Il 22 aprile scorso è iniziato a Trani il XVIII Capitolo Ordinario dei Frati Minori Conventuali di Puglia. Il “Comitato Civico Pro Convento” di Sant’Agata di Puglia scrive un’accorata lettera ai “frati capitolari” per chiedere che nell’ambito del nuovo “Capitolo” venga ridiscusso il provvedimento di chiusura dell’antico convento S. Antonio.
L MINISTRO PROVINCIALE DI PUGLIA, AI MEMBRI DEL DEFINITORIO PROVINCIALE, AI FRATI CAPITOLARI.
Reverendissimi padri,
a distanza di un anno dagli avvenimenti che hanno portato alla chiusura dell’antico convento S. Antonio nel nostro paese, riteniamo opportuno parteciparvi alcune riflessioni in merito ai fatti che hanno accompagnato questa dolorosa vicenda.
Lo svolgimento del vostro Capitolo Ordinario, che ci risulta essere in esecuzione proprio in questi giorni, riteniamo debba rappresentare un’occasione di riflessione anche per noi che tali eventi, nel bene e nel male, per riflesso abbiamo imparato a sentire un po’ anche nostri.
Il nostro cuore di cristiani, se pure ancora addolorato e turbato, non cerca rivalse.
È di sentimenti e di legami che vogliamo parlare. È di pace che abbiamo bisogno.
Ad onor del vero, nonostante i precipitosi avvenimenti cui facciamo riferimento abbiano talvolta gettato il nostro animo nello sconforto, la storia del nostro paese ci è sempre stata di sostegno e incoraggiamento.
I ricordi delle varie soppressioni del passato ci raccontano che i nostri antenati si adoperarono sempre, in ogni modo e con ogni mezzo per far riaprire il suddetto convento, e mai si rassegnarono alla chiusura della chiesa che, anche in assenza dei frati è sempre rimasta aperta al culto, mantenendo vive le pratiche devozionali accese dai Francescani.
Allo stesso modo e per lo stesso fine noi ci siamo adoperati in quest’ultima occasione, costituendoci in un Comitato Civico, raccogliendo e rappresentando in più modi il dolore e il disagio della nostra gente allorché la notizia della soppressione del convento, lo scorso anno, ha lasciato nello sgomento tutta la popolazione. Un popolo intero si è sentito quindi tradito e abbandonato.
È vero, abbiamo premesso che vogliamo parlare di pace.
La nostra ricerca di serenità, tuttavia, passa attraverso la convinzione che non può esserci pace senza giustizia, come amava ricordare Papa Giovanni Paolo II.
E, proprio a proposito di giustizia, che a nostro avviso dovrebbe essere sempre sinonimo di saggezza, siamo ancora qui con il cuore gonfio di tristezza a domandarci se davvero non si sarebbe potuto fare altrimenti. Continuiamo a chiedercelo ancora oggi, perché evidentemente non abbiamo avuto risposte chiare e precise ieri.
Ecco che, allora, pur a distanza di un anno dai fatti che hanno interessato la chiusura del nostro convento, ci ritroviamo ancora oggi confusi e inquieti a ripensare al dolore di quei giorni e i tanti appelli lanciati dalla nostra comunità, unitamente alle moltissime preghiere partite dai nostri cuori e probabilmente mai arrivate ai vostri.
Pur rispettando e considerando le motivazioni che, dal vostro punto di vista, hanno determinato il provvedimento di chiusura del convento santagatese, infatti, ancora non ci capacitiamo della irremovibile urgenza di portare via i frati da Sant’Agata in pieno anno pastorale e in un momento di forte ripresa della fede grazie proprio ad un parroco francescano.
Il tutto, proprio alla vigilia di importanti appuntamenti, come quello della celebrazione delle Cresime e delle Prime Comunioni e della ricorrenza della festività di S. Antonio, momento fortemente sentito nel cuore di noi santagatesi.
Come dimenticare l’imponente, corale manifestazione di attaccamento alla Famiglia francescana conventuale dimostrata dal popolo santagatese attraverso la Fiaccolata del 25 aprile dello scorso anno?
Un atto d’amore unanime, una manifestazione di fede che vide con quella “Fiaccolata della Speranza” un intero paese riunito dignitosamente in un’unica preghiera.
Una preghiera alla quale fu invitato a partecipare anche il Ministro Provinciale, padre Michele Pellegrini il quale, però, aveva evidentemente cose più importanti a cui dedicarsi, dal momento che in quella occasione, come in altre simili, la nostra comunità non ha avuto il piacere d’incontrarlo a Sant’Agata: né prima, né dopo la chiusura del convento.
