29/06/2015
PERSONAGGI SANTAGATESI : ROCCO CAPALDO
di MaestroCastello

ROCCO CAPALDO.
I personaggi santagatesi di cui parleremo il lunedì sono solitamente legati ad una professione o mestiere, ancora in voga o mestieri scomparsi. Oggi parliamo di un mestiere, il calzolaio ( lu scarpère) e Sant'Agata aveva un tempo tanti bravi mastri; ma il personaggio più rappresentativo era sicuramente Rocco Capaldo. Aveva una botteguccia sulla strada che dalla piazza porta verso la Portanova, tra l'emporio Sanità e la chiesetta della Trinità. Lui, una persona distinta che si esprimeva in un italiano perfetto. Sempre in tiro, lo vedevi frequentare la piazza e ti salutava sempre in maniera cordiale. La sua bottega era una fucina di futuri calzolai, ragazzi che imparavano presto il mestiere e aprivano la stessa attività in proprio, in qualche angolo del paese ( mio fratello Salvatore è stato uno che ha fatto apprendistato da Rocco Capaldo). Il numero di questi ragazzi ė numeroso e qualcuno di voi me ne potrà dare atto. Ma parliamo re lu scarpère prendendo a prestito un pezzo dal libro: " Sant'Agata di Puglia nel tempo" del'indimenticato professor Carmelo Volpone.
Lu scarpère?
"L'artigiano che aveva nella sua bottega, a quei tempi, più (rescibbele) discepoli. E la produzione delle scarpe, per ogni ceto,veniva da questi artisti, per piccoli e grandi. Scarpe alte e scarpe basse,(pe dinde) per il paese, (scarpe fattezze, cu re chiòvera e re centrerre sotte, pe fore) con i chiodi a capocchia larga, per la campagna; ( hammèle re pèlle e re cuorie) gambali di pelle sottile e di cuoio doppio, ( li stuhèle o stuhalune re pèlle re crapètte, pe dinde; e chire re cuorie re vacca, pe fòre) stivali di pelle di capretto per il paese e quelli di cuoio di vacca, per la campagna, fino alle scarpe con la ( pèlle lùceta) pelle lucente.
Questo artigiano era anche invitato a recarsi nelle case, a giornata. Nelle masserie era invitato almeno una volta all’anno, prima dell’invernata certamente, dal padrone della masseria, per una riparazione di scarpe o per farne nuove, per lui e la sua famiglia e per quanti vivevano nella sua masseria, che non erano pochi allora. Il calzolaio, di solito, portava soltanto la sua attrezzatura. Tomaie, suole e quant’altro occorreva per la riparazione o per farne nuove, di scarpe, erano comprate dal padrone che lo aveva portato in campagna e da quant’altri volevano servirsi del calzolaio. Si tratteneva in campagna, per tutto il tempo necessario alla bisogna. Aveva trattamento speciale, sia per dormire sia per mangiare.a riguardo del mangiare li scarpere quanne mangiavene, nun ze fenivano meje lu piatte rumanevene sempe qualche cosa e si diceva ca quera eija la Criajanza re lu scarpere."
(dal libro Sant’Agata di Puglia nel Tempo del Prof.Carmelo Volpone).