Dall'Italia  Tue, 16 Jul 2024 11:31 La spettacolare eruzione dell'Etna vista da Bronte e Ragalna - Intorno alle 22 di lunedì 15 luglio è cominciata una nuova attività lungo le pendici dell'Etna. Una fontana di lava ha iniziato a fuoriuscire dal Cratere Voragine e ha prodotto una colonna eruttiva alta circa 6000 m s.l.m. che si è propagata in direzione Est con segnalazione di ricaduta di cenere negli abitati di Viagrande e Acicastello. 
?La fontana di lava del cratere Voragine si è gradualmente esaurita per poi cessare intorno alle 2.10 mantenendo una modesta attività stromboliana sino alle 5. 
Dal punto di vista sismico, l'ampiezza media del tremore vulcanico, dopo aver raggiunto i valori massimi tra le 21:40 e l'1 ha quindi mostrato un trend in decremento e alle 5:30 ha raggiunto l'intervallo dei valori medi. Le sorgenti del tremore sono confinate nell'area dei crateri sommitali a una elevazione di circa 3 mila metri. 
    Tue, 16 Jul 2024 09:19 Il primo giorno di Vannacci a Strasburgo, il "giallo" del trolley e poi semina tutti - Con il supertrolley avanti e indietro per i corridoi di Strasburgo. Dietro, il codazzo degli euro-Patrioti e dei giornalisti. Il primo giorno del generale Vannacci in Parlamento dura un’ora. In ritardo per il traffico, a ritirare il badge non si presenta: al suo posto manda un collaboratore. Alla riunione dove si doveva discutere della sua vicepresidenza non gradita ai francesi, entra ed esce dopo appena cinque minuti. Nuova corsa veloce e via verso la riunione del gruppo, un giornalista gli urta il trolley: «Vuole rubarmelo? I francesi non hanno letto il mio libro ma adesso arriva anche la versione nella loro lingua». S’infila dentro la sala scelta dai Patrioti per l’Europa proferendo: «Passo indietro? Solo i bersaglieri non ne fanno». La riunione finisce, il trolley esce senza Vannacci, in mano a un collaboratore: il generale ha seminato il codazzo ed è sparito.    Mon, 15 Jul 2024 23:10 Crisi idrica in Sicilia, la siccità prosciuga anche il lago Fanaco: è il terzo dopo Pergusa e Ogliastro - Il mix di siccità, carenza di acqua e temperature alte in Sicilia sta assumendo l'aspetto di una crisi gravissima che incide sulla vita quotidiana di milioni di persone. La grande siccità che dura da oltre un anno ha portato alla scomparsa di un altro invaso, il lago artificiale Fanaco

Si trova nel territorio comunale di Castronovo di Sicilia, nel Palermitano. Dopo la scomparsa del millenario lago di Pergusa (nell'Ennese) -unico lago naturale- si assiste al prosciugamento del lago artificiale dell'Ogliastro (tra l'area Ennese e quella Catanese) ed a quello del Fanaco- il che accentua la crisi idrica-. 

Prosciugati anche tratti del più grande fiume siciliano, il Simeto. Per comprendere bene quello che sta avvenendo in Sicilia, occorre porre mente ai nuovi dati del report dell’Autorità di Bacino del Distretto idrografico regionale. Negli invasi isolani i milioni di metri cubi davvero utilizzabili -su un totale attuale di 267 milioni - sono solo 121 milioni. Ben 33 milioni di litri in meno rispetto al mese precedente, in percentuale si tratta di un meno 21%

Se si fa il parallelismo con il mese di giugno dell'anno precedente (già in piena siccità) la diminuizione sale al 50%. In totale in un anno in tutti gli invasi isolani si è avuta una perdita di 261 milioni di metri cubi. Altro dato da record in negativo. Vi sono invasi nel Palermitano che fanno toccare il 96% in meno rispetto all'anno precedente, nell'Ennese e nel Messinese vi sono punte dell'80% in meno. Danni enormi per la natura, per l'ambiente, per l'agricoltura, per gli animali. Secondo alcune stime, solo nel comparto agricolo si rischia di raggiungere i due miliardi e mezzo di euro di danni entro fine anno se non viene invertita la rotta.

