Redazione qesto racconto l'ho trovato navigando in rete,ho piacere condividerlo con Voi
di Irma Rosa
Questo racconto ha due protagonisti: Sant’Agata di Puglia e Leonardo.
Sant’Agata di Puglia oggi è un piccolo paese abitato da anziani in maggioranza e turisti d’estate, ma una volta era una meravigliosa cittadina, con i suoi bei palazzi signorili in pietra grezza, le chiese, le stradine dette trasonne, perché, come in un labirinto è facile entrarvi ma è difficile uscirne, un grande presepe di case e su su il castello, di forma quadrata, una fortezza come un soldato che faccia da guardiano, nascosto dalle nebbie in inverno ma splendente al sole d’estate e sempre circondato dai corvi che gli svolazzano intorno, detti ciavole per il suono che emettono e che non zittiscono mai, cia cia, cia...
Sant’Agata è detto lo spione delle Puglie perché è visibile anche da molto lontano, così isolato sulla cima del colle. I suoi abitanti grandi lavoratori, instancabili lavoratrici, bravi amministratori ne curavano lo sviluppo e la crescita.
Tutto molto bello, ma a noi interessa Leonardo, così giovane, con i baffetti curati, gli occhi che sprizzavano intelligenza ed energia. Suo padre, Antonio, aveva dato a lui e ai fratelli un podere non lontano dal paese, nella pianura sottostante che era detta in dialetto alla Puglia, per differenziarla dalla montagna; non era molta terra ma ottima terra che produceva grano, avena, orzo a chi la sapeva e voleva lavorare, e Leonardo lavorava,con piacere. Non era ancora l’alba quando con il suo cavallo focoso e una buona colazione nella bisaccia scendeva dal paese e si recava in località Palino, lavorava tutto il giorno, seguendo l’andamento delle stagioni e dei lavori dei campi e con l’ultima luce del sole risaliva a Sant’Agata, il passo del cavallo era più lento, per la stanchezza e per la salita ma Leonardo era contento,la giornata era stata proficua, la semina era andata bene e la raccolta sarebbe stata buona.
Forse quest’anno avrebbe potuto prendere moglie, avere una casa sua, viveva in famiglia, in una bella casa alle porte del paese nella zona detta Perillo; tutti dovevano passare di là, sia quelli che andavano a lavorare in campagna sia quelli che, con il calesse, andavano a Foggia o a Candela a sbrigare i loro affari. Difficilmente sfuggivano agli scherzi e ai motteggi dei fratelli, c’era una frase dialettale che dicevano in paese: chi passa per lu Perillo e non è incementat significa che i figli di Antonio stann malat.
Leonardo era proprio un bel ragazzo e le fanciulle se lo guardavano di nascosto, ognuna sperava di essere la prescelta, ma una sola aveva fatto battere il cuore di Leonardo. La guardava, la domenica a messa, la seguiva nelle processioni, ma non poteva dichiararsi finché non fosse stato in grado di offrirle una casa.
Filomena era molto dolce e carina, così semplice nel vestire, ma aveva un carattere forte e deciso, la sua scelta era fatta ed aspettava con serenità il momento, che era sicura sarebbe arrivato, di realizzare il suo sogno. Finiti i lavori dei campi, dopo aver venduto il buon raccolto Leonardo trovò il coraggio di presentarsi al padre di Filomena che lo accettò conoscendolo come un gran lavoratore. Il matrimonio fu celebrato nella chiesa di San Nicola dove avevano ricevuto il battesimo. Ebbero la loro casetta al Perillo e iniziarono la vita coniugale.
Leonardo era contento, ora, al ritorno dalla campagna, trovava ad attenderlo la sua sposa con un dolce sorriso e un buon pranzo; era brava Filomena nel preparare la pasta, le orecchiette, i cavatelli con la mollica, gli scaldatelli che mandava a cuocere al forno, con i quali concludeva il pasto, bevendo il vinello del suocero, tutti prodotti della campagna così buoni e genuini.