Avevamo nutrito la speranza di avere un dialogo volto alla comprensione delle aspettative della nostra comunità soprattutto anche dopo l’appello accorato del nostro amato Arcivescovo Mons. Francesco Pio Tamburrino che, con una lettera del 14 aprile 2012 rivolta al Ministro Provinciale espressamente chiedeva, tra l’altro, di lasciare a Sant’Agata: “…I due religiosi, P. Eugenio e P. Francesco, a titolo di “urgente presenza pastorale” fino al Capitolo Provinciale Ordinario del 2013.”, sottolineando la gravità della particolare situazione che si era venuta a creare e le conseguenze alle quali si sarebbe potuto andare incontro:”…Nella mia responsabilità di Pastore della Chiesa locale, chiedo di evitare un ritiro repentino dei religiosi, che metterebbe allo sbaraglio la parrocchia di Sant’Agata e la Diocesi di Foggia-Bovino…”.
Sconcertati constatammo come anche in quella occasione nulla venne considerato e che il profondo affetto e la generosità dei santagatesi verso tutti i frati che nel corso degli anni si erano avvicendati nel nostro convento venivano dimenticati:“Niente da fare: chi poteva accogliere le nostre suppliche è stato irremovibile, granitico come lo sono i numeri, la burocrazia, la lontananza…C’è oggi, in generale nel mondo, una durezza di cuore che si mimetizza in parole come “opportunità”, “necessità”, “logica”, “regola”. Una durezza che diventa - ai nostri occhi - aliena, se è riscontrabile nel ventre materno della Chiesa. - ha scritto da qualche parte in merito a questa vicenda un nostro caro amico -“Anche il Vangelo, in questi casi, si fa infinitamente lontano. Diventa, il sacro libro, un puntino roteante nello spazio. Granello non più fertile, perché caduto nel vuoto abissale delle coscienze”.
E così, un convento aperto sette secoli fa con lo scopo di accrescere il culto cristiano e rafforzare la fede cattolica nel popolo, si è chiuso dalla sera alla mattina proprio oggi che il materialismo imperante allontana gli uomini dalla fede.
E al popolo santagatese non è rimasto altro che salutare e abbracciare per l’ultima volta i due bravi frati che con modestia e discrezione hanno lasciato al nostro paese un grande insegnamento di vita francescana.
Loro per primi, infatti, hanno sempre fatto in modo di contenere con immensa pazienza e amore la nostra animosità e i nostri timori, assumendosi persino la responsabilità di rimanere fermi al loro posto, pur di continuare a garantire le normali funzioni religiose in attesa dell’arrivo di altre figure sacerdotali.
La loro successiva partenza poi, ci ha ricordato anche la bellezza di continuare a pregare con l’umiltà di chi accetta qualsiasi prova:“…Sia fatta la tua volontà, Signore, come in cielo, così in terra…”.
I cari Padre Eugenio e Padre Francesco rimarranno per sempre nei cuori di noi santagatesi, come nei nostri animi riecheggiano ancora forti gli insegnamenti dottrinali di Padre Bernardino Fondaco, gli esempi di umiltà e servizio di Padre Michele Massa, il sorriso dolce di Padre Giuseppe Sorgente, l’autorevolezza e la coerenza di Padre Beniamino Manzo, la profonda espressione mariana di Padre Giuseppe Rolli.
Ecco, nei nostri cuori, in conclusione, rimangono vive e impresse alcune parole della supplica che a maggio dello scorso anno andammo a deporre sulla tomba del Santo Poverello, in Assisi, allorché ci rendemmo conto che forse non rimaneva altro da fare che sperare in un miracolo:
“ Il Tuo messaggio di 'Pace e Bene', Francesco,
continui attraverso i Tuoi apostoli, nel conforto della loro presenza,
a farci percorrere i sentieri della fede e dell’amore in Dio.
Tanto chiediamo a Te, Francesco,
per il bene delle nostre anime
e per continuare a dare sempre onore a Dio”.
Con quelle stesse parole di speranza oggi rinnoviamo a Voi la nostra preghiera affinché in questo nuovo “Capitolo Ordinario” venga ridiscusso il provvedimento di chiusura del nostro convento, e chiediamo, altresì, a codesta assemblea la serenità di ripensare con cuore aperto e mite la riapertura del convento S. Antonio di Sant’Agata di Puglia.
Il Signore ci dia Pace.
IL COMITATO CIVICO PRO CONVENTO S. ANTONIO