Disagi crescenti anche per le persone. Infatti accanto alla grande carenza di acqua irrigua vi è una crescente carenza di acqua potabile, a macchia di leopardo, in diverse province dell'Isola. In parecchi comuni vi è stato o vi è il razionamento dell'acqua potabile. E' probabilmente la siccità più grave in Sicilia dell'ultimo secolo, ed è sicuramente tra le più gravi allo stato attuale d'Europa. Molti agricoltori, imprenditori e cittadini si sentono abbandonati. Parecchi i raccolti perduti, vi è il progressivo abbandono di campi con differenti coltivazioni e di giardini di agrumi. Servono interventi urgenti, maggiori di quelli previsti.

    Mon, 15 Jul 2024 20:59 Camionista prende a cinghiate immigrate che si erano nascoste a bordo - Il video diffuso sui social è diventato virale: un camionista in sosta presso l'autoporto di Ventimiglia, scopre un gruppo di giovani immigrate nascoste nel suo camion, che cercavano di passare il confine con la Francia. L'uomo le fa scendere e le colpisce a cinghiate, come animali. Tutto dovrebbe essere accaduto lunedì mattina. Qualcuno ha filmato la scena con il cellulare e ha diffuso il video su Facebook, invece di chiamare la polizia.     Mon, 15 Jul 2024 18:21 Napoli, Meloni firma protocollo per rinascita Bagnoli: «Opera più ambiziosa di Europa» - (LaPresse) Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni questa mattina a Napoli ha firmato il protocollo d'intesa per la rinascita di Bagnoli. L'accordo prevede una copertura finanziaria di 1,2 miliardi di euro. «L'opera di risanamento ambientale e di rigenerazione urbana più ambiziosa di Europa». «La sfida - ha proseguito la premier - è trasformare un'area abbandonata e inquinata, che è stata un simbolo dell'incapacità delle istituzioni nel dare risposte, in un moderno polo turistico, balneare e commerciale all'altezza della Campania e di Napoli».    Mon, 15 Jul 2024 15:20 Le ferite dell'America. La diretta tv - Con il direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana, Massimo Gaggi, Viviana Mazza, Guido Olimpio, Federico Rampini, Simone Sabattini, Giuseppe Sarcina. Conduce Maria Serena Natale.    Wed, 10 Jul 2024 09:30 Le stragi dei bambini nelle guerre d’Ucraina e Gaza: la diretta con gli inviati del Corriere della Sera - Il missile russo sull'ospedale pediatrico di Kiev, il vertice Nato di Washington e le decisioni da prendere sull'Ucraina, la guerra di Gaza entrata nel decimo mese: la diretta con l'editorialista Giuseppe Sarcina, l'inviato a Kiev Lorenzo Cremonesi, l'esperto militare Guido Olimpio. Conduce Maria Serena Natale.    Tue, 09 Jul 2024 10:42 Dazi, difesa e disciplina di bilancio: l’Europa che ci aspetta? - Federico Fubini risponde ai lettori in diretta video    Mon, 01 Jul 2024 11:08 Francia, che succede ora? La diretta video - Domenica 30 giugno 2024 la Francia è stata chiamata al voto per rinnovare  il Parlamento, dopo che il presidente Emmanuel Macron, a seguito dei risultati sfavorevoli del suo partito alle Europee, ha chiesto lo scioglimento anticipato dell'Assemblea Nazionale. L'analisi dei risultati, in attesa del secondo turno di domenica 7 luglio, con il direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana, l'editorialista e vicedirettore Aldo Cazzullo, il corrispondente da Parigi Stefano Montefiori, gli inviati Alessandra Coppola e Marco Imarisio. Conduce Maria Serena Natale.    Mon, 24 Jun 2024 10:49 Ballottaggi, chi vince? - La diretta dagli studi di Corriere Tv in live streaming: il secondo turno delle elezioni comunali, l’analisi dello scenario politico con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e il vice direttore Venanzio Postiglione, in collegamento con gli inviati Virginia Piccolillo e Nino Luca e con i responsabili delle redazioni di Firenze e Bari Roberto De Ponti e Michele Pennetti. Conduce Maria Serena Natale.
Sono 105 i Comuni chiamati al voto: le sfide più attese a Firenze e Bari. Nel capoluogo toscano vince Sara Funaro - che raccoglie il testimone di Dario Nardella, eletto a Bruxelles - che correva contro l'ex direttore degli Uffizi, Eike Schmidt. A Bari, invece, l’ex capo di gabinetto di Antonio Decaro (a sua volta approdato al Parlamento europeo), Vito Leccese ha respinto l’assalto del leghista Fabio Romito come portabandiera del centrodestra.    Thu, 20 Jun 2024 09:40 Viaggiare per stupirsi ancora - Un evento per raccontare la passione per i viaggi e cogliere le caratteristiche del turismo contemporaneo di qualità nell’epoca digitale. E’ ancora possibile stupirsi in un mondo di cui disponiamo facilmente di informazioni e di immagini per ogni luogo? Attraverso il confronto con un importante tour operator di viaggi “sartoriali” e le parole di due reportage firmati da Dino Buzzati e Alberto Moravia scopriamo che le esigenze del viaggiare non cambiano: la migliore conoscenza di sé, la scoperta dell’altro, la ricerca di nuovi orizzonti con cui confrontarsi.

