Non so perchè, ma trovo piacevole a volte pensare di andare a mangiare ad un ristorante di agriturismo, specialmente quando si tratta di una struttura rustica ammodernata. Sarà perchè mi ricorda troppo la masseria paterna dove arrivavo provenendo dalla città oppure perchè in fondo è il mio ambiente naturale trovandosi in un contesto rurale, fatto sta che ritrovarsi negli spazi aperti è tutta un'altra cosa..
Ultimamente mi è capitato tra le mani un depliant pubblicitario di alcune aziende di agriturismo a dir poco stupefacente per come venivano esposti i servizi, cioè con un'aria di semplicità fuori tempo, tanto che sembrava una stampa di qualche secolo scorso. Queste aziende proponevano ai clienti che nell'agriturismo avrebbero trovato l'odore della lavanda oppure si puo' trovare la volpe, sentire il verso del cardellino, trovare i condimenti con i fiori di finocchio selvatico.
È evidente che sono aziende coraggiose per proporre amenità del genere a dei palati forti.
È come offrire un analcolico a un forte bevitore. E però è qui il segreto, perchè è come se ci dicessero:
“Avete finito di ubriacarvi di modernità a tutti i costi? Non è forse il caso di tornare alle cose vere e sane di una volta? O vi lasciate ancora incantare dai valori effimeri?”
Queste aziende parlano dei profumi degli olivi.
Ditemi voi se non è una novità per chi è abituato al “profumo” dell'inquinamento della città, agli scarichi delle automobili.
Le stesse tengono pony, asinello e animali da cortile con cui giocare. Con cui giocare? Ma lo sanno che razza di giocatori all'ultimo stadio siamo noi? Abbiamo proprio bisogno di rieducazione.
Dicono che la fitta vegetazione permetterà di recuperare il contatto primordiale con la natura: questa sì che è musica per le orecchie.
Si dilettano nell'allevare galline, oche, tacchini e piccioni. È straordinario trovare gente che si diletta lavorando.
Gli operatori sono gente che aveva un unico desiderio: tornare in campagna. Hanno avuto in dono dal nonno alcuni apiari che promettono di far visitare ai clienti, i quali inoltre possono visitare anche gli animali.
Parlano di un dono che hanno ricevuto dal nonno e il dono sono gli apiari. Pensate un po'.
Visitare gli animali, gli apiari. Sembrano proposte che vengono da un altro pianeta. È come se degli extraterrestri proponessero talmente degli svaghi semplici che suonano strani.
I proprietari coltivano e cucinano solo quello che producono sul posto e senza sostanze chimiche.
Ragazzi, ma allora esistono ancora persone che pensano a queste cose? Non siamo allora tutti rassegnati a mangiare roba chimica senza sapore che viene da chissà quale continente?
Infine assicurano che i clienti troveranno i sapori di una volta.
Questa è una frase che quelli che l'hanno scritta mi danno l'idea di certi irriducibili, dei “carbonari” che il sistema non è riuscito a piegare. Credono ancora in qualcosa mentre intorno a loro ognuno si è uniformato al pensiero dominante.