La famiglia era pronta per ingrandirsi; Filomena era incinta, sperava di poter dare al marito il figlio maschio che sognava; arrivò,invece, Giuseppina e dopo un paio d’anni Angelina, erano belle bambine sane e vivaci ma finalmente nacque il maschio tanto atteso, fu chiamato Antonio come il nonno, e poi di seguito Rocco nell’85, Donato nell’87, due anni dopo Girolamo e la piccola Lucia nel 1893.
Il lavoro non mancava, per tutti, che collaboravano e ingrandivano la loro fattoria: pecore, vacche, cavalli; i ragazzi lavoravano in campagna sotto gli occhi attenti e soddisfatti del buon Leonardo. Le fanciulle imparavano dalla madre le arti casalinghe:
il ricamo, il cucito, così da essere, un domani, brave mogli.
Il corredo fatto con le proprie mani era la loro ricchezza.
Purtroppo la povera Filomena, forse, non vide l’alba del nuovo secolo, un male terribile la portò via e lasciò nella disperazione la sua famiglia.
Giuseppina era già in età da marito e sposò Emidio, maestro elementare, ed ebbe sei figli, ma la malattia la colpì duramente infatti Leonardo, Alfredo e Filomena, per un terribile male, divennero ciechi, ma i figli Enrico e Claudio divenuti valenti medici l’aiutarono a sopportare il pesante fardello. Lucia, così bella e intelligente, fu di conforto alla vecchiaia di Giuseppina.
Angelina sposò Battista, anch’egli agricoltore, ma la loro casa non fu allietata da figli, per fortuna c’erano i nipoti da coccolare e da amare.
Ora che le sorelle (grandi) erano sposate ed avevano la loro famiglia toccava alla piccola Lucia accudire i fratelli: cucinava,
lavava, preparava le colazioni da portare in campagna, con l’aiuto di qualche parente, era il sostegno della casa.
Antonio, il più grande, ebbe la sua parte di proprietà e l’ingrandì con il lavoro e il risparmio acquistando, con il fratello Girolamo, terreni in località Sedia di Orlando, nei pressi di Ascoli Satriano. Sposò Teresa, una donna molto forte e volitiva,nel nome c’è il destino, omen nomen, mi ricorda tanto un’omonima nipote. Tale si rivelò in seguito quando fu necessario dimostrare coraggio e volontà. Anche a questa famiglia non mancò una ricca prole. Leonardo che si dedicò all’avvocatura e sposò Fernanda, docente; ebbero un figlio, Paolo, che ha assicurato la continuazione della tradizione con il figlio Leonardo.
Mena, anch’ella avvocato, dopo varie esperienze lavorative, abbandonò la sua brillante laurea per il matrimonio e trasferitasi ad Avellino creò, con il marito, una bella famiglia con tre dolcissimi figli. Franco, valente odontoiatra, sposò il grande amore della sua vitta, Cicci, ed ebbe tre magnifici figlioli ma conobbe troppo presto il lutto doloroso, confortato però dall’affetto dei suoi ragazzi. Lucia, bella e di carattere riservato, sposò Enzo ed ebbe anche lei tre splendidi figli. La carissima Gerarda, amica di tutti, poco portata allo studio, si dedicò alla casa e ai fratelli, adorata dai nipoti. Mario, sensibile, nascondeva un velo di malinconia sotto il carattere allegro e simpatico. Attaccatissimo alla famiglia e alla madre, provava forte nostalgia per il passato familiare.
Rocco con i suoi guadagni e risparmi comprò una trebbiatrice azionata da una locomobile a vapore e, al tempo della mietitura, girava i paesi limitrofi e fu così che ad Ascoli Satriano conobbe Antonietta che sposò. Ebbero cinque figli, ma purtroppo il piccolo Leonardo, nato per allietare la casa, morì a pochi anni di età. Seguirono Filomena, sposa e madre di buon carattere, che si maritò a Napoli con Ottavio. Antonio studiò legge e conseguì la laurea con ottimi voti; svolse il suo lavoro in maniera proficua e dedicò la sua vita ad assistere la madre in modo commovente. Sposò Lidia, ottima docente e madre, dalla quale ebbe due figlie, Antonietta e Chiara. Lucia, donna di grande cultura, insegnò in un liceo napoletano, nel quale lasciò un caro ricordo. Rocchina, bella e gentile, non conobbe il padre. La vita fu cattiva con Rocco che a soli 37 anni nel luglio del 1923 morì per un infarto a causa del suo lavoro e non vide nascere la sua ultima figlia che venne al mondo nel settembre dello stesso anno. La povera Antonietta non smise mai il lutto per il marito, anche se confortata dai figli.
