Lu paglière.
Tutta la campagna pugliese è caratterizzata da imponenti masserie, le abitazioni stabili di un tempo, dove agricoltori e contadini vivevano tutto l'anno nel podere che coltivavano.
Molte di queste oggi sono state trasformate in accoglienti agriturismi e tante sono ancora funzionanti.
Distanti dalla masseria, sorgeva un tempo "lu paglière" che era una semplice capanna; ma non ha nulla a che fare con la capanna dello zio Tom, per intendersi.
"Lu paglière" era un tipo di rifugio temporaneo abitato da una famiglia o da un gruppo di lavoratori stagionali che vi soggiornavano per un determinato periodo dell'anno.
Di norma era costituito da un unico ambiente, più o meno esteso, in cui ci si rifugiava durante le ore torride dell'estaste, dalla pioggia improvvisa e si raccoglievano le masserizie.
Esso aveva carattere più o meno provvisorio ed era costruito per lo più con paglia disposta su una intelaiatura a capanna; in casi meno frequenti e per tipologie poco estese il pagliaio aveva pareti di pietra a secco, o più raramente di tronchi, con il tetto di paglia.
Nelle varie tipologie era abitato dai mietitori nel tempo della mietitura, da carbonai durante il periodo della carbonificazione, dai pastori in altura durante il periodo estivo, quando seguivano le greggi nella transumanza estiva; oppure anche dagli stessi agricoltori, nei periodi prossimi al raccolto di produzioni pregiate, per scoraggiare fenomeni di furto. Anche tanti piccoli fondi di Sant'Agata ospitavano un tempo questi paglière che erano utilissimi nei mesi estivi, quando si mieteva, per ripararsi dalla pioggia o venivano utilizzati come ricovero di attrezzi di lavoro agricolo, onde evitare il fastidio di portarseli giornalmente dal paese. Chi s'arrecòrda lu paglière? Io mi ricordo benissimo e ne ho fatto esperienza diretta in tempo di mietitura.