VITA DI SANT’ANTONIO DI PADOVA
Sant’Antonio, ovvero Fernando, nacque a Lisbona, nel 1195 circa, da nobile famiglia portoghese.
Giunto all’età di 15 anni e sentita la vocazione, entrò nel monastero agostiniano di San Vincenzo di Fora, in Lisbona, dove si dedicò allo studio delle scienze umane e teologiche. Trascorsi i primi due anni, Sant’Antonio decise di trasferirsi nel monastero di Santa Croce in Coimbra, dove vi restò per circa otto anni, al termine dei quali -nel 1219- venne ordinato sacerdote. Durante la permanenza in Coimbra, giunsero i corpi decapitati di cinque frati francescani, provenienti dal Marocco.
Questo episodio turbò profondamente Sant’Antonio che, così, decise di entrare a far parte dell’ordine dei francescani, assumendo il nome di Antonio.
Recatosi in Marocco, ove su colpito da una malattia tropicale, dovette subito far ritorno in Sicilia per curarsi. Dopo si trasferì ad Assisi per partecipare al capitolo generale, detto delle Stuoie, nel giugno del 1221. Successivamente, passato in Romagna, nel settembre 1222 presso la cattedrale di Forlì si tenevano le ordinazioni sacerdotali di religiosi francescani, al quale Antonio fu invitato a predicare, e la cui parola meravigliò tutti i partecipanti. Iniziò così l’opera missionaria di Antonio tanto da essere invitato in tutta la Romagna a predicare, fino a giungere a Bologna, dove gli venne chiesto di insegnare teologia. Francesco d’Assisi, che non vedeva di buon occhio l’insegnamento della teologia, concesse solo ad Antonio di poter insegnare ai frati. Nel 1224 Antonio venne inviato in Francia a Montpellier, a Limoges ed ad Arles ad insegnare teologia.
Fatto ritorno in Italia, nel 1227 ad Assisi, partecipò al capitolo generale ove venne nominato ministro provinciale della provincia di Romagna, che all’epoca comprendeva gran parte dell’Italia settentrionale. In seguito all’incarico si dedicò alla predicazione, alla visita dei conventi ed alla fondazione di nuovi conventi. Recatosi a Roma, Papa Gregorio IX rimase talmente ammirato dalla preparazione teologica, dalla fede e dall’integrità morale e spirituale di Sant’Antonio che lo definì “Scrigno della Sacra Scrittura”. Nel 1228, giunto a Padova, ove scrisse i “Sermones”, un trattato di dottrina sacra ricavata dalla sacra scrittura, di dedicò alla predicazione ed all’aiuto del popolo.
Nel 1231 si ritirò in campagna, a causa della precaria salute, ospite dell’amico Conte Tiso, il quale fece costruire una celletta su un albero, dove Sant’Antonio si ritirava in contemplazione.
Il giorno 13 giugno, all’età di 36 anni, aggravatasi la malattia -asma-, Sant’Antonio espresse il desiderio di morire a Padova, e così i frati, postolo su un carro trainato da buoi, giunti all’Arcella, alla periferia di Padova, dovettero accusare la sua morte. Sant’Antonio, sul punto di morte, mormorò la frase: “Vedo il mio Signore”.
Dopo una prima sepoltura presso la chiesa di Santa Maria Mater Domini a Padova, il 30 maggio 1232, ad undici mesi dalla morte, Antonio venne proclamato Santo da Papa Gregorio IX. Successivamente, nel 1263, il corpo riesumato venne deposto nella nuova chiesa.
Nella occasione della riesumazione, si scopri che la sua lingua era rimasta intatta, in quell’occasione San Bonaventura da Bagnoregio, mostrò la reliquia al popolo.
Nel 1946, Sant’Antonio è stato proclamato da Papa Pio XII“Dottore della Chiesa Universale”.
I MIRACOLI
Il miracolo del piede riattaccato.
Un signore di nome Leonardo andò a confessarsi da Sant’Antonio dicendo di aver dato un calcio alla madre facendola cadere a terra. Il Santo gli rispose: “Quel piede che ti ha dato scandalo, disonorando la madre, sarebbe stato meglio per te tagliarlo”. L’uomo prese in parola Sant’Antonio e andò a tagliarsi il piede. La madre di Leonardo, visto il figlio mutilato, corse da Sant’Antonio inveendo contro. Il Santo recatosi prontamente a casa unì il piede alla gamba e vide così Leonardo alzarsi e saltando, cantava le lodi del Signore.
Il miracolo della mula.
