S.ANTONIO ABATE ( SAND' ANDUONE ) NELLA RELIGIOSITA' E NELLA CULTURA DI SANT'AGATA DI PUGLIA
S. Antonio Abate nacque da facoltosi genitori a Qumans in Egitto intorno al 251, morì nel deserto della Tebaide nel 357. Rimasto orfano a vent’anni, donò ai poveri quanto aveva, per vivere da anacoreta una vita secondo la povertà evangelica. E’ considerato il fondatore del monachesimo cristiano. L’iconografia lo rappresenta con un bastone a forma di TAU, un maiale ai piedi con un campanello, la corona del Rosario in mano. E’ protettore di allevatori ed animali domestici, che si benedicono il giorno della sua festa, il 17 gennaio, e viene invocato nelle epidemie e per guarire dal fuoco sacro. Il culto di S. Antonio Abate è molto diffuso e certamente a Sant’Agata di Puglia ha ascendenza medievale.In territorio santagatese, presso il Ponte romano di Palino ed un'importante antica arteria viaria, la Via beneventana, che attraverso Benevento collegava Roma a Brindisi, era (ed è) ubicata la chiesa di S. Antonio Abate (Sand’Anduòne) con convento, “lu cummende re Sant’Anduòne” (il convento di S. Antonio Abate). Esso fu certamente stazione viaria al tempo dei Romani, masseria regia al tempo di Federico II e divenne sede di dogana della mena delle pecore, prossima a Candela, ove terminava il tratturo Pescasseroli-Candela; aveva una taberna e si trovava al centro di località ove erano masserie di pecore. Il convento di S. Antonio Abate fu sede dell’Ordine ospedaliero di S. Antonio Abate detto degli Antoniani. Come stazione viaria per secoli offrì riposo e ristoro ai numerosissimi viaggiatori, pellegrini, crociati, santi, mercanti, pastori transumanti, che percorrevano la Via beneventana per recarsi a Brindisi e di qui in Oriente ed in Terra Santa. Fu feudo dei duchi Orsini, feudatari di Sant’Agata dall’inizio del ‘400 alla metà del ‘500, poi dei marchesi Loffredo. Nella descrizione di Francesco Maria Pratilli (Della Via Appia, 1745), è un feudo con taverna ed osteria. Nel Catasto onciario del 1754 di Sant’Agata di Puglia, è nell’elenco dei possedimenti marchesali.Su un ameno poggetto che guarda il Ponte romano e il corso del torrente Calaggio, si possono ancora ammirare le vestigia della imponente costruzione, un fabbricato di m. 85 per 65 circa, complesso e vasto edificio ormai in completa in rovina, di cui si conserva la chiesa dedicata al Santo anacoreta.Il complesso edilizio sorge su un’area di grande valore archeologico, ma la scarsa documentazione di cui si dispone non fa piena luce su di esso.La chiesa di S. Antonio abate era chiesa-abbazia, ed aveva molte rendite. E’ stata officiata fino alla seconda metà dell’800.L’Ordine ospedaliero degli Antoniani nacque come Ordine dei Canonici Regolari di S. Antonio Abate di Vienne, e fu promosso da un nobile di francese di nome Gaston, grato al Santo per aver guarito il figlio dal fuoco sacro o fuoco di S. Antonio detto anche male degli ardenti (vi fa parte l’herpes zoster). Esso fu riconosciuto come ordine ospedaliero ed approvato da papa Urbano II nel 1095 e da papa Onorio III nel 1218. Ebbe la massima diffusione nel 1300, e al tempo degli angioini nel Meridione d’Italia, ove fondò ospedali e sedi in molte località. La sua presenza nel Meridione è giustificata dalla diffusione tra comunità contadine emarginate e poveredell’epidemia del fuoco sacro causata dal consumo di cereali infetti da un fungo tossico. Gli Antoniani ebbero sempre cura dei pellegrini e dei malati e per curare le piaghe usavano un unguento che ricavavano dal grasso del maiale, per cui questo animale in molte località si offriva al Santo ed era tenuto con molta considerazione. Essi indossavano abito nero su cui era cucito il TAU azzurro.Gli Antoniani trovarono conveniente la residenza nel convento di S. Antonio Abate presso Sant’Agata di Puglia per la vicinanza del fiume Calaggio e della strada beneventana che utilizzava il Ponte romano di Palino (una residenza teutonica era nella vicina Accadia, mentre cavalieri di Calatrava erano ad Orsara e Celle S. Vito). La loro presenza era utile non solo alla comunità santagatese ma anche ai numerosi pellegrini e viaggiatori che per motivi religiosi o economici attraversavano quella strada.Popolo e clero santagatesi a Sand’Anduòne si recavano processionalmente due volte l’anno, il 17 gennaio per benedire campagne ed animali, e la seconda domenica di maggio, in ricorrenza della fiera che si teneva nel cortile del convento. Il marchese in entrambe le circostanze offriva elemosine ai bisognosi.La fiera era legata proprio all’economia pastorale della transumanza ed era tanto importante che erano presenti i giudici di Sant’Agata per tutelare la regolarità dei contratti. Nel suo svolgimento s’inseriva un corteo guidato da autorità laiche e religiose che partiva da Sant’Agata e, snodandosi per vie campestri, raggiungeva il luogo della fiera per rendere omaggio al Santo e benedire le campagne prima della mietitura, corteo che si è svolto fino ai primi del ‘900.I tempi di svolgimento della fiera di S. Antonio Abate coincideva con un particolare momento del ciclo agro-pastorale. Per i pastori finiva la transumanza (questa iniziava e finiva con le due feste di S. Michele, il 29 settembre e l’8 maggio) e prima di ritornare in Abruzzo o Molise essi vendevano lana (la “maiorina”), carni, pelli, formaggi, ecc.; a maggio i contadini si preparavano alla raccolta del grano per cui dovevano vendere o acquistare determinati prodotti o attrezzi. La fiera di S. Antonio Abate coincideva con lo svolgimento di altre importanti fiere “con chiara prospettiva pastorale”, quella di Foggia e quella di Sulmona (fiere istituite da Federico II), che si tenevano nella prima metà di maggio, oltre alle numerose fiere dell’Abruzzo pastorale, tra cui quella di Goriano Sicoli e dell’Aquila, che si svolgevano anche con corse e giostre. L’evento economico rappresentato dalla fiera era accompagnato dal pellegrinaggio verso la chiesa di S. Antonio Abate. Nell’abbinamento fiera-pellegrinaggio si confermava una pratica devozionale che coinvolgeva autorità, pastori e contadini.Il diritto di questa fiera passò a Rocchetta S. Antonio (di cui il Santo eremita è patrono) che ne ottenne il decreto da Ferdinando IV di Borbone il 30 luglio 1779 per aver luogo nei giorni 24 e 25 agosto di ogni anno.A Sand’Anduone maskere e suone, recita un detto santagatese per dire che il 17 gennaio inizia il carnevale, un tempo che a Sant’Agata si festeggiava con allegre mascherate.L’altro detto santagatese Sand’Anduòne s’ennammuréje re la puorche fa riferimento al porcellino che accompagna il Santo nell’iconografia ed all’uso del lardo di maiale per l’unguento di cui abbiamo fatto cenno.
Dora Donofrio Del Vecchio
Confraternita di S. Antonio e SS.ma Annunziata.