La strada che conduce dalla chiesetta della Madonna dell’Arco al cimitero di Sant’Agata di Puglia è intitolata” Viale della Pace” per significare la quiete particolare di quel luogo. La toponomastica è recente, però, al di là di questo senso ovvio, senza volerlo restituisce, in parte, alla zona designata una sua antica denominazione.
Non tutti sanno, infatti, che la cappella della Madonna dell’Arco alcuni secoli fa era dedicata a Santa Maria della Pace e che tale titolo risulterebbe sin dal 1538,proponendosi ora la tesi di un’antica connessione toponomastica della cappella stessa con una zona agricola adiacente. Ci consentono di affermare ciò un documento dell’Archivio dell’Abbazia di Montevergine ed un altro dell’Archivio di Stato di Napoli . Il primo riporta uno strumento del 18 luglio 1538 rogato dal notaio Antonio de Lieza di Trevico , dal quale rileviamo che “ Valeriano Pironta di Sant’Agata di Puglia asserisce alla presenza di fra Marciano de Lieza, priore di Santa Maria della Neve di Trevico e di San Pietro Ursitano di Sant’Agata, di essere debitore verso il monastero di San Pietro un tarì all’anno , come censo di un cellaro in Sant’Agata, che però, essendo stato da lui venduto, aveva trasferito quel censo sopra una vigna detta Santa Maria della Pace, nelle stesse pertinenze di Sant’Agata (cfr. Abbazia di Montevergine . Regesto delle Pergamene a cura di G. Mongelli vol. V/sec. XV-XVI / Roma 1958 pag.380, n.5131)
Il toponimo rinvenuto nel rogito esaminato lascerebbe perplessi circa l’ubicazione di Santa Maria della Pace senza il sussidio del secondo documento dell’Archivio di Stato di Napoli, vale a dire dello”Stato delle anime della Matrice ed Arcipretal Chiesa di San Niccolò della Terra di Sant’Agata di Puglia” apprestato da Don Gregorio Longo nel 1753 in esecuzione degli ordini reali per la formazione del catasto onciario.
Prima delle riforme legislative ispirate alla rivoluzione francese, miranti ad attuare la piena autonomia giuridica della società civile nei confronti di quella religiosa, alcune funzioni, oggi svolte dallo stato civile nella circoscrizione amministrativa comunale, erano demandate per finalità ecclesiastiche solo alle parrocchie. In seguito alle disposizioni del Concilio di Trento, infatti, i parroci erano obbligati a tenere i registri delle nascite e dei battesimi, dei matrimoni e, poi, anche dei morti, supplendo altresì alla carenza di strutture analoghe negli ordinamenti giuridici del tempo.
Nel 1753, quindi, nella giurisdizione della parrocchia di San Nicola rientrava pure il romitorio annesso alla cappella della Madonna dell’Arco. Ed era proprio nel predetto “ Stato delle anime” che don Gregorio Longo, noverando i romiti esistenti, e cioè i coniugi Francesco Giampiccolo di anni 69 e Beatrice de Angelis di anni 71, affermava testualmente per indicare la loro dimora :” Romitorio di Santa Maria dell’Arco anticamente nomata Santa Maria della Pace” (A.S,N. Catasto onciario, vol. 7264).
Se abbiamo proposto attraverso i due documenti l’individuazione dell’antica località di Santa Maria della Pace, non si hanno allo stato notizie precise sull’origine della cappella. E’ probabile comunque, che la statua della Madonna attualmente posta sull’altare, riguardi la devozione antica, anche perché è plasticamente diversa dalla nota iconografia della Madonna dell’Arco.
