Al processo che si è riaperto oggi dopo la pausa estiva, Erri De Luca è presente. Alla vigilia ci si augurava che già oggi si potesse arrivare alla sentenza ma il giudice Immacolata Iadeluca, ha comunicato che la sentenza arriverà solo il 19 ottobre.
Sulla Tav Ci furono attacchi sempre più violenti dal gennaio 2012 sino all’agosto 2013, con l’episodio clou dell’attacco del 13 maggio al cantiere.
Poi il 31 agosto c’erano stati gli arresti di alcuni antagonisti diretti in Val di Susa: sulla loro auto erano state trovate bottiglie e cesoie. All’indomani l’autore napoletano, intervistato dal sito diretto da Lucia Annunziata, aveva affermato che le cesoie servivano a tagliare le reti e che sabotare il cantiere fosse giusto. Allora la Lyon-Turin Ferroviaire (Ltf), l’azienda committente dei lavori preliminari, lo denunciò.
Ne è sorto un processo alla parola evidenziato anche dal fatto che il sostituto procuratore si sia soffermato a lungo anche sulla definizione di 'sabotaggio' e 'sabotare', leggendo le definizioni tratte dal sito della Treccani.
"C'è sempre un riferimento a un nemico e non dimentichiamo come viene visto in valle il cantiere della Torino-Lione", ha spiegato il pm. "C’è sempre un’accezione di violenza": ha sottolineato il magistrato cercando di smentire le definizioni fornite da Erri De Luca nelle interviste successive.
Il pm ha anche aggiunto che le parole di uno scrittore di fama internazionale avrebbero un’influenza maggiore di quelle di un individuo qualunque: "Quando il signor De Luca parla, le sue parole hanno un peso specifico rilevante, soprattutto sul movimento No Tav, soprattutto sui destinatari".
Poi ha annunciato: "Abbiamo poi un elemento tranciante sul quale non possono esserci equivoci - ha detto alzando la voce - È l’articolo 508 del codice penale che definisce il termine sabotaggio e ci dice cos’è sabotare. Per questo ritengo che nessun dubbio possa sussistere sul fatto che Erri De Luca avesse chiaro il concetto a cui voleva riferirsi", motivo per cui la procura ha chiesto una condanna a otto mesi di reclusione.
Lo scrittore: "Non sono un martire, nè una vittima ma solo un testimone della volontà di censura della parola".
Sul web gli utenti si uniscono in solidarietà allo scrittore, con tweet inviati non solo da connazionali (noti e non), ma da giornali e voci autorevoli di altri Paesi europei.
In poche ore, l’hashtag #IoStoConErri è entrato tra i primi dieci più digitati dai frequentatori del social.