Donato era il più ambizioso e volenteroso dei fratelli; in società con il cognato Battista comprò una grossa proprietà terriera in contrada Torretta di Boffa, agro di Ascoli Satriano; era un po’lontana dal paese ma la sua cavallina Rondinella, sempre la più veloce nel gareggiare con gli amici, lo portava in campagna e al paese lungo i sentieri più impervi. Sposò una bellissima donna di ottima famiglia, Rosa, che portò in dote l’oliveto e il frantoio ipogeo nel centro del paese, ancora oggi un’attrazione per i turisti. In estate trascorrevano lunghi periodi in campagna e là nella casa di Torretta risiedevano quando ci fu il terremoto del 1930, per fortuna senza conseguenze, se non una grande paura che spinse i parenti a trasferirsi dal paese e a passare le notti sull’aia. Nell’autunno del ‘23 nacque Filomena, così piccola e delicata, dal carattere riservato e romantico, poi rivelatasi forte e volitiva; sposò il poeta Luigi e vive nel ricordo del suo grande amore. Il figlio Eugenio l’ha resa bisnonna e la figlia Flavia le è di compagnia.
Rocco, vivace e sbarazzino, non si adeguò mai ad una vita da borghese e visse i suoi anni dorati in Brasile, a Rio. Carmela con i suoi occhi azzurri ed i capelli biondi affascinava tutti; ha sposato Pasquale con il quale festeggia i 70 anni di amore; il figlio Antonio, medico, cura con dedizione i genitori. Leonardo, come il nonno, ha seguito la tradizione di famiglia diventando un abile agricoltore, ha sposato Irma da Faeto e vive a Foggia così da essere vicino all’amata Torretta. I figli Donatella e Mario danno loro grandi soddisfazioni e tanto affetto. Maria, la bellezza della casa, sempre allegra e spensierata, era la cocca di papà.
Sposò Vito, ottimo dentista, che si innamorò di lei non appena la vide; ebbe 4 figli maschi, che seguirono la professione paterna con ottimi risultati. Ed infine Alberto, molto portato per il canto e la musica, ha sposato Rita ed ha tre figli di cui possodire tutto il bene possibile.
Ci vorrebbe un capitolo a parte per scrivere di Girolamo, persona dotata di grande fantasia, avrebbe fatto volentieri il giramondo, ma si legò anch’egli alla terra, per poi abbandonarla e cimentarsi in molte imprese non tutte a buon fine. Di lui si raccontano, in famiglia, storie divertenti come quando, per non andare in guerra, si sparò ad un piede! Ebbe tre mogli e sei figli,quattro dalla prima moglie e due dalla seconda. Filomena, casalinga buona e gentile, sposò Fernando ed ebbe due figli, Anselmo e Nanda, nata dopo la morte del padre. Angelina visse e si sposò a Napoli. Leonardo, padre e marito affettuoso, si è dedicato alla famiglia e alla religione con devozione. Sposò Angelina ed ebbero una famiglia ricca di figli e di gioia. Potito, uomo di straordinaria intelligenza e cultura, ha annullato le sue grandi capacità e possibilità per contrastare sempre il potere! Sono orgogliosa di averlo conosciuto e ricevuto in casa mia con il suo cagnolino! Maria, ottima docente e Fiorina bella e gentile.
