La guerra è disumanità, da qualunque prospettiva la si guardi.
La guerra è sangue, odio, disprezzo, ira, senso immenso di distruzione che lascia tracce indelebili nella coscienza comune, difficili da cancellare.
La storia di Domenico Perrone è la dimostrazione di quanto è crudele la guerra e può sfociare in barbarie. A guerra ormai finita, i tedeschi che sono in fuga e Domenico, poco più che ventenne, che scalpita per raggiungere gli amici in piazza; nonostante le raccomandazioni a pazientare ancora un po' della signora di Cervignano del Friuli che l'ospitava in casa.
Domenico esce di casa, viene intercettato da una pattuglia tedesca ed arrestato e di lui si perdono le tracce. Chi ne riviene il cadavere, racconta di essersi trovato davanti ad una scena raccapricciante. Domenico era caduto vittima non di un combattimento, come ci si aspetterebbe nella peggiore delle ipotesi in una guerra; ma della ferocia vendicativa di bestie dal volto umano. Il custode del cimitero che ne aveva raccolto il cadavere così racconta al fratello :"Domenico aveva la faccia rivolta a terra. La calotta del cranio distante tre o quattro metri dal corpo. Fra il corpo e la calotta, la massa cerebrale" ; praticamente un'operazione di macelleria! Povero ragazzo!
Ora Domenico è "nel vento", come dice la canzone di Guccini ed "io chiedo quando sarà /che l'uomo potrà imparare/ a vivere senza ammazzare/ e il vento si poserà ".
Sono passati settantuni annii e la famiglia non può dimenticare e tutti non dobbiamo dimenticare. Sant'Agata deve ricordare questo suo figlio partigiano, vittima di un insano atto disumano di una guerra disumana.
Attraverso Domenico dobbiamo ribadire il nostro impegno civile a costruire un mondo libero, civile, dove odio e violenza non abbiano diritto di cittadinanza e allora certamente " il vento si poserà".
Riposa in pace, Domenico!
Maestro Castello