Sant’Antonio, in un viaggio a Tolosa, ebbe ad incontrare un eretico, cercando di farlo convertire alla religione cattolica. L’eretico sfidò Sant’Antonio dicendo: Se tu Antonio riuscirai a provare con un miracolo che nella Comunione dei credenti c’è il Corpo di Cristo, io mi convertirò alla fede cattolica. Lascerò il mio asino digiuno per tre giorni, al termine dei quali offrirò all’animale del fieno, tu intanto ti presenterai con ciò che ritieni il Corpo di Cristo e si vedrà il comportamento dell’asino”. Sant’Antonio accettò la sfida. Trascorsi i tre giorni di digiuno, Sant’Antonio si presentò con il Santissimo Sacramento, nel mentre all’asino venne offerta la biada. L’animale, disinteressandosi della biada, piegò la testa inginocchiandosi innanzi al Santissimo Sacramento, lasciando stupefatto l’eretico, che così si convertì alla religione cattolica.
Il miracolo del neonato che parla.
Durante un soggiorno a Ferrara, Sant’Antonio assistette ad una lite tra due sposi, il marito accusava la moglie di averlo tradito con altro uomo, e che il figlio appena nato non era suo. Sant’Antonio prese in braccio il neonato e rivolgendosi il neonato disse: In nome di Gesù Cristo dimmi chi è tuo padre. Ed il bimbo rivolto a Sant’Antonio disse: Ecco, questo è mio padre. E così il Santo rivolgendosi all’uomo disse: Prendi tuo figlio ed ama tua moglie.
Il miracolo del cuore dell’avaro.
Mentre Sant’Antonio predicava in una città della Toscana, si sparse la voce che era morto un famoso usuraio. Allora il Santo, che aveva predicato contro gli usurai, proclamò che l’usuraio doveva essere sepolto sotto terra come un cane, perché si era verificato quanto detto dal Vangelo, e cioè: “Dov’è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore”. E così i chirurgi allora aprirono il petto dell’usuraio e lì non c’era il cuore, quindi andarono ad aprire il forziere dell’avaro e lì trovarono il suo cuore, in mezzo al denaro, come Sant’Antonio aveva profetizzato.
Il miracolo del bambino caduto nell’acqua bollente.
Un giorno Sant’Antonio si recò in un paese per tenervi una predica. Una donna, nel mentre faceva il bagno al figlioletto, nel sapere della presenza del Santo, distrattamente lasciò il figlioletto nella caldaia recandosi alla predica. Finita la predica, la donna si apprestò a ritornare a casa, ma nel tragitto si ricordò di aver lasciato il bimbo nella caldaia e temendo il peggio, incominciò a correre gridando alla disgrazia. Ma giunta a casa, vide che il bimbo che stava nella caldaia era intento a giocare con l’acqua bollente senza aver subito alcun danno. Allora la donna si rese conto che Sant’Antonio aveva ricompensato la donna con un miracolo.
Il miracolo del giovane risuscitato.
A causa della rivalità tra due famiglie, un ragazzo venne ucciso. L’omicida pensò di seppellire il cadavere nel giardino dei genitori di Sant’Antonio. Quando venne scoperto il corpo, i familiari del Santo vennero accusati dell’omicidio. Sant’Antonio, venuto a sapere dell’accusa, si fece portare il corpo del giovane morto e lo risuscitò perché attestasse davanti ai giudici la verità, e così il giovane, risuscitato, scagionò i familiari di Sant’Antonio.
Il miracolo della predica ai pesci.
Sant’Antonio si recò a Rimini per predicare agli eretici, ove se ne trovavano molti.
Nonostante, il Santo predicava nessuno lo ascoltava, ed allora si portò in riva al mare e lì inizio a predicare ai pesci. Lo stupore fu tanto perché una grande moltitudine di pesci si portarono in riva guizzando in superficie ed ascoltando le parole di Sant’Antonio. I pesci, in gran moltitudine, si allontanarono solo dopo aver ricevuto la benedizione da Sant’Antonio, e lì il popolo che aveva assistito corse per tutta la città gridando al miracolo.
E così gli eretici si convertirono perché avevano creduto in Sant’Antonio che era riuscito a parlare ai pesci, come San Francesco aveva parlato agli uccelli.
Il miracolo della visione.
Trovandosi in una città a predicare, Sant’Antonio venne ospitato da un credente del posto, facendolo alloggiare in una stanza isolata. Durante la notte, l’uomo passò dinanzi alla stanza e spiando vide una gran luce. Pensando che fosse scoppiato un incendio aprì la porta e vide che Sant’Antonio aveva in braccio un bimbo, era Gesù Bambino. Allora Sant’Antonio si raccomandò con l’uomo di non rivelare a nessuno ciò che aveva visto. L’uomo raccontò l’accaduto solo dopo la morte di Sant’Antonio.
Il miracolo del salterio rubato.
