Vincenzo, tornato in Italia dall'Australia dopo molti anni, va a stabilirsi con la moglie a casa del cugino Ciccillo.
“Senti Katy, ti serve lo stiavucco?”
“Non capisco. Mi dai di frutta il succo?”
“Dicevo se ti serve il tovagliolo.”
“Non occorre. La mela mangio solo.”
Le domande facevano impazienti.
Vincenzo raccontò piacevolmente.
“In Australia com'era i prime tiémbe?”
“Da solo, la città lontana sèmbe.
Natale dopo l'altro, più di un anno,
il cane ed io, da soli nel capanno.
Nelle feste nessuno nel cantiere.
Ricordo lo squallor come fosse ieri.”
“Dispiace che tua moglie sta a digiuno.
Maccaroni non ha lei mangiato uno.”
“Io credo che ha mangiato. Non si lagna.
Ehi Ciccillo, ma adesso avete il bagno!”
“Che credi? Questo paese non è viecchje.”
“Ricordo che si andava a lu stennicchje.”
A zio Rocco successe che, una volta,
di casa uscì – teneva lui la sciolda -.
Talmente gli scappava che la fece
sulla via, la trasonna nella specie.
Diceva questo fatto con vergogna.
Bestemmiava mannaggia la sampogna.”
“Molta acqua ne è passata sotto i ponti.
Uguali alle città or sono 'sti monti.”
Usciron sulla via per un momento.
Coi vicini, anche lì, i ragionamenti.
“Vincenzo, come mai 'sta rimpatriata?”
“A star sempre lontan, non ce l'ho fatta.”
Quindi a casa tornaron che era buio.
Ognuno si cercò lu liette suje.
“Ehi, alle pareti ne hai quadri carini.
E ritratti su questi comodini.
Questa foto è la prima comunione?”
“Sì, mamma mi vestì per l'occasione.”
“Cravatta e fazzoletto nel taschino,
quanti anni qui tenevi, signorino?”
“Non ricordo. Mah, cinque o forse sei.”
“Già da molto che stavo in quel di Sidney.”
(continua)