Artemisium News
13/02/2017
FRAMMENTI DELLA MEMORIA " ZASS UOCCHIE RUSSE " HO CHE PARAVISE NDERRA
Zass il primo sedudo da destra

Nella foto del 1931 ben visibile fra gli anziani ricoverati in divisa Annicchiarico Lorenzo nato a Sant’Agata di Puglia l’11 Agosto 1847 e deceduto  a sant’Agata di Puglia nella Casa del Sacro Cuore di Gesù  il 1932. Ai santagatesi il nome  Annicchiarico non dice nulla, ma se si dice “ Zass “ tutta  un’epoca si presenta alla loro immaginazione. “ Zass “ “ Uocchie Russe “ con la immancabile pipa, rappresenta una delle figure caratteristiche del passato da rievocare. Di lui si ricorda, fra l’altro “ Ho che Paravise nderra, quando fu chiamato perchè la volta della sua casa era caduta “ cu saluta “ quando da bravo sarto tagliò, oltre alla stoffa  per un vestito, anche il panno sottostante, che poggiava sul tavolo.
Rocco Capaldo racconta, per averlo appreso da fonte sicura, che Zass  e Leonardo Barrella, in una bella serata di primavera  del 1870, avevano portato la serenata alle loro fidanzate con mandolino e chitarra i due, incantati dal bel cielo stellato, con l’immagine  delle  innamorate intende ad ascoltare le loro canzoni accompagnate dalle loro musiche, non si erano accorti che le ore passavano  e, dopo la mezzanotte, furono fermati e condotti in caserma.
L’indomani dovevano essere tradotti in carcere ; mentre  scendevano la scalinata, all’angolo del Corso Vittorio Emanuele, dato uno spintone al gendarme che gli stava a sinistra, e una poderosa gomitata al compagno di sventura alla sua destra, il quale si riversò sull’altro gendarme che perse l’equilibrio, si diede immediatamente ad una precipitosa fuga facendo perdere le sue tracce fra le tante viuzze nei pressi dell’orto di Donna Giacondina. I carabinieri rimasero sbalorditi e, dopo qualche attimo di perplessità, senza  ascoltare Barrella che gridava “ io obbedisco alla legge “ decisero di arrivare al carcere almeno con uno dei due arrestati.
Dopo le quarantotto ore di latitanza, quasi tutte passate  alla Tofora, Zass, sicuro ormai dell’immunità per il tempo trascorso, verso l’imbrunire andò sotto la finestra del carcere, in via S.Maria  delle Grazie, fece avvinare alle grosse sbarre della finestra l’amico e gli disse con voce bartonale “ Tu, Narducce, rispetta la legge, io faccio una bella serenata “
Tratto dalla rivista Raggi di Carità 

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