Con Alessandro Cannavò, giornalista del Corriere della Sera, Federica Fracassi, attrice, ed Elisa Boscolo, CEO Boscolo Tours
    Wed, 19 Jun 2024 09:32 L’arte di raccontare un viaggio - La diretta video - Un evento per gli appassionati di viaggio con l’obiettivo di approfondire e cogliere le nuove dimensioni del viaggio contemporaneo attraverso 3 prospettive: viaggiare prima di tutto alla Scoperta di sé e del mondo ma anche alla Scoperta dell’altro e alla ricerca di Nuovi orizzonti di scoperta con cui confrontarsi.
Oggi affrontiamo il tema dell’esperienza di viaggio come incontro di culture grazie anche al ruolo di figure esperte che ne arricchiscono lo storytelling.

Con Roberta Scorranese, giornalista del Corriere della Sera, Dante Bartoli, archeologo ed esperto Kel 12 Tour Operator e Velasco Vitali, artista
    Thu, 13 Jun 2024 11:50 L’Europa che abbiamo scelto: il direttore Fontana risponde ai lettori - I risultati delle elezioni, i nuovi equilibri in Europa e le ricadute sulla politica italiana: l’analisi del direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana che risponde alle domande dei nostri abbonati in diretta video. Conduce Maria Serena Natale.    Mon, 10 Jun 2024 22:57 Matteotti: un martire antifascista. Il racconto in video-animazione di Aldo Cazzullo al Festival della Comunicazione - Il 10 giugno 2024 segna la ricorrenza dei cento anni esatti dell’assassinio di Giacomo Matteotti, martire antifascista e politico che ha dato la vita per difendere onestà e democrazia, diventando riferimento della resistenza. 
Aldo Cazzullo, nella produzione video di Frame - Festival della Comunicazione realizzata a partire dall'incontro tenuto all’ultimo Salone del Libro, non solo tratteggia la figura di un uomo, ma intreccia le storie di resistenza e di antifascismo di Eugenio Montale e Filippo Turati, Adriano Olivetti e Sandro Pertini, Carlo Rosselli e Natalia Ginzburg. «Quel racconto ascoltato a Torino non poteva rimanere confinato in quella sala e in quel momento, ma merita di andare oltre» ha detto Danco Singer, direttore del Festival della Comunicazione (Camogli, 12-15 settembre). «Per questo ne abbiamo fatto un video che mantenesse la vividezza del momento, arricchendolo con un linguaggio visivo che mettesse a fuoco personaggi e concetti. Per arrivare a tutti, perché è una storia che ci appartiene e che ci riguarda».
?- Il CorriereTv ha realizzato inseme a Aldo Cazzullo una serie di nove puntate video sul centenario dell'assassinio di Giacomo Matteotti: qui il link al canale dove sono raccolte     Tue, 04 Jun 2024 13:43 Europa, perché sono le elezioni più importanti. La diretta video delle Conversazioni del Corriere per abbonati - Perché le Europee dell’8 e 9 giugno sono le elezioni più importanti? Ne parliamo, rispondendo come sempre in diretta video alle domande dei nostri abbonati, con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e con il senatore a vita Mario Monti, ex presidente del Consiglio e commissario Ue per il Mercato unico e per la Concorrenza, editorialista del Corriere oggi in libreria con «Demagonia. Dove porta la politica delle illusioni» (Solferino, 2024). Conduce Maria Serena Natale.    
Artemisium News
25/06/2013
OMAGGIO A VERDI : " ALZIRA "
di Alfonso De Capraris
Alzira

