Andaro a San Nicola il giorno dopo.
Ciccillo è Cicerone per lo scopo.
“Or, prima che la messa inizia il rito,
guardate qui qualcosa del pulpìto.”
“Il leone stilofòro visto l'aggio.”
“E', quella, pietra rosa del Calaggio.”
Passeggiaron trovando tutto bello,
specialmente le chiese ed il Castello.
Guardaron giù alla valle dal Perillo.
“Che vista da quassù, è vero Ciccillo?”
Sostaron fino al decimo, di giorno.
Ma venne poi il momento del ritorno.
Un vuliscio esprimè: “Una cosa sola:
veder messa cantata a San Nicola.”
La festa del Patrono. Dell'incenso
la chiesa fu sì piena che Vincenzo
stette sveglio ed attento a registrare,
ogni odore, ogni cosa a ricordare.
Finita che fu messa, lor discesero
per le scale giù verso il belvedero.
“Per il caldo è il sudore che mi asciugo.”
Dalle case veniva odor di sugo.
“Si fa il giro a San Rocco cu lu ciuccio?”
“Sì, se vuoi, ci passiamo con Vituccio.”
Seguirono i fedeli che eran tanti.
E le donne intonarono li canti.
Sulla piazza la banda fu potente.
Allegra una marcetta ed imponente.
Il tamburo tuonava nella pancia.
Ecco Gino, venuto dalla Francia.
E Sandro, appena giunto dall'Olanda.
Rocchino, il quale a bocca aperta canda.
La folla si mischiò alla processione.
Forte e chiaro era il suono del trombone.
Davanti che alla statua si segnarono,
i fuochi ben vicino là spararono.
Pochino si vedeva il Santo caro,
attraverso la nube dello sparo.
L'odore della polvere pesante.
Stette fermo per un po' il musicante.
Tutte quante le chiese scampanavano.
Nel sole i campanili festeggiavano.
“Ciccillo, queste sono campane a armi.”
“Cosa hai detto?” “Non riesci ad ascoltarmi?”
Tra la musica, spari e tutto il fumo,
Vincenzo si abbracciava con ognuno.
In supplica, rivolto verso il Santo:
“Fa' che rimanga qua, ti prego tanto.”
La corriera aspettava a Lu Perirre.
Vincenzo non voleva più partire.
Entrò malvolentieri dentro al pulman.
La moglie comprensiva disse: “Come on.”
Mentre il fuoco sparava sulla piazza
e la banda suonava come pazza,
lui, Vincenzo, a frenarsi non riuscèva,
le chiacchiere tenere non sapeva:
“A voi lo posso dir, non è un mistero:
il mio paese io l'ho amato per davvero.”
Commosso, salutò come un bambino.
Lo videro attraverso il finestrino.
“Compare, c'è lavoro ai posti tuoi?”
disse uno ripensando ai fatti suoi.
“In Australia vuoi giunger, figlio mio?
Il lavoro, è vero, c'è uno sciupìo.”
“Vi dispiace? Con voi due faccio il viaggio.”
“Il paese vuoi lasciare, cumpa Biagio?”
“E' così, vo' lasciare questo paese.
No'l sopporto. Ci vivo, ma mi pesa.”
Allora Vincenzo capì di essere stato un uomo fortunato, perchè la lontananza l'aveva portato ad amare Sant'Agata di un sentimento non comune che puo' appartenere solo a chi è emigrato.