E così torniamo alla piccola Lucia: al matrimonio di Girolamo, a Foggia, conobbe Michele e nacque una simpatia che li portò al matrimonio. Michele era impiegato ai Monopoli di Stato e fu trasferito in Veneto ove la famiglia prese casa con la piccola Amelia e dove nacque Mario. Lucia era serena, le piaceva quel mondo così diverso dal suo paese, ma sfortuna volle che durasse poco, Michele morì e la famiglia tornò a Sant’Agata, ma Lucia non era tranquilla, cosa poteva offrire il futuro ai figli? Non aveva reddito se non la pensione del marito.
Donato era solito portare la famiglia al mare, a Coroglio,località balneare nei pressi di Napoli. Lucia e i figli erano sempre parte della numerosa compagnia, con un’auto a noleggio partivano da Sant’Agata in 11, il viaggio era un’avventura divertente e movimentata. Lucia, con coraggio, decise di trasferirsi a Napoli; con il sostegno del fratello prese casa al Vomero. In quel periodo, gli anni ‘30, la zona collinare di Napoli, una volta residenza estiva, ricca di ville e orti, era in forte espansione edilizia, sorgevano grandi palazzi e belle strade; il centro era Piazza Vanvitelli, là sì intersecavano le due strade principali, via Bernini e via Scarlatti, e fu proprio quella la nuova Sant’Agata dei nostri cari, infatti sull’esempio di Lucia si trasferirono a Napoli Donato con la famiglia, Antonietta con i figli, Teresa con figli sorelle e fratelli. Lucia ora era contenta, i ragazzi crescevano bene, studiosi ed affettuosi; Amelia dopo la laurea si avviò alla carriera di docente, sposò Francesco e si trasferì a Roma. Mario, simpatico e scanzonato, con una forte verve umoristica e satirica avrebbe potuto esercitare qualsiasi professione; con la laurea ebbe inizio la carriera nella polizia fino ai gradi più alti, ma mai rinunciò al suo spirito ironico anche con i potenti, spirito che conserva tutt’ora e che gli ha permesso di affrontare i grandi dolori della vita. Ha sposato Enza che gli è stata sempre vicina. Il figlio Michele, con il suo affetto, riempie anche un vuoto da anni incolmabile.
Nella grande città nacquero nuove amicizie e si conservarono vecchie tradizioni, si consolidò l’unione, già molto forte, tra i cugini di varie età. I ragazzi e le ragazze andavano a scuola con minore o maggior profitto, si usciva, si passeggiava, le funicolari collegavano la collina al centro, alla scuola e al mare.
Ma poi scoppiò la guerra e portò una nuova rivoluzione nel tran tran giornaliero. Nuovo ordine: tutti a Sant’Agata, si riaprirono le case al Perillo e per i giovani iniziò un periodo spensierato e sereno, niente scuola e poco studio, tanti amici vecchi e nuovi, la cittadina si era ripopolata anche per i bombardamenti su Foggia, da dove la popolazione scappava.
Si facevano festicciole, scampagnate, lunghe passeggiate all’acqua Torta, alla Liscia, al bosco di Serbaroli.
Nascevano anche amori, gelosie, invidie; si erano formati gruppi rivali e primeggiavano Franco, Cicci, Toti, Annamaria,Filomena, Rocco, Silvio, Luigi, Carmela ed altri ancora. Ma poi tutto finiva con una bella risata. Amori nascevano, qualcuno finiva altri ebbero lunga vita anche dopo il ritorno in città.
Poi finita la guerra si tornò a Napoli a riprendere le proprie abitudini. Qualcuno non c’era più, qualcuno era nato, le famiglie erano talmente cresciute che ne ho perso il conto, con l’ultima nata Anita siamo alla sesta generazione, e ci sarà chi vorrà descriverle, ma un Leonardo c’è e forse sarà lui a riprendere il filo del racconto.
ANTONIO
LEONARDO sposa FILOMENA: 7 figli
GIUSEPPINA sposa EMIDIO: 6 figli
ANGELINA sposa BATTISTA
ANTONIO sposa TERESA: 6 figli
ROCCO sposa ANTONIETTA: 6 figli
DONATO sposa ROSA: 6 figli
GIROLAMO ebbe tre mogli e sei figli
LUCIA sposa MICHELE: 2 figli
tratto da www.casaeditricemammeonline.it