Sant’Antonio aveva un salterio scritto a mano, che custodiva gelosamente perchè utilizzato per le prediche. Durante la notte un novizio si intrufolò nella stanza del Santo rubando il prezioso salterio.
Sant’Antonio, resosi conto del furto, iniziò a pregare. In quel momento, il demonio si manifestò al novizio e gli ordinò di riportare il manoscritto, e così ritornato in convento restituì il salterio chiedendo perdono. Per questo motivo, Sant’Antonio è il protettore delle cose smarrite.
Il miracolo del bicchiere intatto.
Un eretico di nome Aleardino di Salvaterra si trovava a Padova. Durante il pranzo, i commensali elogiavano i miracoli di Sant’Antonio, allora l’eretico disse: “scaglierò il bicchiere per terra, se non si frantumerà io crederò”. E così dopo averscagliato il bicchiere per terra, si chinò a raccoglierlo e così si rese conto che il bicchiere era perfettamente intatto. Allora l’eretico si convertì proclamando l’opera ed i miracoli di Sant’Antonio.
IL CULTO DI SANT’ANTONIO
Sant’Antonio di Padova è tra i Santi più venerati al mondo, chiamato comunemente “Il Santo”, per l’amore e la devozione che la gente mostra verso di lui.
* Il Giglio, rappresenta la sua purezza e la lotta contro il demonio, fin dall’infanzia.
*La Tredicina, con tale parola si intendono i tredici giorni che, a partire dal 31 maggio si susseguono fino al 12 giugno, precedendo il giorno della festa, il 13 giugno.
I tredici giorni precedenti servono a venerare con la preghiera la figura di Sant’Antonio ed a preparare la festa.
*I Tredici Martedì, è una pratica connessa al giorno dei funerali del Santo (martedì 17 giugno 1231).
Una devota di Bologna, nel 1617, invocava Sant’Antonio per una grazia. Durante una notte di preghiera, apparve Sant’Antonio dicendo:” Visita per nove martedì la mia immagine che si trova nella chiesa dei Frati Minori, ricevi i Sacramenti e sarai esaudita”. La devota obbedì e così divenne madre di un bimbo, però deforme. La devota, pur addolorata, ma con grande fede, portò il bimbo ai piedi dell’altare del Santo e così il figlio apparve subito guarito.
Il miracolo si divulgò rapidamente e così con essa la devozione dei nove martedì si trasformò in tredici martedì.
*Il Pane di Sant’Antonio, questa tradizione trova origine da un miracolo accaduto dopo la morte di Sant’Antonio durante i lavori di costruzione della Basilica a Padova.
In tale periodo, un bambino di nome Tomasuccio era annegato in una tinozza d’acqua, perché lasciato incustodito dalla madre. La donna disperata per l’accaduto, fece il voto a Sant’Antonio che, se fosse stata esaudita, avrebbe donato ai poveri tanto grano per quanto era il peso del figlioletto “pondus pueri, il peso del bambino”. Il miracolo si avverò, e così la donna mantenne fede al voto.
Da tale episodio, per chiedere la protezione di Sant’Antonio, è nata la tradizione di offrire il pane -dei poveri- in cambio di una grazia ricevuta.
*La Sacra Lingua. Sant’Antonio, morto il 13 giugno 1231 nel convento francescano dell’Arcella venne inumato provvisoriamente in attesa dell’arrivo del Padre Provinciale dei Frati Minori. Il 17 giugno, dopo 5 giorni dalla morte, il corpo del Santo venne traslato alla chiesa di Santa Maria Mater Domini, ove è sorta l’attuale Basilica. Dopo circa trent’anni, l’8 aprile 1263, alla presenza di San Bonaventura da Bagnoregio, Ministro Generale dell’Ordine Francescano, il corpo di Sant’Antonio venne traslato alla nuova Basilica eretta in suo onore e venne deposto in un’arca marmorea.
La salma venne dissepolta, e ci si accorse che la lingua del Santo non si era decomposta, rimanendo intatta. San Bonaventura, rivolto ai fedeli, disse: “O lingua benedetta, che benedicesti sempre il Signore e lo facesti benedire dagli altri, ora appare chiaro quanti meriti avesti presso Dio”. In ricordo di tale miracolo, il 15 febbraio si festeggia la “Festa della traslazione delle reliquie del Santo, detta Festa della Lingua”.
L’immagine, la figura, le opere ed i miracoli siano di insegnamento e di devozione alla magnificenza di Sant’Antonio di Padova, del Dottore della Chiesa Universale.
Sant’Agata di Puglia maggio 2013, a cura del
Comitato Permanente per le Festività
di Sant’Antonio di Padova e della SS.ma Annunziata.