L’eco della ‘tragica estate’ di Foggia giunse a Sant’Agata di Puglia con le notizie delle terribili incursioni, dei drammatici bombardamenti, delle distruzioni, del numero dei morti. Dopo il bombardamento aereo del 22 luglio e del 19 agosto 1943, arrivarono da Foggia a Sant’Agata molti sfollati che furono accolti dal Comune e sistemati nelle aule scolastiche e presso famiglie.
Nella Casa del S. Cuore furono ricoverati 30 sfollati dell’Opera Pia “M.G. Barone”, essendo stato quest’istituto requisito per ospedale militare,e vi rimasero fino a dicembre 1945.
A Sant’Agata si respirava aria di panico e di ansia.Nelle chiese si pregava per la Patria, per la pace, per i combattenti, per i numerosi dispersi. Si celebravano messe per i soldati morti in guerra, tridui tempore belli con l’Ora di adorazione pro-soldati.
La mattina del 10 settembre 1943, due giorni dopo l’armistizio, una notizia passò di bocca in bocca: “Sono arrivati i tedeschi”. Il paese fu messo in subbuglio. La popolazione era terrorizzata. Molti corsero a rintanarsi nelle case. Alcuni credettero più sicuro rifugio il convento di S. Antonio. Mio nonno, Donofrio Pietro, nascose gli otto suoi figli nella soffitta, ove rimasero per molti giorni.
La voce, divenuta insistente, arrivò anche nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo, dove si stava celebrando in forma solenne la messa funebre per la signora Luigia Pagano, deceduta il giorno precedente, sorella del parroco mons. Donato Pagano.
Era il momento dell’Elevazione. La casa di Dio, messa a soqquadro dalla notizia, si svuotò in un fuggifuggi generale. Inutile l’invito alla calma da parte di don Donato Pagano.
Rimasero al loro posto solo i celebranti: don Donato, don Mario Mele, don Filippo Santoro, don Luigi Sanità (lettore), oltre ai seminaristi Michele Mazzeo, Saverio ed Antonio Russo, Saverio Cancellaro, al fratino Michele Rinaldi. Tutti lasciarono la chiesa per raggiungere le proprie abitazioni. Ma l’allarme risultò infondato.
I tedeschi, non giunti nella mattinata, arrivarono nel pomeriggio con un camion dalla strada di Monteleone-Accadia, camion che il lungo corteo che accompagnò la salma della defunta Luigia Pagano al cimitero incontrò sulla via carrozzabile della chiesa della Madonna dell’Arco. Alcuni tedeschi salutarono, qualcuno alzò il fucile, qualcuno fece segno con la mano come per dire, a quelli che guardavano, mossi dal corteo, “baggei…!”
Il 21 settembre altri tedeschi arrivarono a Sant’Agata. Assaltarono un automezzo della ditta “Fredella Molini e Pastifici” e s’impossessano del mezzo e della merce.Forzarono la porta del deposito-garage di Ascanio Barbato e s’impossessarono di tre vetture del servizio postale. Nello stesso giorno in località Vallo del Melo depredarono, razziarono, terrorizzarono alla ricerca di un luogo sicuro in cui sostare. Ma presto se ne allontanarono.
Sembrava che agissero su precisa indicazione di qualche delatore che la notte li incontrava al Ponte di S. Lorenzo, dietro il convento di S. Carlo, li informava di tutto, riferendo loro i dettagli della vita quotidiana santagatese. Con un sidecar ed un altro automezzo, la mattina del 22 settembre arrivarono in piazza altri cinque tedeschi. Con fare deciso si recarono al municipio e chiesero l’elenco delle vetture esistenti in paese.
Gli impiegati in primo momento risposero con un rifiuto, ma poi, tra perplessità e reticenze, fornirono il richiesto elenco. I tedeschi fecero razzia di automobili di civili con cui si spostavano per non essere riconosciuti. Si aggirarono indisturbati per il paese, entrarono nei bar, nelle cantine, pretesero vitto e alloggio, agirono da predatori e da padroni. Nessuna autorità ebbe il coraggio di reagire, ed il maresciallo dei carabinieri pagò per loro la consumazione di vino nelle cantine.
Il pomeriggio del 22 settembre, verso le 16,00 per alcune ore terribili boati provenienti dalle parti della stazione di Candela scossero il paese. Dai balconi si vedevano colonne di fumo e fiamme levarsi verso il cielo. I tedeschi, nella loro ritirata, incalzati dagli anglo-americani, avevano dato fuoco alle munizioni ivi depositate.
L’indomani boati e colpi di esplosioni arrivarono dalle parti di Vallata–Trivico ed aerei inglesi ed americani sorvolarono il paese e le campagne circostanti. Sul paese fecero cadere una pioggia di biglietti di carta con cui annunciavano la liberazione dai tedeschi.
Venerdì 24 settembre arrivarono due ufficiali tedeschi con il preciso compito di accertarsi se il paese poteva costituire per loro un presidio militare. Ma l’indagine risultò negativa. Intanto, come in altre località italiane, anche a Sant’Agata si raccoglievano firme di adesione al fascismo. Il podestà era il dott. Alfonso Volpe, cui successe, dopo la caduta del fascismo, il sindaco Ascanio Barbato. che ebbe come segretario Palomba Michele di Roveredo di Veglie, in territorio iugoslavo.
