Fino a non molti anni fa a Natale si faceva unicamente il presepio. L’albero non si sapeva nemmeno che esistesse. Il presepio si faceva artigianalmente, in casa. I pupazzi erano fatti di creta e si compravano. Ma erano tutti con la testa o gli arti riappiccicati con la colla perché la notte il gatto di casa si faceva la sua brava camminata sul presepio e li rompeva. C’era il pastore, la capra, le pecore, la mucca, l’asinello e fin qui tutto bene, nel senso che ci stavano benissimo con il posto e l’epoca a cui si riferivano, ma ecco che nel bel mezzo del prato c’era il pupazzo che faceva a pugni con l’ambiente, tipo il cuoco tutto vestito di bianco con tanto di berretto da cuoco e con la padella con dentro l’uovo cotto in camicia o la guardia con divisa italiana (un poliziotto italiano del Novecento nella Giudea vicino Betlemme?), ma per fortuna subito affianco ecco il montanaro con la pelliccia beige di montone con l’agnello appoggiato di lungo sul collo (un classico).
Le casette si facevano con il cartone e la colla con tanto di finestre. Casette nient’affatto illuminate perché non c’erano le luci adatte di oggi, ma il presepio, che in genere si trovava in un angolo buio della casa, tutta la luce che riceveva era quella fioca della misera lampadina appesa al soffitto (la lampia) di casa.
Altro elemento degno di nota era il ruscello, fatto con la carta stagnola. Tutt’altra cosa era il ruscello di alcune chiese che, non so come, riuscivano ad assicurare lo scorrere di un filo d’acqua vera con tanto di fruscìo d’acqua che faceva la differenza rispetto al presepio di casa. E veramente la differenza la facevano in tutti i sensi se pensiamo al fatto che i pupazzi delle chiese, tipo quella di Sant’Angelo erano dieci volte quelli di casa. Ci mancava poco che fossero grandi quanto un bambino. A guardarli, quei pupazzi, si rimaneva incantati. È proprio vero che il Natale chi affascina di più sono i bambini. Infatti rimanevo tanto tempo a guardare quei pupazzi quanto erano belli e stupendi. Mi chiedevo come mai a casa mia invece avevo quella miseria di pupazzi, per di più rabberciati a causa del gatto, mentre in chiesa non presentavano nemmeno una appiccicatura. Come mai? Ma nelle chiese nella notte con camminavano i gatti? Quello di Sant’Angelo era il mio presepio ideale. Sì, il mio presepio teneva il muschio, le zolle di terra col muschio, che si manteneva verde essendo un vegetale che riesce a stare senz’acqua per molto tempo, ma il muschio non era importante, infatti nel presepio della chiesa non veniva messo il muschio ma la carta. Erano i pupazzi la bellezza.
A volte in chiesa davanti al presepio la sera si cantava l’unica canzone di Natale che si conosceva: “Tu scendi dalle stelle”. L’amico di strada, con cui cantavo insieme e che spesso mi cantava direttamente nell’orecchio, una volta mi chiese:
“Ma perché Alfredo sta al gelo?”
“Quale Alfredo?” dissi io.
“Quello che si canta nella canzone” rispose.
Sulle prime non riuscivo a capire, ma poi ci arrivai. Quando si canta “al freddo e al gelo”, lui capiva “Alfredo è al gelo”.