IL MITO
Le storie della mitologia greca, se potevano risultare noiose studiate a scuola, a una attenta rilettura non si puo’ non rimanerne affascinati. Inoltre erano state create con una tale dose di fantasia dagli antichi, che non hanno nulla da invidiare a quelle del migliore autore di storie di oggi.
Prendiamo per esempio le Graie. Uno direbbe che, siccome sono personaggi secondari, ci sia poca fantasia usata su di loro. Invece sentite un po’. Le Graie erano le sorelle che andò a trovare Perseo per farsi dire dove stavano le Ninfe sul fiume Stige, le quali gli avrebbero dato gli strumenti per uccidere Medusa. Le Graie erano nate vecchie, coi capelli bianchi, senza denti e senza occhi, o meglio, avevano un solo occhio e un solo dente che si passavano di mano secondo la necessità, sia per vedere che per mangiare. Ma andiamo con ordine.
Dunque Acrisio, re di Argo, non avendo eredi dall’unica figlia Danae e preoccupato per non aver nessuno cui lasciare il proprio regno, si recò dall’oracolo per chiedere notizie in merito. E l’oracolo gli disse che sarebbe stato ucciso dal figlio che avrebbe avuto Danae.
“E meno male che mi preoccupavo per chi dovevo lasciare il mio trono!” esclamò Acrisio. Preso dalla preoccupazione, detto fatto, Acrisio pensò bene di chiudere immediatamente la figlia nella prigione che si trovava sotto il cortile del castello. Questo cortile, come tutti i cortili, era un po’ trascurato, aveva delle crepe. Il ragionamento di Acrisio era che stando in prigione, Danae ovviamente non avrebbe potuto frequentare nessuno e quindi non avrebbe avuto nessun figlio. Non aveva fatto i conti con Zeus, il quale, come volevasi dimostrare, penetra nottetempo nella prigione attraverso i crepacci della volta sotto forma di pioggia d’oro (famoso il dipinto di Klimt), visita la carcerata e quindi poi Danae dà alla luce un figlio, Perseo. Il povero Acrisio, che credeva di aver risolto la questione imprigionando la figlia, realizza che è a punto e a capo, e allora naturalmente, a mali estremi….., si vede costretto a usare i rimedi estremi: ficca madre e figlio in una cassa di legno, la inchioda ben bene in modo che non possano liberarsi e butta la cassa in mare pensando soddisfatto:
“Oh, finalmente posso stare tranquillo.”
E aveva ben ragione di stare tranquillo, se non fosse per un pastore che trovò la cassa arenata su uno scoglio e non ebbe meglio da fare che aprirla, trarre in salvo madre e figlio e portarli dal re Polidette. Questi li ospitò a casa sua, si innamorò di Danae e, una volta fatto grande Perseo, cercò di liberarsi di lui. L’occasione gliela diede Perseo stesso, il quale, un po’ avventatamente, tra un ragionamento e l’altro chiese a Polidette quale regalo avrebbe preferito in occasione di non so quale festa. E Polidette, che non aspettava altro, disse:
“Portami la testa della Medusa.” Che chiunque altro, a una tale richiesta, avrebbe detto:
“Sì, la testa di tua sorella. Ma ti sei bevuto il cervello? Lo sai cosa fa a chi la guarda, la Medusa?”
Infatti Medusa era una che non scherzava. Chiunque la guardava lo faceva rimanere di sasso nel senso letterale del termine, cioè lo faceva diventare di pietra. Ma Perseo disse va bene. Così andò dalle Graie che pure quelle non erano tanto dolci di sale, infatti, per poter sapere dove stavano le Ninfe, le dovette ricattare carpendo l’unico occhio mentre se lo passavano.
Insomma Perseo arrivò finalmente dalle Ninfe sul fiume Stige, e, a scanso di equivoci, si fece dare un arsenale di tutto rispetto: l’elmo di Ade che l’avrebbe reso invisibile, i sandali alati e la borsa magica. E, cosa più importante, si portò lo specchio, oltre al falcetto. Lo specchio gli serviva per guardarci la Medusa, perché per ucciderla non poteva guardarla direttamente ma attraverso lo specchio. Quindi andò dalla Medusa e, zac, le tagliò la testa e scappò via senza problemi perché con l’elmo che lo rendeva invisibile era facile squagliarsela. Quando tornò a casa credeva di trovare una situazione normale, invece no, la madre era venuta ai ferri corti con Polidette ed era dovuta scappare dal palazzo reale. A questo punto Perseo andò a corte e disse:
“Vi ho portato una bella sorpresa.” E cacciò l’arma segreta, cioè la testa della Medusa, la mostrò e i presenti rimasero pietrificati. Ma non finisce qui. Per strada Perseo trova certi che fanno i giochi che si facevano allora, di ginnastica. Partecipa pure lui. Tra i vari giochi, il giavellotto, la lotta eccetera, sceglie il disco, lo lancia come si fa per farlo arrivare il più lontano possibile e indovinate il disco dove va a finire? Sulla testa di Acrisio, che si trovava a passare di là per caso e muore. L’oracolo non aveva sbagliato. Anche se involontariamente Perseo, il figlio di Danae, comunque l’aveva ucciso. Come dire: è inutile cercare di sfuggire al proprio destino.