Mentre sono ospite di amici santagatesi (che hanno due figli piccoli, 4 e 5 anni) in un paesello del Piemonte, arrivano Antonio e Rosetta, altra coppia di compaesani (con figlio Mattia di undici anni) che non vediamo da tanto tempo e allora giù abbracci e grandi manate sulle spalle. Segue una chiacchierata in cucina e poi l'immancabile visita alla casa. I nuovi venuti cominciano a guardarsi intorno e Antonio, sempre in cucina, è attratto dal calendario sopra il frigorifero che raffigura scorci di paese, legge la scritta che vi trova sopra:
“Buongiorne Maronna mia, … ramme la sanda benerezzione”
e dice:
“Ah, guarda nu poche, penzève che stu paese re lu Piemonde tenéva chisà quale dialette diverso, e invece véche che asseméglia tale e quèle a lu dialette nuostre.”
“Non è, che assemèglia. Quire eja proprje lu dialette nuostre” gli diciamo in coro.
“Ah, ma è lu calendarje re Sand'Aheta! Me crerèva ca era re qua” dice Antonio.
“Nu ru bbire ca quire eja lu cambanère re Sande Necola?”
Intanto i due piccoli, appena si sono resi conto che l'undicenne Mattia è un tipo mite, non trovano niente di meglio da fare che cercare lo scontro. Mattia cerca di contenere pacificamente la loro esuberanza comprendendo che sono piccoli, ma quelli, vista la mancanza di reazione, gli rivolgono allora le parolacce. Però anche con le parolacce Mattia non si scompone. Allora, visto il caso estremo, i piccoli sfoderano l'arma segreta: le “caciòle”, cioè le caccole. Infatti al malcapitato Mattia gliele distribuiscono in gran quantità appiccicandogliele sulla faccia e sul collo, e questa volta riescono a metterlo in crisi. Perciò il papà interviene per mettere un freno ai due figli piccoli. La mamma invece, imbarazzata, cerca di giustificarli spiegando che spesso giocano nel cortile insieme agli altri ragazzi che sono più grandi, e per questo cercano di fare come loro che si esercitano negli sport estremi di parolacce e distribuzione di “caciòle”. Come si sa – dice – non è l'esempio buono che si cerca di imitare ma quello cattivo.
“Non ce lo dire a noi” rispondiamo tutti. “Siamo noi grandi e quando vediamo la televisione ci facciamo incantare da qualcuno che spesso non è uno specchio di moralità. Figuriamoci i bambini.”
Alla fine Antonio e la moglie si accomiatano porgendo la guancia ai bambini e facendo il patto:
“Mi raccomando, bacino senza caciòle. Va bene?”
Dicono di sì. Tutti d'accordo. In effetti i piccoli danno il bacio, obbedienti e tutt'assieme ordinati e perfettini.
“Che bravi. Li avevamo giudicati male. Guarda come sono composti e giudiziosi” ci affrettiamo a dire.
Gli ospiti salutano, ma non fanno in tempo a chiudere la porta che già sul pianerottolo si accorgono che sono pieni di “caciòle” sulle braccia.