La serena vita dei nostri conventi, monasteri e chiese fu letteralmente sconvolta dalla temperie politico-religiosa della fine del ‘700 e il primo decennio dell’800, coincidente con il processo di laicizzazione che, già avviato da tempo, la rivoluzione francese e l’età napoleonica mettevano in atto allo scopo di ridimensionare l’autorità ecclesiastica e controllare o confiscare i beni di Opere pie ed ordini religiosi. Particolarmente risoluta nelle soppressioni degli ordini religiosi fu la politica dei napoleonidi durante Decennio francese.
Un decreto del 13 febbraio 1807 di Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone e re di Napoli, stabiliva la soppressione degli ordini religiosi possidenti e, quindi, anche di quello benedettino. Di conseguenza i Benedettini di Montevergine o Guglielmini (dal nome del fondatore dell’ordine, S. Guglielmo da Vercelli), che a Sant’Agata di Puglia avevano la chiesa e il monastero di S. Maria delle Grazie, dovettero abbandonare l’una e l’altro. Li avevano fatti costruire tra il 1510-1520 su un preesistente luogo di culto dedicato alla Madonna delle Grazie e vi si erano insediati nel 1557. Precedentemente, dal 1171, la comunità, occupava il monastero di S. Pietro Ursitano (località rurale poco distante dal paese).
Andati via i Padri, chiesa e monastero, intorno a cui era sorto il rione di S. Maria delle Grazie, subirono spoliazioni e violazioni d’ogni sorta. Il ricco archivio, la prestigiosa biblioteca, due importanti dipinti raffiguranti l’uno S. Guglielmo e Pellegrino e l’altro S. Benedetto, numerosi e preziosi arredi sacri, persino porte, pietre intagliate ed embrici furono rubati. Restavano in attesa di destinazione una campana e l’organo.
I santagatesi, ai quali la soppressione del monastero aveva lacerato una delle pagine più significative della loro storia, attenti e vigili sapevano come recuperare e salvare l’una e l’altro.
La campana, già destinata alla fonderia dei cannoni, serviva per il nuovo orologio pubblico. Il vecchio non funzionava più, la popolazione ne pativa ed i malati, che non potevano assumere le medicine a tempo, rischiavano di morire. Questo comunicò il sindaco Giuseppe Del Buono all’Intendente di Capitanata. Si costruì il nuovo orologio e si collocò sulla Casa comunale. La sua anima fu proprio la campana piccola della chiesa di S. Maria delle Grazie. Ha battuto il tempo a quarti d’ora dal 14 giugno del 1814, ed i suoi rintocchi hanno scandito tante ore lieti e tristi della comunità santagatese.
Anche l’organo doveva rimanere in loco. Fra tutte le chiese santagatesi l’unica ad esserne sprovvista era quella di S. Maria del Carmine. Ma la confraternita del Carmine non aveva la somma sufficiente per acquistarlo. Si raccolsero tra i fedeli in brevissimo tempo i 25 ducati richiesti e, con il permesso dell’Intendente, in un tripudio di popolo, l’organo fu sistemato nella chiesa del Carmelo, tanto cara a mons. Antonio Lucci, santo vescovo di Bovino, che la vide nascere e la benedisse. La festa del Carmelo del 16 luglio 1812 fu particolarmente solenne, essendo le cerimonie sacre accompagnate ed arricchite dal suono dell’organo. A 376 canne (se ne aggiunsero altre nel restauro) e 9 registri, di buona fattura, esso attesta, data l’alta committenza, la sua nobile origine.
Si riuscì, così, a mettere in salvo due preziose testimonianze della plurisecolare presenza dei Verginiani a Sant’Agata di Puglia, presenza nella cui storia si rileggono molte vicende della comunità, alla cui crescita spirituale e civile i Padri hanno decisamente contribuito.
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