Nel 1845 Giuseppe Verdi, tanto per non venir meno alla sua fama di indefesso lavoratore, e come se non fosse stata sufficiente la fatica sopportata per la stesura dell’Opera “Giovanna d’Arco”, di cui ho parlato nell’articolo precedente, si mette al pianoforte e sforna una nuova Opera, facendo il bis in uno stesso anno; ma siamo nel bel mezzo degli “anni di galera”.

Il lavoro in questione porta il titolo “Alzira”, Tragedia lirica in un prologo e due atti su libretto di Salvadore (Sic! Non è un errore, come si ritiene quando scrivo Gioachino riferendomi a Rossini, no, perché Rossini si chiamava per davvero Gioachino) Cammarano, il quale ne trae il soggetto da un dramma in cinque atti del 1736 di Voltaire, “Alzire, ou les Américains”.

La genesi di quest’Opera è particolare, uno poco travagliata ed a tratti anche divertente in alcuni momenti del suo percorso, cominciamo col dire che Verdi aveva sondato i gusti e gli umori dei pubblici dei maggiori teatri delle più importanti città della futura Italia, gli mancava però Napoli; sì, è vero vi era stato rappresentata qualche sua Opera (vedi “Ernani”), ma nulla aveva scritto fino ad allora appositamente per il teatro partenopeo.

L’occasione gli si presentò allorquando l’impresario del “Teatro di San Carlo” di quella città, Vincenzo Flaùto, fortemente impressionato dall’Opera sopra citata, gli commissionò una nuova Opera, da rappresentarsi in quell’anno, sapendo di potere fare affidamento sull’innata forza creativa del giovane maestro.

L’invito fu accolto con entusiasmo dal Compositore, il quale intravide in tal modo la possibilità di approdare a Napoli, piazza tutt’altro che facile, feudo incontrastato dei vari Mercadante, Pacini ed altri, supportati da un pubblico competente ed esigente, che non vedeva di buon occhio, arrivando addirittura ad essere ostile, compositori “stranieri”; lo avevano sperimentato sulla propria pelle geni della stazza di Rossini e Donizetti, fatti oggetto di accoglienze non sempre rosee.

Verdi era conscio di questo stato di cose, ma da guerriero indomito quale era, per nulla affatto disposto a tirarsi indietro davanti alle difficoltà, che anzi rappresentavano per lui uno stimolo verso la ricerca di nuove esperienze per quanto difficili, affronta il rischio, attratto, oltre che dalla possibilità di vedersi aumentare di un terzo il cachet ricavato con “I lombardi alla prima crociata”, e di avere a propria disposizione un’orchestra fra le più prestigiose d’Italia, quale era quella del teatro napoletano, anche e soprattutto da un’altra favorevole prospettiva che gli si presentava.

Questa era rappresentata dalla opportunità di potersi avvalere della penna di Cammarano, ritenuto il più grande drammaturgo per musica italiano di quel periodo, oltre che uomo di teatro espertissimo, già autore dei libretti di alcune Opere di Donizetti, fra cui “Lucia di Lammermoor”, il quale avrebbe fornito al Musicista un libretto ricco di fascino esotico, che se già accendeva la fantasia del poeta, non sarebbe di certo venuto meno alle sue aspettative.

Inoltre Verdi pensava di poter disporre del libretto, in cui vedeva nella figura di Zamoro, eroe esule, un personaggio del livello di Ernani, quattro mesi prima della rappresentazione, tempo ritenuto sufficiente per consentirgli di trasfondervi tutte le proprie ispirazioni, che gli avrebbero offerto l’occasione per dimostrare che la sua musica non era soltanto “fracasso”, come la stessa veniva ingiustamente etichettata da parte dei suoi denigratori.