In ordine al culto della Madonna della Pace per il periodo che ci riguarda, giova accennare che a Roma durante il pontificato di Sisto IV veniva costruita la chiesa della Madonna della Pace, chiamata anche Tempio della Pace , dove già c’era la chiesetta di Sant’Andrea degli Acquaricciari, per scongiurare i pericoli della guerra. Con bolla del 17 Aprile 1484, lo stesso Sisto Iv concedeva l’indulgenza plenaria ai fedeli che avessero visitato il precitato tempio nelle più importanti festività mariane. Se l’aspirazione alla concordia fra i popoli muoveva Sisto IV a prendere tali iniziative, è opportuno, ritornando al comune pugliese, riportare anche un documento del 29 ottobre 1463 del seguente tenore :” Ferdinando (I): concede l’esenzione delle collette a S.Agata della provincia di Capitanata, considerando la fedeltà dei suoi abitanti che hanno sofferto molteplici danni” (Cfr. Abbazia di Montecassino, I Registri dell’Archivio,vol.III,parte I,sec.XI-XV, a cura di Tommaso Leccisotti,Roma 1966, pag .353,n.853).
Ferdinando I d’Aragona, in effetti, ricompensava con un privilegio fiscale i santagatesi che avevano parteggiato in suo favore nella guerra contro Giovanni d’Angiò. Le milizie aragonesi, infatti, nel1462, dopo aver messo a ferro e fuoco Accadia, con la battagliadi Troia riportavano la vittoria definitiva, che assicurava a Ferdinando I d’Aragona la corona del Regno di Napoli e successivamente saccheggiavano Candela. La pace conseguita dopo i clamorosi combattimenti, che avevano avuto come teatro le contrade circostanti Sant’Agata, può costituire un’ipotesi attendibile circa la fondazione della chiesetta di Santa Maria della Pace.
Per motivare la trasformazione dell’antico titolo della cappella, è importante , a questo punto, dar risalto alla missione affidata nel 1595 da papa Clemente VIII a San Giovanni Leonardi per la riforma della Congregazione di Montevergine, poi che lo stesso santo, dal 1592 al 1594, aveva felicemente assolto il suo compito apostolico di soprintendente alla costruzione del Santuario della Madonna dell’Arco in Campania. Apprendiamo, infatti, da un altro documento del 19 maggio 1611 riportato dal Mongelli(cfr. op.cit. vol VI secc. XVI-XX, pag. 58 n. 5591), che il Sommo Pontefice Paolo V, nel ricordare :” la visita fatta da [S] Giovanni Leonardi, chier. regolare della Congregazione di Lucca, alla Congregazione di M.V per ordine di Clemente Pp VIII, suo predecessore nel pontificato, e i decreti emessi con i quali si prescriveva la riduzione dei Monasteri della Congregazione, fa notare che col decorso dei tempi s’era visto che quei decreti non si potevan osservare come giacevano, e perciò ora egli stabilisce che la Congregazione consti di 24 monasteri e che in essi siano distribuiti tutti i religiosi verginiani” comprendendo fra questi monasteri quello di Sant’Agata di Puglia con l’assegnazione di 12 religiosi retti da un abate.
Tratta della visita apostolica e della riforma dell’ordine verginiano, Gian Domenico Gordini, agiografo di San Giovanni Leonardi, in un articolo della Biblioteca Sanctorum edita a cura dell’Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense (Roma 1965, vol. VI) affermando che il santo lucchese per far fronte al lassismo serpeggiante nella Congregazione Verginiana , si comportava con risoluta fermezza ed arrivava a sostituire alcuni superiori e finanche l’abate generale.
Alla luce della nostra disamina,si possono trarre le seguenti conclusioni:
1) La fondazione della cappella della Madonna dell’Arco in Sant’Agata di Puglia, in passato dedicata a Santa Maria della Pace, sarebbe avvenuta prima del 1538 e, presumibilmente, in seguito alla conclusione della guerra tra Ferdinando I d’Aragona, figlio di Alfonso il Magnanimo, e Giovanni d’Angiò, se si avvalorano le tesi innanzi formulate;
2) È verosimile che, dopo la visita apostolica di San Giovanni Leonardi alla Congregazione di Montevergine, della quale Sant’Agata faceva parte con un monastero, verso la fine del 1500 si sia propagata nel centro pugliese la fama dei prodigi della Beata Vergine nella zona vesuviana al punto da trasformarsi poi, nel culto l’antica denominazione della chiesetta e, di conseguenza, il precedente toponimo in quello attuale.
Gaetano De Carlo