciò si riporta il culto delle donne romane alla dea Tacita Muta, una ninfa alla quale venne strappata la lingua da Zeus perché troppo loquace. Un notevole innalzamento del livello culturale e sociale della donna si ha nel periodo ellenistico. Nell’età romana poi,come scrive Tacito, la donna per la considerazione e la libertà di cui godeva era simile all’uomo: era educata fin dall’infanzia allo stesso modo dei ragazzi e in tempo di guerra non esitava ad accompagnare i suoi sul campo di battaglia. Un tracciato molto negativosi riscontrainvecenella società medievale: la gente ricorreva,per la cura del corpo e della mente, a donne esperte di magia e di erbe; i poteri terapeutici, agli occhi del popolo, derivavano da una figura femminile,una specie di divinità benefica, estranea alla religione ufficiale. A tale figura vengono in seguito attribuiti anche poteri negativi, per cui nasce lo stereotipo della strega maligna; si innesta in questo contesto la caccia alle streghe, una vera e propria persecuzione subita dalle donne, legalizzata e diretta dalla classe dominante,la donna incriminata spinta con abili interrogatori, con false promesse e la minaccia dell’uso della tortura, confessa di essere strega e pertanto messa al rogo.Il cristianesimo continuaa ribadire la sottomissione della donna all’uomo, non la emancipa, solo trasforma l’intimo valore della sua indipendenza. Il matrimonio si presenta come un atto di compera: per esso si scioglieva il mundio del padre e dei parenti e la donna passava sotto la protezione del marito, il quale acquisiva il diritto di esercitare il mundio sulla donna. Una reazione alla persistente soggezione della donna iniziò con il movimento francescano, di cui fu esponente Chiara Scifi di Assisi.

Nel progredire del tempo la donna ha subito varie evoluzioni: è stata suffragetta, si è distinta nei vari settori, scientifico, letterario, artistico, politico, nel mondo ecclesiastico. Tuttora però, subisce ancora tante vessazioni, basti pensare alla pratica dell’infibulazione alle bambine in alcune parti dell’Africa orientale , allo sfruttamento sessuale, alla violenza.

Se consideriamo, il posto della donna è stato determinato da almeno tre grandi tradizioni: la scandinavo-germanica, la romana e la greca, mentre una corrente giudaico-cristianasi è imposta  muovendo da est verso  ovest e da sud verso nord. E’ sempre Tacito che ci informa sui severi costumi delle donne teutoniche le quali sono tenute in grande considerazione dai Germani, in quanto le vedevano legate alla sfera divina, in grado di operare profezie, di prendersi cura della casa e della prole. C’è anche una commistione con la cultura greca, essendo arrivata questa anche nell’antica Germania.Per la cultura giudaica” quando si parla di soffio,vita, si giunge al concetto di persona; nel momento in cui Adamo si riconosce in Eva non solo dà il nome a quest’ultima ma anche a se stesso. In questo momento la differenza dei sessi diventa il tipo e la fonte della vita sociale giudaica, fondata non sulla forza e la violenza ma sulla fiducia reciproca e sull’amore”.

E poi appare Maria, la donna più amata ed invocata. “Una donna rovinò tutto, una Donna ripara tutto”. Se i giovani scoprono il valore di Maria avranno in mano “ il filo di un valore, quello del mistero della donna, così ne potranno capire la vera grandezza e la vera importanza”.

In una bellissima lettera Giovanni Paolo II esprime il suo graziealle donne:

Grazie “a te donna madre”, ma tu che abbandoni tuo figlio su uno zerbino o in un cassonetto o che fai prostituire tua figlia credi di meritarlo?

Grazie “ a te donna sposa” che dovresti unire il tuo destino in un reciproco dono, ma se poi abbandoni questo cammino per facili avventure, meriti questo grazie?

Grazie “a te donna figlia” ma tu che ti vendi per una manciata di benessere non certo lo meriti questo grazie

Ma tu, donna, oggi chi vuoi essere?

 Non dimenticare che sei una sposa, una madre, una figlia, un essere speciale cui Dio ha dato il potere di dare la vita, non sciuparti, difendi la tua identità, essa è sacra!

Maria Lucia De Carlo


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