Le cose, però, non andarono per il verso giusto, già al suo ritorno nella fredda Milano alla fine del 1844 Verdi si ammalò di febbre quartana, che, comunque, non gli impedì di portare a termine la musica della “Giovanna d’Arco”, e di cominciare ad occuparsi della tragedia di Voltaire, per la quale in una lettera del 23 febbraio 1845 aveva espresso a Cammarano il suo ottimismo, affermando che quel dramma sarebbe diventato un eccellente melodramma.

Con l’arrivo della primavera le condizioni di salute del Maestro peggiorano, probabilmente a causa dello stress psico-fisico a cui era sottoposto durante gli “anni di galera” che lo “obbligavano” a comporre un’Opera all’anno; in una lettera del 18 aprile a Cammarano scrive “sono da due giorni in letto per mal di stomaco, sto però meglio, ma per ora non posso occuparmi….”, ed infatti l’allievo Muzio in una lettera del maggio a Barezzi registra che fino ad allora Verdi non aveva scritto una sola nota, dedicandosi piuttosto a riposanti gite sul lago di Como.

Come se ciò non bastasse, il Maestro è afflitto da un’altra sofferenza, non fisica questa volta, essendo malato di mal d’amore, altro elemento che disturba parecchio la sua tranquillità psichica: l’amata Giuseppina Strepponi sta lontana da lui anni luci, trovandosi per recite, per altro mal riuscite, a Palermo, dove la cantante si ferma per sei mesi; ma intanto si avvicinava la data fissata nel contratto per la consegna del lavoro, prevista per la fine di giugno.

“Rebus sic stantibus”,Verdi decide di marcare visita, ed il 25 aprile scrive all’impresario Flaùto, chiedendogli una proroga a causa delle proprie condizioni di salute, che documenta, anche per mettersi al riparo da eventuali azioni legali, con certificati medici.

Manco per niente, Flaùto, non soltanto non prende in considerazione alcuna la documentazione sanitaria, affermando di essere anch’egli medico, ma, fra il sarcastico e l’autoritario, risponde in questi termini al Musicista: “Il male che soffrite è di lieve considerazione e non occorrono altri rimedi che quelli della tintura d’assenzio e del vostro pronto viaggio per Napoli, assicurandosi che l’aria di qui e l’eccitabilità del nostro Vesuvio metterà in voi novellamente in moto tutte le funzioni e principalmente quella dell’appetito…..”.

Risposta estremamente sgradita a Verdi, il quale non soltanto rifiuta l’eccitabilità del Vesuvio, affermando di avere piuttosto bisogno “di calma e di riposo”, ma contesta la medicina consigliatagli dall’impresario, preferendo affidarsi alla cura che gli aveva suggerito un amico emiliano, il Signor Pasetti, il quale gli aveva fatto dono di alcune bottiglie di un vino invecchiato da venti anni, di cui bevendo un bicchierino tutte le mattine, accompagnato caso mai da un mezzo Toscano, lo stomaco si sarebbe aggiustato; più italiano di così!.

Ad ogni buon fine Verdi, superando l’impazienza dell’impresario ed il malcontento del pubblico napoletano ansioso di assistere ad un nuovo capolavoro, ottenne la proroga, e l’Opera vide il suo esordio la sera di martedì 12 agosto 1845, con un successo, più del pubblico che della critica sulle pagine della “Gazzetta musicale”, accettabile ma non eccezionale, tanto è vero che le riprese furono soltanto quattro, mentre a Roma nel mese di novembre, ma soprattutto a Milano l’anno successivo le cose andarono decisamente peggio.

Per l’edizione scaligera il Compositore, appellativo rifiutato da Verdi, che amava definirsi piuttosto “uomo di teatro”, fu oggetto di una critica feroce, dal tono più acceso di quello tenuto dalla stampa a proposito di “Un giorno di regno”, provocando in men che non si dica la scomparsa di “Alzira” dalle scene teatrali; del resto lo stesso Autore a proposito dell’Opera si lasciò sfuggire: “Quella è proprio brutta”, espressione poi presa per oro colato da parte dei critici, per giustificare il proprio disinteresse nei confronti della composizione.

