(Hommage a la memoria di un grand artiste: Bonifacio Florio)
Premessa.
La citazione delle composizioni, soprattutto di quelle meno note, con accanto i nomi dei rispettivi autori, a volte definiti “minori”, laddove l’attributo deve intendersi, a mio avviso, non in relazione al livello artistico delle loro opere, comunque sempre pregevole, ma piuttosto alla non frequente esecuzione delle stesse, che, proprio perché rare, sono più preziose, vuole essere soltanto un invito e nello stesso tempo uno stimolo ad entrare nello sconfinato mondo della Musica, per una lettura ed una conoscenza più attenta ed approfondita della sua meravigliosa storia, se è vero, come è vero, che La vita senza la musica sarebbe un errore (Friedrich NIETZSCHE, 1844-1900).
Capitolo primo
“Mi ritrovai per una selva oscura”, recita il sommo Poeta, ma è chiaro che l’accostamento che segue, del tutto casuale, lascia il tempo che trova, anche perché quello che andrò a narrare è frutto di un Capriccio stravagante (Carlo FARINA, ca. 1600-1639), o, se più vi aggrada, Una favola di Andersen (Antonio Veretti, 1900-1978), che mi auguro possa suscitare in voi potenziali lettori lo stesso fascino che ha esercitato su di me.
Sta di fatto che pure io mi sono trovato durante un Sogno di una notte di mezza estate (Edward Benjamin BRITTEN, 1913-1976) in una selva, che però non era oscura, anzi tutt’altro: si trattava di Un paesaggio ridente (Robert SCHUMANN, 1810-1856), pareva che vi fosse avvenuta di nuovo La creazione del mondo (Darius MILHAUD, 1892-1974), tanto era rigogliosa e ricca la vegetazione fatta anche di piante rare, in cui aveva trovato il proprio habitat naturale una fauna molto variegata.
C’erano alberi di tutte le specie, anche esotiche, trapiantate qui forse Dalla foresta boema (Antonìn DVOŘÁK, 1841-1904), rinfrescate dallaPioggia notturna (Iørgen JERSILD, 1913-2004).
Difatti oltre ad un gigantesco baobab vi erano altissimi abeti, betulle, ailanti, castagni, aceri, ontani, tigli, platani, liriodendri, carrubi, robinie, eucalipti e così via di seguito, su cui, in virtù dell’atmosfera tranquilla che vi regnava, non si muoveva una foglia, sembrava La foresta incantata (Francesco Xaverio GEMINIANI, 1687-1762), dove le divinità mitologiche, mettendo da parte le proprie beghe personali, avevano deciso di trascorrere le proprie esistenze nella più assoluta armonia, osservando le regole imposte con la stipula de La pace di Mercurio (Tommaso TRAETTA, 1727-1779), così chiamata dal dio che si era assunto l’incarico da fare da paciere.
Nel sottobosco c’era una varietà enorme di piante, fiori ed arbusti: l’alloro, il calicanto, l’oleandro, il viburno, il biancospino, Il narciso(Francesco Antonio PISTOCCHI, 1659-1726), la poligala, l’ibisco, il fiordaliso, l’evonimo, l’orchidea, la Rosa senza spina (ENRICO VIII Tudor, 1491-1547), il giaggiolo, la lupinella, ecc., mentre sui rami e fra le foglie degli alberi si rincorrevano vari tipi di volatili, che con i loro trilli ed il loro Canto al chiaro di luna (Vítězslav NOVÁK, 1870-1949) mettevano addosso molta Allegrezza (Alessandro STRADELLA, 1639-1682).
Ponendo molta attenzione, mi è parso di riconoscere il Martin pescatore (Joseph-Maurice RAVEL, 1875-1937), L’usignolo (Aleksandr Aleksandrovič ALJAB'EV, 1787-1851), il Canarino (Wolfgang Amadeus MOZART, 1756-1791), il Cuculo (John Frederick LAMPE, 1703-1751), ilCardellino (Giuseppe Saverio MERCADANTE, 1795-1870), l’Aquila altera (Jacopo da BOLOGNA, ante il 1340-1360), Il merlo nero (Olivier Eugène Prosper Charles MESSIAEN, 1908-1992), La colomba (Jacques de GALLOT, ...-1690), La rondine (Giacomo PUCCINI, 1858-1924), e molti altri ancora, fra cui uno che tentava di cantare Ad imitazione del cucù (Johann Jakob WALTHER, 1650-1717), mentre ogni tanto si faceva vedere, piroettando, Il pipistrello (Johann STRAUSS jr., 1825-1899).
Alfonso
(Il sogno continua)