Artemisium News
02/02/2014
SANT'AGATA DI PUGLIA : ...CARNEVALE
di Lorenzo Berardino
Una Mascherata di tanti anni fa

E’ a S.Agata che con la memoria vado in questo periodo, al paese dove sono nato ed ho trascorso gli anni spensierati della mia adolescenza.
Carnevale maschere e suoni, il tempo in cui l’inverno comincia a prepararsi alla primavera, la fine di una annata agricola e la preparazione al nuovo raccolto.
Non è delle usanze di antichi riti o dei Saturnali che voglio parlare, ma di quella scena culminante della festa che porto con me nei ricordi, “il funerale di Carnevale”: un omaccione finto, ricavato con vecchi panni ripieni di paglia che, disteso su un cataletto, venne accompagnato da uno strano corteo, nella parata della mezzanotte dell'ultima sera, sulla loggia di S.Nicola.
Un corteo di maschere, guidato da Quaresima. Uno dei promotori, Filomeno Morese (alias “Blluot”) impersonava il giudice, venne inscenato un processo pittoresco che giudicò sommariamente l’operato di Carnevale e con espressioni colorite che suscitarono risate dei partecipanti ne decretò la morte.
Carnevale venne portato sul campanile e buttato giù.
Era il primo carnevale organizzato da adulti che vedevo con gli occhi impauriti di bambino.
Solo con il tempo ho compreso il significato della morte di Carnevale, (l'anno vecchio che muore e porta via con sé le tristezze e i mali del passato) ed ho cominciato ad apprezzare nell’aria l’ allegria delle famiglie, l’allegria del paese.
Noi ragazzi ci vestivamo da donna e le ragazze da uomo. Le maschere le facevamo ritagliando i buchi per occhi e bocca da un pezzo di stoffa e per truccare la faccia si usava la farina ed il carbone (i più fortunati andavano da Zi – Fiorina per comprare una maschera di cartoncino.)

La Cantilena che si cantava nelle case

Lu cupe . . . cupe
Aggi cantéte sòpe a na finestra
lu cupe cupe vole la minestra;
Aggi cantète sòpa a na cucina
lu cupe cupe vole la furcina;
Ave ritte zi Andreia
sceme a Foggia a treia a treia
Ave ritte zi Filèse
me rè nu poche re chèse;
Ave ritte Taresucce
me rè nu buccherucce;
Canta la gallina e còtela li rine
pe dé la bona sera a re signurine;
Canta lu galle e còtola la còre
pe lassé la bona sera a stì signùre.


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