La spiegazione va ricercata in alcune situazioni che si verificarono in corso d’opera, quale la perdita dell’iniziale entusiasmo con cui Verdi aveva accolto il libretto, giudicato in seguito non adatto per il teatro, come quando il librettista presenta tre arie affidate ai protagonisti, da cantarsi una di seguito all’altra.

Verdi, comunque, anche per riaffermare la propria posizione preminente nei confronti di tutte le altre componenti lo spettacolo teatrale, non ultimi i librettisti, ritenuti semplici “facitori di versi”, riesce ad imporsi su Cammarano, ottenendo che questi procedesse a spalmare le tre arie nel prologo e nell’atto successivo.

Inoltre il librettista tardava ad inviare a Verdi il libretto completo, limitandosi a pochi versi per volta, provocando così facendo in Verdi uno stato di agitazione che, unitamente alla salute cagionevole, fu la causa forse di una perdita di concentrazione o quanto meno di una dispersione di ispirazione da parte del Compositore.

Effettivamente nel lavoro, anche se non mancano arie di intenso lirismo, come la cavatina della protagonista nel primo atto: “Da Gusman, su fragil barca”, o significativi interventi del Coro, come quello del finale del prologo “Dio della guerra”, si scorge di converso una scrittura messa giù in maniera affrettata, date le appena tre settimane di cui il Maestro poteva disporre, durante le quali dovette sopportare ritmi frenetici.

Cionondimeno, pur lavorando in maniera frettolosa, Verdi ebbe modo di dimostrare le sue eccezionali qualità di orchestratore, principalmente nella Sinfonia, il cui organico era composto da ottavino, due flauti, due oboi, due clarinetti in la, quattro corni, due trombe in re, tre tromboni, tuba; timpani, grancassa (dietro le quinte), tamburo, triangolo ed archi, con una preminenza, come si vede, da parte dei fiati, fra cui spicca il clarinetto autore di uno stupendo assolo, e poi la solita parte riservata alla banda, fuori scena.

In definitiva una composizione un poco sforzata, realizzata quasi controvoglia, la cui eccessiva brevità la diceva lunga, anche se per Verdi brevità voleva significare sintesi imposta da esigenze di teatro, certamente, comunque, non scorrevole e spontanea, come quelle a cui il Maestro ci aveva abituato ad ammirare nelle Opere precedenti; per fortuna si è trattato di un fatto assolutamente episodico, in quanto Verdi non tarderà a rifarsi nei lavori successivi, come avremo modo di vedere con i prossimi articoli.

Infine il libretto non mancò di offrire il fianco a critiche, se ancora oggi Massimo Mila osserva che di quel gusto per l’esotico di cui è intriso il lavoro di Voltaire “nulla resta nel libretto di Cammarano”, il quale si orientò piuttosto verso la stesura di un canovaccio che ricalcasse i canoni di un libretto d’opera di quel tempo, incentrato sul triangolo -buono-cattivo-donna contesa da entrambi-.

In sostanza nel lavoro del librettista scompare del tutto l’aspetto etico ed il contenuto filosofico del dramma francese espressione dell’Illuminismo, così che lo stesso viene di fatto a perdere tutta la propria valenza maggiormente degna di rilievo, basata sul confronto fra credenze religiose diverse e mondi distanti fra di loro, ognuno con le proprie civiltà.

A quanto sopra va aggiunto il fatto che anche da un punto di vista strutturale il libretto, senz’altro di ottima fattura sul piano della poesia, si presenta frammentato nella rappresentazione di singole scene indipendenti, come dei compartimenti stagno slegati fra di loro, senza di quell’unità richiesta da un discorso drammatico; elementi tutti che contribuirono a creare delusioni nel pubblico e nella critica, tali da determinare nel XIX secolo l’abbandono da parte dei teatri di “Alzira”, che fra le Opere di Verdi resta la meno rappresentata.

 

La trama

 

L’azione si svolge in Perù nella metà del XVI secolo.

 

PROLOGO. Il prigioniero.

