Alla fine dell'ottocento, inizio novecento c'era un numero considerevole di preti,alde tiempe! Tra questi vogliamo ricordare Don Nicola e Don Giuseppe Mavilia, Don Raffialuccio,incalliti giocatori di carte, capacissimi , anche quando si riunivano per il capitolo e gli incontri diocesane, di giocarsi persino i cavalli di cui si servivano per raggiungere la sede della diocesi, delle chiesette, delle cappelle rurali.E capitava loro,molto di frequente,di rientrare senza il proprio cavallo, nu poche all'appiere e nu poche 'ngroppa a lu cavadde re qualche alde prevete,si ritiravano cu la vesazza e la sella sopa a la spalla.Arrivati a casa cominciavano gli sfotto': i Mavilia abitavano all'ultimo piano della casa con ingresso in via Marconi ,sopa a lu funtanine, s'affacciavene a la fenestra e se sfottevene cu Don Raffialuccio che abitava a fianco, sopra l'arco. Quando Don Raffialuccio si ritirava senza cavallo,lo accoglieva duramente il fratello che cominciava con la stessa storia:" Anziché tornare cu l'aiute pe la parrocchia,che avite fatte? ve site riunite pe ve sparte la cammisa re Cristo ! Tu tuorne senza solde e senza cavadde ma che cazze re prevete si?"
Dunque era un vizio,il loro tempo libero lo trascorrevano a giocare a carte, poi quanne la gente aveva abbesuogne,niente, tenevene sembe che fe'. Infatti eja rumesa la ritta re Don Raffialucce che ,quando doveva portare l'estrema unzione a li malete grave, riceva accussi':" Mantenitele re chiacchiere".
Foto e notizie gentilmente concesse dall'amico
Nicola Mavilia,grazie!