Storie di vita santagatese.
"Al suono della campana" di Pietro Paolo Danza.
Al suono della campana a morto il pensiero gironzola nella mente, cercando l'angolo sicuro di via-appoggio e terrazzo-verità , ma trova spesso interrogativi a far da lampione alla realtà; allora si prolunga l'agonia pre-conoscenza e si finisce con l'arrendersi nelle strettoia, senza ritorno, del muro del silenzio, dove tu non sei più né alla finestra della speranza né sul giaciglio della disperazione, ma sei lì, tu solo, in ginocchio a pensare e pregare. La voglia di avere e potere ha tante sorgenti a cui attingere e tante viuzze da percorrere, per arrivare a credere di essere autorizzati solo e sempre a comandare e prendere, eppure in questa nostra Sant'Agata di Puglia arriva, sempre e per fortuna, inevitabilmente, il momento verità su chi sei stato, cosa hai fatto, cosa hai fatto, cosa hai lasciato e il tuo diario lo pubblicano tutti i paesani al suono delle campane a morto.
Quel “ndin?!?! ndin!?!? che era, è e sarà come a gridare Attenti! Attenti! Seguito da un “ndoo-oonnn” profondo quasi a urlare “E' morto!? rintronava e rintrona in tutte le case e in pochi minuti trascrive vita ed opere del defunto, immediatamente identificato.
Pare proprio che in quel momento si faccia diario e processo abbreviato assolutamente veritiero.
Ma le campane, per fortuna, non suonano solo “a morto”, ma anche a festa in tutte le chiese.
Quando ero piccolo i campanili li avevo conquistati ed esplorati tutti almeno una volta. A turno con i miei compagni, appagando una curiosità innata, salivamo, accompagnati dal sacrestano per vedere dall'alto quei paesaggi infiniti, che ci facevano sentire veramente in Paradiso quando poi le campane suonavano.
Appesi a quelle corde, quando si esagerava nelle trazioni, ci si sentiva volare nelle braccia di Dio, ma era molto rischioso e perciò era sempre presente un adulto forte ed autorevole per tenerci sotto controllo. Per arrivare su, dove c'erano le corde, si saliva su degli scaloni enormi quasi verticalizzati per le ristrettezze interne del campanile .ente tutto è
Le campane della Chiesa Madre di San Nicola, nella quale sono stato battezzato e ho sposato mia moglie, annunciano le feste con un suono meravigliosamente profondo, che si disperde ancora dolce tanto lontano da arrivare nelle vallate circostanti come voce di Dio.
Quella prova di coraggio, di fede e d'amore nell'arrivare lassù a far suonare le campane ormai non si fa più, perchè con la corrente tutto è più facile e non c'è rischio. Le parrocchie, un tempo, erano organizzate stranamente in comunità quasi autonome con scelte di attività prevalenti, come sempre in tutti gli ambienti per dimostrare che si era i più bravi e i più forti in questa o in quella attività.
In via le Grazie io sono nato e cresciuto con i miei compagni e vicini come in un'unica famiglia, rispettandoci ed aiutandoci, sempre uniti, nella buona e nella cattiva sorte; ricordo tutti e i loro volti sono stampati nella memoria.
Di fronte abitava la famiglia di Malgieri Gennarino, nella cui casa sono cresciuto con la moglie, la comare Grazia, mia seconda madre, Concettina come mia sorella maggiore e Leonardo che sento ancora fratello.
Via Le grazie e tante altre strade di Sant'Agata di Puglia sono ora quasi completamente deserte, soprattutto nel periodo invernale, e quando il il silenzio della notte, che pare di morte, passa per queste vie c'è forse solo la speranza di un giorno migliore, alla luce di un Sole che da tanto lontano cancella il buio e spalanca gli occhi della vita, pronto in ogni momento ad illuminare le menti.
Qui, dentro ogni cosa, oramai stanno solo i ricordi a bisbigliare farneticando e ansimando fra le fredde mura e dietro ogni porta sono certamente nascoste tante storie dignitose e meravigliose che nessuno ha potuto o voluto scrivere.
(tratto da SUD sempre uniti dovunque)