Artemisium News
04/01/2019
" MEMORIE DELLA MIA INFANZIA AD ARTEMISIUM "
di Maria Michela Soldo

Da "Memorie della mia infanzia felice ad Artemisium"

1.01.2009 Sono nata leggenda. Il fatto che non sia famosa è un dettaglio del tutto ininfluente.

Sono nata ad Artemisium il 16 gennaio 1968. La leggenda narra che quel giorno al paese ci fossero due metri di neve. Probabilmente ce ne sarà stata poco più della metà, ma abbastanza da coprire gran parte del portone della mia casa natale. All'epoca era ancora in uso partorire in casa affidandosi ad una levatrice del paese. Il caso volle che la levatrice prescelta da mia madre fosse impegnata in un parto gemellare proprio quando era arrivato il mio turno.

Dal quel che mi è stato raccontato più volte ho ricavato un film nella mia mente. Mi figuro la levatrice correre dal Perillo, dove abitavano i miei, al Ponte, dove abitava la madre dei miei rivali, per varchi di fortuna ricavati nella fitta coltre di neve, su e giù per le scale ghiacciate del paese, col rischio di scivolare e farsi male. Nella corsa arrivarono primi i gemelli e, siccome erano in due, si presero tutto il tempo, anche parte del mio. Il travaglio di mia madre si arrestò. Vedo le donne del vicinato scuotere la testa, perché avevano intuito che sia io che lei eravamo in serio pericolo.

Qualcuno fu incaricato di chiamare il dottore affinché venisse ad estrarmi col forcipe. Vedo Don Silvio scocciato, perché era quasi ora di pranzo, preparare la sua borsa con gli attrezzi del caso, lentamente. Poi, in un cambio di inquadratura, per fortuna rivedo l'eroica levatrice che dopo aver aiutato il secondo gemellino a venire al mondo, si precipitò in salita verso il Perillo. Contemporaneamente Don Silvio uscì dalla porta e si incamminò anche lui per il Perillo. Ma questa volta arrivò prima lei. Come un fulmine giunse a casa mia ed ordinò alle donne presenti di prendere a pugni il ventre di mia madre per svegliare sia me che lei dal torpore di morte che ci aveva avvolto. Mentre il travaglio si riavviava, la incoraggiò, probabilmente le saltò anche addosso e le ordinò la vita: “Nun la vuje mica fe murì 'ssa criajatura”. Aveva capito che ero femmina, dalla posizione della mia testa che cominciava ad affiorare. Poco dopo arrivò Don Silvio davanti al portone ancora parzialmente coperto di neve, ma da sopra si sentirono già i primi attesi vagiti.

Nacqui di cinque chili e mezzo e sessanta centimetri, cianotica, per il rotto della cuffia, ma viva. La leggenda narra anche di un corteo funebre che passò sotto i balconi della mia casa natale poco prima o poco dopo che nascessi. Giacché non mi ricordo e ci sta meglio, facciamo poco prima

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