Aliè, sbadigliare, da halare.
Ammunnè, mondare, pulire, sgusciare, da mondare. Dalla stessa radice ammunnète, mùnnele (frusciandolo che usava il fornaio per pulire il piano del forno prima di infornare pène e ppìzze ndèrra), munnulijè, munnèzza (immondizia), munezzère (immondizzaio).
Assuglia, subia, lesina, da subula.
Checòzza, zucca, dal latino tardo cucutia.
Catìne, catino, bacinella, da catinus.
Cucìvele, da coquibilis, di facile cottura.
Currescia, da corrigia, striscia di cuoio e, per esteso, anche di terra.
Diasìlle, da dies illa, sequenza dell’ufficio dei morti che inizia con il verso “dies irae, dies illa”.
Lìbbera, da Libera me, Domine, a morte aeterna (liberami, Signore, dalla morte eterna). Sequenza per i defunti. “Tutti li priévete candàvene la Lìbbera per li muorte li rui novembre” (tutti i sacerdoti cantavano Libera me, Domine, in suffragio dei defunti il 2 novembre).
Mannaggia, imprecazione “male n’aggia”, da male habeat, male abbia.
Mappèta, da mappa (greco mappa), involucro “na mappèta re foglie”. Ha la stessa radice mappìna, cencio, straccio, strofinaccio, ed anche manrovescio.
Melevìzze, dal latino medievale malvicius, tordo.
Meserère, da Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam, “Abbi pietà di me, o Dio, per la tua grande misericordia”. Salmo di David cantato o recitato negli uffici funebri. La voce, nella medicina antica, si usava per indicare l’occlusione intestinale che si manifestava nella forma più grave con il vomito fecaloide. “Ave
avùte lu meserère, adda sùle murì”. Lo stesso termine si usava per dire “è in fin di vita”: “Stèje a lu meserère”.
Mò, subito, or ora da mox.
Mutazziòne, cambiamento del tempo, da mutare e mutatio-onis. Da mutare anche mutè (cambiare), mutèta (biancheria da lavare), mutète (chi ha cambiato la biancheria intima), mutànna (biancheria pulita), mutàrese (cambiarsi), mutande (mutande, biancheria intima da cambiare), mutamènde (cambiamento), tramutè (travasare il vino), tramutète (travasato), mutatòra.
Ndènne, da intendere, capire, comprendere. “Lu figlie mùpe la mamma lu ndènne”, solo la mamma comprende il figlio muto.
Ndùtte, in tutto, da in toto. “Ha purtète tre òva ndùtte”, ha portato in tutto solo tre uova.
Nnàlbs, in albis. “Lunnurìja nnàlbs se vèje fòre a ffè la cummunìglia”, lunedì in albis si va in campagna per la colazione all’aperto.
Nzìne, in grembo, da in sinu.
Ogna, da ungula, unghia.
Onza, da uncia, oncia, piccolissima parte. “Nu n’èja manghe n’onza re l’attène” , non è neppure un’oncia del padre.
Pandàske, addome, ventre, pancia, interiora, da pantex-panticis. “Rùje calge rinde a re pandàske!”
Peràscene, la voce indica il frutto del pero selvatico e l’albero, il perastro, da Pyrus pyraster silvestris.
Precciatiélle, pasta alimentare fatta a mano, dalla forma allungata come gli spaghetti, ma forata, bucatini. E’ una voce che ci viene dal latino pertusiare, forare, attraverso il francese percer, bucare, forare.
Père patte e ppèce, da paria pacta et pax. Solo pari condizioni possono portare la pace e l’accordo.
Pica, da pica, gazza.
Pìsse-pìsse, bigotto/a, pizoco/a, da [ora pro no]bis. “Avìtete ra chi rìce pìsse-pìsse”, stai alla larga da persona bigotta.
Prèna, da prae(g)na, gravida, incinta. Dalla stessa radice prenèzza, gravidanza. Secondo il proverbio santagatese “Prima prenèzza caccia bellèzza”.
Rìscete, dito, da digitus, così rescetìcchie (mignolo), rescetòne (pollice), rescetèle (ditale).
Rrà, là, da illac.
Sblennòre, splendore, da splendor-oris.
Sciotta, acqua in cui si è bollita la pasta, da cocta, acqua bollita.
Secutenòsse, pugno, da sicut et nos.
Serola, brocca, giara, contenitore per l’acqua, da seriola-ae.
Spruè, da expurgare, pulire, potare, nettare. La voce santagatese si usa per indicare lo sfiorire degli alberi. “Stu viénde fece spruè r’amènele”, questo vento fa cadere i petali dai fiori del mandorlo.
Stènne, da extendere, esporre, stendere. “Stènne li panne” , sciorinare il bucato.
Stramène, extra manum, fuori mano, luogo difficile da raggiungere.
Strèttela, da strictula, stradina di campagna.
Stròleche, astrologo, indovino. Da astrologus.
Struìrre, tappo della botte, da obstruere, chiudere, tappare.
tata, da tata, babbo.
Tècomèco, scambievolmente, una volta con te, una volta con me. Da tecum mecum, con me, con te.
Usse-ùsse, richiamo per i maiali, da sus-suis, maiale.
Vèzza, da vicia sativa, veccia, biada.
Zenniè, ammiccare, fare l’occhiolino, da cennare.
Trappeto, frantoio, da trapetum.
Dora Donofrio Del Vecchio