Alvaro, il vecchio governatore spagnolo del Perù, è stato fatto prigioniero dalla tribù Inca capeggiata da Otumbo, e, legato ad un albero, sta per essere torturato a morte in segno di vendetta per essere stato l’artefice della fine del capo tribù Zamoro, che combatte contro i conquistadores spagnoli; Alvaro, invece, implora il suo dio cristiano di perdonare i peccati dei suoi nemici.

Contemporaneamente appare Zamoro, da tutti creduto morto, il quale concede la grazia ad Alvaro, dicendogli, però, di riferire al suo popolo che a liberarlo è stato un “selvaggio”, così come gli spagnoli usavano definire gli indigeni del posto.

Zamoro, quindi, racconta che ha dovuto subire atroci torture da parte di Gusmano, figlio di Alvaro, contro il quale pensa di vendicarsi, soprattutto quando viene a sapere che durante la sua assenza gli spagnoli hanno fatto prigionieri la sua promessa sposa, la principessa Alzira ed il padre di lei Ataliba.

 

ATTO I. Una vita per una vita.

Mentre gli spagnoli manifestano l’intenzione di effettuare nuove conquiste, Alvaro annuncia le proprie dimissioni, con simultaneo passaggio delle consegne al figlio Gusmano, il quale, come primo atto di governo, vuole suggellare la pace con gli Incas, chiedendo in cambio al vecchio capo Ataliba la mano di sua figlia Alzira, la quale, invece, pensa al suo amato Zamoro, ritenendolo ancora in vita.

Ataliba, costretto ad inchinarsi davanti alla superiorità spagnola, chiede a Gusmano di attendere un po’, perché Alzira sta ancora piangendo il suo innamorato Zamoro, che a Lima tutti credono morto, Gusmano, però, bruciando di desiderio, mostra di essere molto impaziente, vedendosi infelice senza di Alzira.

Il cambio scena mostra Alzira che sdraiata su un letto nel palazzo del governatore continua a piangere per la sorte di Zamoro, e narra alla sorella Zuma di aver sognato di essere fuggita da Gusmano a bordo di un vascello in procinto di naufragare durante una tempesta, e di essere stata salvata da uno spirito, in cui aveva riconosciuto il suo Zamoro che la sollevava in cielo.

Queste fantasticherie di Alzira vengono contestate da Zuma e dal padre Ataliba, il quale cerca di convincere la figlia a sposare Gusmano, vedendo nel matrimonio l’unica maniera per stabilire la pace a cui aspira dal suo popolo; ma la fanciulla si rifiuta di obbedire, riconoscendo nel tiranno l’autore delle proprie disgrazie e l’artefice della sottomissione degli Incas.

Allontanatosi Ataliba, giunge un guerriero: si tratta di Zamoro, che è riuscito ad introdursi negli appartamenti della principessa, la quale, abbracciandolo, gli giura eterna fedeltà, rassicurandolo di aver rifiutato le nozze con Gusmano, ma il duetto fra i due amanti viene bruscamente interrotto dal sopraggiungere di Ataliba e di Gusmano, il quale, accecato dalla rabbia, fa arrestare Zamoro, disponendone la soppressione.

Intanto arriva anche Alvaro, e a nulla vale il fatto che egli riferisca al figlio di essere stato salvato da quel “barbaro”, del quale implora la grazia, in quanto Gusmano conferma la sua decisione, da cui, però, deve recedere al suono a distanza di una marcia peruviana, preannunciante l’arrivo di indiani americani minacciosi che chiedono la liberazione del loro capo Zamoro.

Gusmano, con atto cavalleresco, rilascia Zamoro, al fine di consentirgli di guidare i suoi uomini nella battaglia, durante la quale Gusmano si riserva di uccidere il rivale.

 

Atto II. La vendetta di un selvaggio.

A Lima gli spagnoli festeggiano la loro vittoria sugli indiani, mentre il duca Ovando consegna a Gusmano il verdetto della corte militare, che contempla la condanna al rogo di Zamoro, caduto nel frattempo prigioniero, ma Gusmano, cedendo alle suppliche di Alzira intervenuta in soccorso del suo amato, si dichiara disposto a liberarlo, purché Alzira acconsenta di sposarlo.

