Son le dieci al mattino. C'è chi parte
e chi arriva col volo all'aeroporto.
Vincenzo sulla pista sta atterrando.
Nell'atrio il suo cugin lo sta aspettando.
“Vicienzo! Finalmente sei arrivato.”
“Ciccillo! Scusa. L'aereo ha ritardato.”
“Da quanto non ti vedo... Dai, abbracciàmoci.”
“Madonna, che piacere. Sì, baciàmoci.
Sai che a Napoli è bello l'aeroporto?”
“Sai che stai in Italì? te ne sei accorto?
Sta ragazza chi è, insieme a te abbracciata?”
“Mia moglie.” “Così giovane l'hai sposata?
Signora, voi capite l'italiano?”
“Poco, little, però parlate piano.”
Vincenzo, mentre è in macchina seduto:
“Cugino, non t'avèo riconosciuto.”
“Io ho visto gli occhi e ho detto: è lui Vincenzo.”
“Senti, cara, a tradurti poi ci penzo.”
“In Australia che tempo che faceva?”
“Come qua, ma 'sta bellezza non ci stèva.
Sti monti e gallerie e pure il bosco:
queste zone, mi pare, non conosco.”
“E per forza. Qui siamo alla Campania.
Aspetta. Ci vuol tempo per la Daunia.
Però, sei tale e quale a zia Consiglia.”
“Fa piacer che a qualcuno si assomiglia.”
“Vedo che ti sei fatto ciuotte ciuotte.”
“E già. Son come zia. Li cicce cuotte,
che mi dici? li avete preparati?”
“Che credevi? Ci fossimo scordati?”
“Mica avete fatto anche li cavaiuole?”
“Re ffacime musèra. Che ci vuole?
Mi piace che tua moglie è anche venuta.”
“Grazie a lei se quest'oggi ho 'sta veduta.
Da tempo mi ha convinto. È assai testarda.
Scusa, hai passato già Grottaminarda?”
“Da un pezzo. 'Sto casello, ecco, è Vallata.
Lacedonia è la prossima fermata.”
(continua)