08/10/2016
LU NZITE :STORIE IN VERNACOLO SANTAGATESE RACCONTATE DA GIOVANNI CASTELLO
di MaestroCastello

C'era una volta il vaiolo, una malattia molto contagiosa che affliggeva il nostro Paese. Per combatterla veniva fatto ai bambini, in età scolare, un vaccino che consisteva nel fare due leggerissime incisioni sulla cute del braccio sinistro, poco sotto la spalla, e applicare sopra queste incisioni un filo imbevuto di materia vaiolosa.
La vaccinazione lasciava una cicatrice, tipo una rosetta piccola e rotonda, con i bordi frastagliati che noi a Sant'Agata chiamavamo " lu nzìte ".
Lu nzìte ce l'hanno tutti quelli della mia età e chi è nato prima degli anni settanta, epoca in cui il vaiolo è stato definitivamente debellato.
Mi ricordo ancora quando, bambini, ci portavano in fila, da scuola fino in Comune, dove Don Zìlvie ci praticava il vaccino.
Quando era il tuo turno, te scummugliève lu vràzze, chiurìve l'uócchie e lui con un pennino ti scorticava la pelle e ci metteva l'ovatta bagnata.
Se raccumannèva re tené carchète, perché traséva mèglie la merecìna.
Tanti pianti e tanti singhiozzi prima della puncicata, ma dopo nuje crijatùre eravamo orgogliosi di avere lu nzìte e, oltre a mostrarlo a tutti, facevamo a gara a chi lu tenéva cchiù bèlle.
Quando faccio la doccia me lo guardo questo timbro sbiadito dal tempo che testimonia il periodo più bello della mia vita.
Bòna jurnèta e bòna vita a tutte quande!