Fino agli ultimi anni cinquanta, quando non tutti avevamo l'acqua in casa e si andava a riempire a li fundaníne, in ogni casa di Sant'Agata campeggiava la seróla.
Era un contenitore di terracotta per la provvista d'acqua settimanale di una famiglia.
C'erano anche i barili di legno (li varríle) che si portavano da Fontana Vecchia o dalla campagna, a ridosso di muli; chi ne aveva.
La seróla aveva un coperchio di legno e sopra èrene appuscète un padellino di stagno o nu cuppíne che permettevano di attingere acqua da bere.
In alterativa, stéva lu cícene, piú pratico; specie per i bambini, a cui tutti ci attaccavamo, in barba all'igiene.
Essendo di terracotta, la seróla trasudava, mantenendo l'acqua sempre fresca.
Conteneva diversi decilitri d'acqua e durava una settimana circa, ma dipendeva da quanti si era in famiglia. Le famiglie erano spesso numerose.
Ricordo che quando andavo di fretta, alzavo il coperchio e, se l'acqua non era profonda, mi calavo con la testa dentro la seróla e mi abbeveravo come i muli. Mia madre, ovviamente, se ngazzèva.
La seróla aveva un certo valore e bisognava stare molto attenti a non romperla. Quando era nuova, non si poteva bere subito; ma andava trattata con acqua e sale per parecchi giorni, in modo da farle perdere il sapore della créta.
E quando l'acqua finiva?
Tutti a far la fila a lu fundaníne re lu Chianghète!
Buon pomeriggio
La foto è opera di Gerardo Fredella