Di fronte a questo ricatto Alzira non può fare a meno di cedere, pur disperandosi in cuor suo per l’infelice destino e per la sua infedeltà nei confronti di Zamoro, il quale ottiene la liberazione, essendo Otumbo riuscito a corrompere con l’oro le guardie, ma quando lo stesso Otumbo lo informa della decisione di Alzira di sposare l’odiato Gusmano, la sua grande disperazione gli fa prendere la decisione di recarsi al matrimonio e portare a termine la propria vendetta.

Intanto nel palazzo del governatore fervono in un clima di grande festa i preparativi per le nozze, che rendono Gusmano, effettivamente innamorato di Alzira, estremamente felice, ma la sua gioia viene tragicamente annullata da Zamoro, il quale introdottosi nel palazzo travestito da soldato, proprio mentre Gusmano porge la mano ad Alzira, lo pugnala a morte.

Prima di morire, Gusmano, facendo ricorso alla sua fede cristiana, in preda ad una crisi mistica fra la commozione generale perdona tutti ed ordina ai propri soldati di risparmiare il “selvaggio”, consentendo ad Alzira di ritrovare la propria serenità nell’amore per Zamoro.

L’Opera termina con una esaltazione da parte del coro della bontà di Gusmano morente fra le braccia del padre benedicente, e del Dio cristiano che perdona tutto a tutti, rispettando la morale di Voltaire che volle mettere in risalto l’aspetto religioso del suo dramma, evidenziando la differenza fra il Dio del mondo occidentale e quello dei barbari, per il quale la purificazione si otteneva mediante il sacrificio umano di vittime innocenti.

Così come nella seconda metà del XIX secolo l’Opera fu messa in disparte, nel ‘900, invece, si è avuta una riscoperta della stessa, con allestimenti di alto prestigio, culminanti nella storica edizione del 14 febbraio 1967, che vide Virginia Zeani lasciare un segno indelebile della propria arte, fiancheggiata da artisti di indiscusso valore, quali Gianfranco Cecchele, Cornell McNeil, Carlo Cava, diretti dal grande Franco Capuana alla guida del Coro e dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.

Del 1999 è invece la pregevole incisione su disco, di cui dispongo e di cui propongo l’ascolto, e che vede impegnati nei rispettivi ruoli i seguenti interpreti: 

-Alvaro, anziano governatore spagnolo: Slobodan Stankovic, Basso;

-Gusmano, di lui figlio: Paolo Gavanelli, Baritono;

-Ovando, duca spagnolo: Jovo Reljin, Tenore;

-Zamoro, capo tribù Inca: Ramon Vargas, Tenore;

-Ataliba, padre di Alzira: Wolfgang Barta, Basso;

-Alzira, principessa indiana: Marina Mescheriakova, Soprano;

-Zuma, sua sorella: Jana Iliev, Mezzosoprano;

-Otumbo, capo Inca: Torsten Kerl, Tenore.

 

“Orchestre de la Suisse Romande” e Coro del “Grand Théâtre de Genève”.

Maestro del Coro: Guillaume Tourniaire.

Direttore: Fabio Luisi.

 

Alfonso De Capraris.

a.de_capraris@alice.it

Video: un filmato dell'Opera

Altre Foto:
Copertina del Libretto
Facebook Twitter Google+
Autorizzazione del Tribunale di Foggia n.20 del 20 settembre 2006
Direttore Responsabile Samantha Berardino



Quotidiano di Video Informazione on-line. Direttore Responsabile: Samantha Berardino
Reg.Trib. di Foggia n.20 del 20 settembre 2006. Tutti i diritti sono riservati.
Direzione e Redazione: Via G.Garibaldi, 44 - 71028 Sant'Agata di Puglia (FG) Tel. +39 0881 984319 - +39 368 7216910
La collaborazione a qualsiasi titolo deve intendersi gratuita.
Segnalazioni: Leonardo Capano redazione@santagatesinelmondo.it

Tutto il materiale presente in questo sito è strettamente riservato - è vietato l'utilizzo dei contenuti del sito senza l'autorizzazione dei gestori. Privacy Policy | Cookie Policy