UNA TELEFONATA TRA CUGINI
“Hallo, pronto, Ciccillo, come stai?”
“Uè Veciè, io bene, e voi, come si va?
La foto ti è arrivata?” “Proprio ieri.”
“Seduta è la mia mamma. Quella in piedi,
zia Siponta. Eleganti, erano state
a una festa, del Trenta nell'estate.
Ascolta, vieni a starti qui da noi.
Non senti nostalgia dei posti tuoi?”
“Che? Eccome! Sono un sogno i luoghi miei.
Non faccio che pensarli, ovunque a Sidney.
Quante volte a mia moglie ne ho parlato.
Lei dice: - Perchè non sei mai tornato? -
Anche lei è innamorata dell'Italia.
Sembra che non è nata qui in Australia.
Ha detto vuol parlar santagatese.
Non so come farà se parla inglese.
Lei crede di parlare nel dialetto,
sol perchè rifà uguale ciò che ho detto.
Se dico uagnarda, pòrrela o anche aurisce,
ripete, si diverte e non capisce.”
“Dal paese quanto manchi? Certo è tanto.”
“Arrivai nell'Australia nel Sessanta.
Ragazzo, mi chiamò zio Salvatore.
Mi disse: - Vieni a fare il muratore. -
Dormivo come gli altri alla baracca.
La lingua, non capivo neanche un'acca.
'Na sera andai a dormir, chiusa la porta,
bussarono per dirmi: mamma è morta.
Mia madre per i campi lavorava.
Il pane fin dall'alba guadagnava.
Il papà non lo avevo, poveretto,
però mamma mi dava tanto affetto.
Comunque è roba vecchia. Ma, piuttosto,
a pranzo che prepari? Un bell'arrosto?”
“Il sugo di gallina. Voi che fate?
Il canguro al forno cucinate?”
“Ma, sai, li ciccecuotte nun ce lassasse.
Di crespelle e susumierre m'abbuttasse.
Vulesse re ppanelle re SamBièse...”
“Tu basta che dimori 'nda sta chèse.”
“Sai che c'è? quasi quasi prendo e torno.”
“Finalmente hai deciso. È un grande giorno.”
“Un cinque giorni penso che mi stoco.”
“Te pòzzene accire, così poco?
E pensa a stare invece molto tempo.”
“C'ho l'età, so' invecchiato, ti rammento.”
“Le rughe tutti quanti ce le abbiamo,
ma è bello che una volta ci incontriamo.”
“Che dici? Riusciremo a raccontarci
i ricordi che abbiam senza stufarci?
Desidero tornare alla terra mia.
L'Australia non è come l'Italìa.
Avvisa pure Gina. Aspettatèmi.
Con l'aereo arrivo a Napoli. Voi ditemi:
qualcuno puo' arrivare all'aeroporto?”
“Vicienzo, ci penso io per il trasporto?
Il tuo paese vedrai dall'autostrada.”
“Maronna che emozione, per l'andata.”
Vincenzo salutò e alla moglie disse:
“Il paese... bei momenti che ci vissi.
Porta Nova, Madonna della Grazia.
Mi ricordo di tutta la mia infanzia.
'Na scena non potrò dimenticare,
di quando che veniva a nevicare.
Con i nonni davanti al caminetto,
della nonna poggiavo il viso al petto.
La casa ce l'ho in mente nei dettagli.
Alla lambia eran certe 'nzerte d'agli.
Ci pensi? Vedrò casa. Degli amici
chissà se c'è qualcuno. Che ne dici?
Adesso che nel sogno voglio entrare,
non lo vado per caso a cancellare?
O è meglio a casa nostra, qui restare,
e sognare soltanto di tornare?”
“'Na vita che mi fai una chèpa tando,
e adesso quante scuse vai trovando.
Dal cugino di andare hai sempre detto,
perciò andiamo a 'sto paese benedetto.”