Grazie, don Michele!
Il 15 novembre 1980 don Michele Falcone veniva trasferito da Roma a Sant’Agata di Puglia come parroco della chiesa matrice di S. Nicola e, qualche anno dopo, anche della chiesa di S. Michele Arcangelo. Era un giovanissimo sacerdote di 35 anni ed aveva già una significativa esperienza di parrocato.
In breve emerse ciò che avrebbe caratterizzato il suo ministero sacerdotale: umanità, cultura, grande disponibilità al colloquio ed alla collaborazione, pianificazione attenta e mirata di tutte le attività, pieno coinvolgimento del laicato nella vita religiosa, attenzione ed interesse ai problemi della comunità. In pratica, a Sant’Agata esplose il suo zelo pastorale e, sacerdote di sicura dottrina, libero da compromessi, attento ai segni del tempo, riuscì a fare della parrocchia il centro propulsore di attività finalizzate a lasciare segni duraturi della presenza della Chiesa nella società. I numerosi ed importanti incarichi diocesani, extra diocesani, di Direttore dell’Istituto di Scienze religiose di Foggia, l’attività di docente, di ricercatore, di scrittore, di pubblicista e di editore mai Lo distrassero o allontanarono dalla Chiesa e dalla comunità santagatese, la quale caldeggiò e sostenne le sue numerose iniziative, rivelatesi preziose occasioni di promozione e di crescita.
Un’attività instancabile, intorno a cui si è tessuta la vita e la storia della stessa comunità per oltre un ventennio: corsi di formazione catechistica, convegni di studio, incontri e dibattiti sui fatti di attualità e sui problemi di fede, concorsi di poesia, gemellaggi con altre parrocchie, pellegrinaggi, la fondazione della rivista “Crescere insieme ...nella fede”, le edizioni E.C.I.
Grandi eventi visse, infatti, Sant’Agata in quel ventennio che qui è impossibile elencare tutti, e che sono storia. Solo per citarne qualcuno, si richiamano le solenni cerimonie per l’inaugurazione della matrice di S. Nicola dopo il restauro (1981), presenti il cardinale G. Caprio e l’ arcivescovo mons. S. De Giorgi, e quelle per la celebrazione del III Centenario della Dedicazione della stessa chiesa (1994).
Ci ricorderà la Sua figura l’alto livello di funzionalità ed efficienza cui furono portate le parrocchie, il decoro e la dignità degli ambienti religiosi, degli altari, delle cappelle, degli arredi; l’attenzione rivolta alle istanze ambientali, alla gente, a tutti, dai piccoli agli anziani, la freschezza e la vitalità delle proposte e delle funzioni religiose.
Seppe inculcare valori fondanti per la convivenza religiosa e civile come la consapevolezza del ruolo di cristiani nella società, dell’unità della famiglia e dell’amore nella coppia, dell’umana solidarietà, del rispetto per la vita, per tutte le fasce di età, particolarmente per fanciulli ed anziani, per la tradizione, per la natura.
Fece delle due chiese a lui affidate degne Case di Dio; ma non solo per l’edificio materiale impiegò le Sue energie perché la parte migliore di Sé don Michele l’ha dedicata, come già evidenziato, a costruire l’edificio spirituale. E’ qui il Suo grande “investimento”, perché ha lasciato significative ed indelebili tracce nelle coscienze.
Ha saputo camminare con i tempi, con la consapevolezza di non dover andare controcorrente, di dover dare ascolto, spazio e voce a tutti. Il Suo colloquio con i santagatesi residenti e non, è stato continuo, anche dopo il suo trasferimento a Bovino ed a Castelluccio dei Sauri.
Ed i santagatesi Gli si sono sempre stretti intorno numerosi in tutte le circostanze liete e tristi da Lui vissute, particolarmente in questi ultimi anni in cui la malattia Lo ha costretto a vivere angosciose ore di sofferenza, ed anche Lui è stata “ostia”, strumento privilegiato nelle mani del Signore.
Ha continuato nella sofferenza a vivere pienamente la sua missione pastorale, ha insegnato, ha scritto, ha pubblicato, ha dato vita a eventi nei quali Gli sono state tributate attestazioni di stima e di affetto, che hanno confermato l’intesa che attinge linfa da quel patrimonio spirituale da Lui acceso, alimentato ed accresciuto.
E tutti Gli abbiamo voluto bene ancora di più. Nella dura prova è emersa la straordinaria vigoria del Suo spirito e la grande ricchezza della vita interiore che Gli hanno consentito, con le Sue preziose testimonianze di coerenza e di fede, di scrivere una delle più belle storie d’amore e di zelo pastorale iniziata con tanto entusiasmo decenni addietro.
Il tempo distrugge ciò che non ha valore, fortifica ciò che realmente vale, e ne passa la memoria e, chi lascia “eredità” di stima e di affetti non muore mai.
Don Michele, grazie per quanto hai dato ed hai fatto nel Tuo cammino terreno!
A Te, Signore, grazie per averci fatto il dono di un “buon pastore”!
Sia nel numero dei Tuoi eletti!
Dora Donofrio Del Vecchio