Arrivando al santuario dell'Incoronata, vicino Foggia, non si puo' fare a meno di notare che, rispetto ad altri santuari, è il posto che più ha conservato la caratteristica del vecchio luogo di culto. Hanno cercato di dare un aspetto moderno togliendo i vecchi quadri naif dove tanti avevano lasciato il disegno puerile del loro miracolo, con tanto di descrizione della scena – molti salvati nell'incidente stradale, molti altri nell'operazione chirurgica – ma non si è riuscito a cambiare l'aspetto originale del santuario dovuto anche ai pellegrini che vi giungono, i quali hanno tutti le facce popolane di contadini di tanti anni fa e lo stesso atteggiamento da sprovveduti, sebbene scendono dai moderni pulman, ma sicuramente avranno portato con sé pane e salsiccia avvolti nel tovagliolo e il fiasco di vino.
Né aiutano ad ammodernare l'ambiente le varie bancarelle di venditori sul piazzale le quali, incolonnate, tengono esposti i quadri con le immagini sacre, i piatti, i bicchieri, e poi ecco l'immancabile bancarella di provoloni e caciocavalli. E così a seguire: una bancarella di oggetti di culto, la seconda uguale, la terza altrettanto, e poi quella che vende da mangiare.
Sullo spiazzo i tavolini sudici e rotti di un'osteria. Le sedie sembrano prese da una discarica. Il barbecue di un esercente che arrostisce i “torcinelli” (budella arrotolate di agnello) solleva una nuvola di fumo gradevole che dà un sapore di sagra di paese al piazzale che sta tra il recinto della chiesa e il bosco.
I pellegrini entrando in chiesa si fanno la croce e terminano il gesto baciandosi le dita con le labbra che schioccano. Si vanno guardando l'interno e leggendo le scritte con le facce ingenue e incantate e poi, una volta fuori, si mettono lì, seduti sullo scalino del marciapiede sotto il sole cocente – il vestito fuori moda – mentre aspettano che arrivi l'ora di riprendere il pulman per il paese. Non abituati agli agi, non mostrano insofferenza nell'afa opprimente. È evidente che per loro essere venuti al Santuario è stato un atto cui tenevano molto.
Verso sera la campagna vicina manda i suoi odori mentre il Santuario si va spopolando e torna ad essere il posto isolato che era una volta quando non esistevano i mezzi di trasporto di oggi.
I pellegrini e il Santuario immerso nelle campagne danno l'idea della vera fede, quella che c'è tra la gente comune. Per chi viene dalla città e si ritrova in quest'ambiente che sembra fermo a qualche decennio fa, rimane perplesso, gli viene da pensare che forse quei pellegrini dall'aspetto povero in effetti racchiudono una ricchezza che sfugge a un occhio poco attento.
L'atteggiamento che hai visto in chiesa dei fedeli con lo sguardo trasognato verso i santi, come se non ci fosse nient'altro di importante nella vita, non riesce ad allontanarsi dalla mente, tu che fino adesso credevi di avere altre priorità. Chissà, forse tornando più spesso in questo Santuario, si riuscirà a prendere esempio da quella gente umile e semplice.