Sabato 24 i tedeschi s’impossessarono della masseria di Rocco Fredella dopo aver fatto allontanare contadini ed operai. L’abbandonarono perché non offriva sicuro rifugio. La certezza di essere incalzati dagli anglo-americani li rendeva decisi e feroci nelle azioni. Si veniva a conoscenza di orrori da loro commessi: nelle campagne di Foggia erano stati visti militari da loro impiccati agli alberi. Si apprendeva, inoltre, che gli alleati erano giunti ad Avellino e si dirigevano verso Foggia.
Il 26 settembre due militari tedeschi tornarono in municipio per chiedere altre vetture. Diecine di loro autocarri con soldati e munizioni sostavano sulle strade carrozzabili che portavano al paese; molti erano nascosti nei boschi coperti da alberi recisi. Vennero minate le vie Candela–Sant’Agata-Accadia-Monteleone. Ufficiali tedeschi chiesero di sostare e riposare nel palazzo Fredella, nelle stanze soprastanti il molino e il pastificio. Il capo-mugnaio cedette la sua abitazione e andò via con la famiglia.
La notte il paese era completamente al buio e nelle case mancavano, oltre alla corrente elettrica, le candele, e non si potevano accendere i lumi neppure nelle chiese.
Un mitragliamento aereo ebbe luogo a mezzogiorno del 27 settembre alle porte del paese, altri mitragliamenti si verificarono alla svolta della Riola. I tedeschi erano annidati nella campagna della Tofara. Un gruppo s’inoltrò nel bosco comunale Bosco e Lavanghe, appiccò un incendio che divorò oltre 40 ettari di boscocon ingenti danni. La sera del 27 alcuni di loro entrarono nel bar di Luigi Ventura e con minacce presero 60 bottiglie di liquore, altre 29 dal bar di Nicola Antonacci. Uscendo, con tono sprezzante, esclamarono: “Fatevi pagare dal vostro borgomastro (podestà) !”.Una notte di fuoco tra il 27 ed il 28 settembre. Una mina scoppiò il 28 settembre al bosco delle Cesine, facendo saltare in aria un carro agricolo, sul quale erano Luigi Antonio D’Esibio, 30 anni, e Rocco Di Virgilio di 17 anni. Entrambi morirono sul colpo. Un mulo venne completamente squarciato, un altro ferito a morte, un terzo non si trovò più. Per i due giovani, morti per una guerra infelice, si celebrarono solenni funerali ai quali partecipò tutto il popolo. Un’altra mina scoppiò nelle mani di due giovanissimi uccidendoli. Si chiamavano Barrasso Giuseppe e Benedetto Antonio ed erano a servizio nella masseria di “Ciommarino”.
Quattro vittime civili in poche ore!
Mercoledì 29 settembre in autoblindo, guidati da un tenente, arrivarono a Sant’Agata sette inglesi seguiti da militari americano-canadesi. Tolsero mine e ostruzioni poste dai tedeschi sulle strade con l’aiuto di 4 civili. In piazza furono accolti festosamente e fece loro da interprete Viola Antonio, appena tornato dagli Stati Uniti con una buona conoscenza della loro lingua. La popolazione respirò aria di libertà. Nel clima di generale euforia, un tale Leo gridò: “Abbasso il fascismo!”. Il maresciallo dei carabinieri voleva arrestarlo, ma il popolo si ribellò e per un attimo si temette il peggio. Intervenne l’avvocato Leonardo Russo che riportò la calma facendo notare come non fosse quello il momento per insorgere o reprimere.
Ai soldati ed ufficiali dell’esercito inglese il Comune offrì vitto ed alloggio. Offrì vitto ed alloggio anche a sodati sbandati o fuggiti da campi di concentramento.
Degli americani si ricorda la disinfestazione che essi attuarono con il “flit” per distruggere pulci, cimici, mosche, pidocchi dal capo, dagli indumenti e dalle case di innumerevoli adulti e bambini.
Si ricorda anche di molti anglo-americani la spavalderia con cui si aggiravano per il paese. Alcuni per essersi ubriacati disturbarono la quiete notturna.
Di qualche tedesco si ricorda la volontà di familiarizzare con le persone che incontrava. Di un giovane tedesco, che sostò davanti alla casa Rosati, si ricordano le lacrime che gli solcarono il viso quando vide ed abbracciò a lungo un bambino che somigliava al suo, lacrime che commossero i presenti.
Dora Donofrio Del Vecchio
N.B. La ricostruzione degli avvenimenti è stata possibile grazie alla testimonianza diretta di alcuni santagatesi.
Si rimanda alle pubblicazioni dell’autrice:
La Casa del Sacro Cuore di Gesù in Sant’Agata di Puglia da mons. Donato Pagano a Michele Perrone, C. Grenziedit., Foggia 2010.
Sant’Agata di Puglia nell’era fascista in “Il nuovo santagatese”, 2012.
Da Giolitti a Mussolini. Il Ventennio fascista a Sant’Agata di Puglia, in “Vicum”, dicembre2012, pp. 21-66.
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