Capitolo terzo
(Leggere la Premessa al Capitolo primo).
Alla luce della buona impressione che il capitano mi ha fatto, prendo il coraggio a due mani e gli chiedo se sia disposto a farmi da guida e da cicerone nelle escursioni che intendo effettuare in quei luoghi a me ignoti; con mio grande compiacimento egli accetta e quindi ci inerpichiamo “Nottetempo” (Sylvano BUSSOTTI, 1931) su di un colle dalla sagoma particolare ma anche a me familiare, perché nella penombra della notte mi è sembrato di riconoscervi la rocca abitata anticamente da “Artemisia” (Reinhard KEISER, 1674-1739).
Mentre ci arrampicavamo su di un pendio alquanto ripido, che mi ha fatto pensare a “Le colline di Anacapri” (Claude DEBUSSY, 1862-1918), abbiamo incontrato a metà strada un uomo armato di fucile, il quale alla nostra vista ha cercato con fare sospetto di nascondersi dietro un anfratto, ma il mio amico capitano, vestendosi di autorità, gli ha intimato l’alt chiedendogli anche chi fosse, domanda alla quale lo sconosciuto, messo alle strette, non ha potuto fare a meno di confessare di essere “Il bracconiere” (Albert LORTZING, 1801-1851) del luogo, e che, approfittando del buio, se ne andava “Per prender cacciagion” (GHERARDELLO da Firenze, 1320/1325-1362 o 1363); dal suo accento abbiamo naturalmente dedotto che avevamo a che fare con un toscanaccio emigrato in quelle lande.
Preso atto di non potere adottare, data la particolate situazione in cui ci trovavamo, alcun provvedimento nei confronti del cacciatore di frodo, riprendiamo la nostra scalata verso la sommità della montagnola, su cui io intravedo una costruzione dall’aspetto sinistro, e Pérez si affretta a spiegarmi che ci troviamo su “Il colle degli Elfi” (Daniel Friedrich Rudolph KUHLAU, 1786-1832), dove “Il re degli Elfi” (Heinrich Wilhelm ERNST, 1814-1865) ha fissato la propria dimora stabile, vivendo in quel che un tempo era stato “Il castello di Barbablu” (Bela BARTOK, 1881-1945), costruito sicuramente nel medioevo.
Premurosamente la mia guida mi fa presente che sarebbe prudente fare a meno di entrare nel castello a causa della trista fama che si era guadagnato nel passato, ed anche perché si racconta che vi avvengono cose strane, come la “Danza della strega” (Edward Alexander MACDOWEL, 1861-1908), “La ridda dei folletti” (Antonio BAZZINI, 1818-1897) ed altro; per di più si dice che vi si aggirino con cattive intenzioni “Il vampiro” (Heinrich August MARSCHNER, 1795-1861), “La donna serpente” (Alfredo CASELLA, 1883-1947), e, addirittura, “Il demone” (Anton Grigorevič RUBINŠTEJN, 18291894).
Questo avvertimento suscita in me l’effetto di stimolare ancora di più la mia curiosità, per cui alzo il passo e raggiungo rapidamente il grosso maniero, dove troviamo un uomo armato che faceva la sentinella, il quale, nel vedere il mio compagno di viaggio, lo riconosce, e, mettendosi sull’attenti, lo saluta esclamando “Bonsoir Pérez le capitaine”(Charles-Alexandre LECOCQ, 1832-1918), corrisposto con un “Bonjour mon coeur” (Orlando di LASSO, 1530 o 1532-1594) dal mio amico.
Questi poi mi ha spiegato che il tono gioviale era dovuto al fatto che si trattava del “Caporal Simon” (Marco UCCELLINI, 1603 ca.-1680), insieme al quale egli aveva fatto “La guerra” (Johann Paul von WESTHOFF, 1656-1705) in “Russia” (Milij Alekseevič BALAKIREV, 1837-1910), precisamente durante “La battaglia” (Clément JANEQUIN, 1485-1558) che si svolse là dove “Il Volga incontra il Don” (Sergej PROKOF’EV, 1891-1953).
Alfonso
(Il sogno continua)