Nacque il 31 marzo 1914 a Sant’Agata di Puglia, si spense a Matera il 23 maggio del 1988.
Fu educatore e dirigente scolastico, Provveditore agli studi di Arezzo e Matera.
Meridionalista, scrittore, poeta, grande animatore culturale, fu il “cantore della nostra terra, l’interprete migliore dei sogni, delle aspirazioni, dei tormenti della gente del Sud”.
Meritevolmente occupa un posto di tutto rispetto nella letteratura contemporanea e nella storia del paese che gli diede i natali.
Vogliamo ricordarlo nel I Centenario della nascita con la poesia da lui scritta, pubblicata per il Suo necrologio
Dora Donofrio Del Vecchio
Sono quello che sono
Sentitelo il maglio che batte
nel cavo delle ossa e lenta, più lenta
s’acqueta l’ora dei sensi.
Bugiardi necrologi, risparmiatemi
dai palmizi che sbatacchiano inchini
al mio tragitto.
Se non avete ciocche di rosaio
mi basteranno gli sterpi di una fronda.
Mi strazia quel ciarlare convenuto
a darmi, forse, il gusto di essere vivo.
Sono quello che sono, pagherò il pedaggio.
I morti udranno il sonno che mi colse.
Parleranno i silenzi,
è venuto, diranno, da contrade sue,
fece baratto al fuoco dei sarmenti
tra il pane del compagno a piano terra
e il suo più bianco.
Il giramondo vi darà la prova
di chi inciampando martellò l’estate
per il riso di una balza in pasto ai venti.
Enzo Contillo
foto 1 Enzo Conitllo
foto 2
Sant'Agata di Puglia, Sala consiliare, 8 aprile 1983. Da destra: Gino Marchitelli, Pasquale di Cicco (direttore Archivio di Stato di Foggia), Dora Donofrio, Giovanni Russo (sindaco), Enzo Contillo, p. Bernardino Fondaco.