LA CHIESA PER GLI ULTIMI. OGGI LA BEATIFICAZIONE DI DON PINO PUGLISI
Nel giorno dei funerali di don Andrea Gallo, il prete partigiano paladino degli ultimi, scomparso mercoledì scorso a Genova a 84 anni, all'altro capo della penisola, a Palermo oggi invece era il giorno di don Puglisi, il prete che sfidò i boss, primo martire della mafia.
Don Pino Puglisi è stato assassinato il 15 settembre del 1993, nel giorno del suo 56° compleanno e oggi, davanti a circa 100 mila fedeli è stato proclamato beato presso il Foro Italico di Palermo dal cardinale Salvatore De Giorgi, delegato da Papa Francesco.
A lui il regista Roberto Faenza nel 2005 ha dedicato il bellissimo film di denuncia sociale "Alla luce del sole" con Luca Zingaretti, che ha contribuito a farne conoscere la storia.
Storico parroco del quartiere Brancaccio, citato sempre dal padre di Libera Don Ciotti, don Pino Puglisi ha pacificato diverse famiglie divise da storiche faide mafiose e realizzato anche il miracolo di convertire due boss mafiosi di alto calibro.
Dalla sua prima parrocchia a Godrano, don Pino è il parroco beato, primo martire della mafia della Chiesa cristiana per la fede, ucciso brutalmente a causa della sua opera pastorale in uno dei quartieri più difficili e abbandonati del capoluogo siciliano.
Per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano egli è l'esempio per chi non intende piegarsi alla mafia.
Ma non solo.
Lui nel suo piccolo la mafia l'ha vista da vicino, conosciuta e combattuta salvando dalla strada della malavita tanti giovani e ascoltando come cristiani, come semplici figli di Dio tutti, amando chi sbaglia e lasciando loro una porta aperta, attraverso la quale però è stato tradito, ammazzato per mano mafiosa come punizione per aver ficcato il naso dove non doveva.
Qualcosa che oggi potrebbe apparire come distante da noi ma che deve restare sempre nella nostra memoria per non abbassare la guardia, continuare a combattere un processo culturale e sociale così complesso come la mafia e continuare a favorire invece una cultura della legalità che tante volte stenta a farsi strada.
Ma se Cosa Nostra ha vinto sulla vita mortale di Don Puglisi, in realtà ne ha solo liberato l'anima, come detto durante l'omelia, perché ha spalancato le porte a una storia che fosse di monito e di esempio al tempo stesso.
Don Pino Puglisi è il coraggio in persona, ha convinto i boss Gaspare Spatuzza e Salvatore Grigoli a collaborare con la giustizia, come ha ricordato il Presidente del Senato Grasso.
Essi agirono eseguendo l’ordine di morte impartito da Giuseppe e Filippo Graviano, boss del quartiere Brancaccio. Era lì che era nato don Puglisi ed era lì che era tornato ad aprire il centro 'Padre Nostro', un punto di riferimento nel quartiere palermitano che offriva ai ragazzi un’opportunità diversa dalla strada e dalla criminalità.
Quasi uno schiaffo in faccia allo strapotere dei boss di Brancaccio, che ne ordinarono l’omicidio, eseguito proprio il giorno del suo compleanno.
Dietro l’assassinio del parroco, però, potrebbe essere anche altro. Per i magistrati della procura di Palermo, infatti, l’omicidio di don Pino Puglisi potrebbe essere uno dei messaggi lanciati allo Stato da Cosa Nostra durante la trattativa al tritolo che tra il 1992 e 1993 insanguinò l’Italia. I Graviano avrebbero ordinato di ammazzare Puglisi non solo perché infastiditi dalla sua attività sul territorio, ma anche per cercare di coinvolgere gli ambienti della chiesa nell’aggressione alle istituzioni, e convincerle ad attenuare il carcere duro per detenuti mafiosi. Un obiettivo che andò in porto nel novembre del 1993, quando l’allora guardasigilli lasciò scadere oltre trecento provvedimenti di 41 bis per boss mafiosi detenuti.
Agli stessi killer Grigoli e Spatuzza che stavano per freddarlo don Pino Puglisi, come nel più tragico dei finali, ha regalato un sorriso amaro e tre ultime parole: “Me lo aspettavo”.