MIO NONNO....
Mio nonno, Giuseppe Nicola Rosati, per gli intimi Peppecola, qualche volta Pcola, per tutti don Peppe, era generosissimo con tutti.
A quei tempi non vi erano ancora le scuole, solo in seguito ci fu la prima classe con don Ferrante Volpe e l' anno dopo la classe seconda con Gerardo Rosati , suo fratello; entrambi gli insegnanti erano pagati dal comune.
Mio nonno, ripeto, fu pertanto educato in seminario dove, oltre che istruirsi, imparò dai religiosi a fare diversi infusi con l'uso di spezie, specialmente la Ferrochina che forniva ai farmacisti perché difendeva dall'influenza ed il Centerbe per l' apparato digerente come digestivo, ma domava anche la tosse.
Gestiva nell'antica farmacia dei suoi avi, sotto il mio terrazzo, un emporio.
Ombrelli,cravatte e berretti da uomo colorati e, per chi era a lutto, neri, allora tutti andavano a capo coperto; cappelli per i signori e qualche bombetta per cerimonie.
L'emporio era anche cartoleria: cartoline illustrate con personaggi storici, caricature, paesaggi e, per gli auguri, cartoline con fiori o una coppietta, secondo le circostanze.
E le decalcomanie... ( caccamicc ); ne regalava sempre una a chi comprava il quaderno che egli forniva per ogni classe; quadretti di ogni formato, alcuni davvero belli con copertine a volte di finta pelle ed ancora asticciole di ogni forma e colore, matite, penne, pennini e penne rotonde, boccette di inchiostro nero, rosso, verdastro.
Ed ancora polvere da sparo, erano in molti a dilettarsi con la caccia a lepri e volpi che allora popolavano i boschi vicini e quando raramente si uccideva un lupo lo si portava in giro per il paese...pericolo scampato per molti contadini...!
Ancora i bengalini che si accendevano nei giorni di festa e delle lunge strisce di carta da imballaggio con al bordo, in fila, macchiette come bottoncini di camicie che, schiacciati con una pietra, scoppiavano con un piccolo colpo.
Un Natale realizzò una stupenda vetrina .
Andando a Napoli per le spese, comprò un pesce di cioccolata marrone con a cavallo un marinaretto bianco con un largo colletto; era veramente tanto bello da vedere.
Fu allora che gli amici: medici, farmacisti e maestri gli dissero: " Perché non porti un po' di caffè solo per noi?"
Così fece e ricordo ancora la brocca quasi da litro su di un vassoio di circa 20 - 25 cm di diametro. Erano di ottone con disegnini incisi; la brocca serviva per bollire l'acqua ed aggiungervi il caffè ( questo modo di preparare il caffè veniva detto alla monacina ) ed il vassoio per mettervi diverse tazze di ceramica decorate con motivi dell'antica Roma, senza piattino.
Sta di fatto però che li "chiazzaiuoli cannaruti" si aggiunsero al gruppo.
Mio nonno era il punto di riferimento della piazza che era il suo " Forum " perché all'occorrenza lo chiamavano a decidere come giudice.
Una volta litigarono, fino a venire alle mani, due donne; erano zia e nipote, la prima aveva prestato alla nipote la sua fede nuziale, per farla figurare il giorno delle nozze.
Erano passati alcuni giorni e la zia richiese il suo anello, ma la ragazza rifiutò di restituirglielo e per questo si azzuffarono. Così corsero a chiamare don Peppe perché esprimesse un suo giudizio.
Come sempre ascoltò con molta attenzione e poi disse alla giovane: "Tu restituisci l'anello che non è tuo", poi, lasciata da parte la zia, prese per mano la giovane e la invitò ad andare con lui".
La portò da Bove, credo il bisnonno di Toni Santagata, che aveva l'oreficeria più giù, poco prima dell'Arco della Portanova e comprò una fede che le regalò.
Ma la cosa si seppe "cronaca chiazzaiola" e, poco tempo dopo, un'altra ragazza povera andò ad invitare don Peppe al matrimonio dicendogli: "Volete fare il mio compare di nozze? Se accettate al posto del regalo mi comprate l' anello?. E dopo di lei altre ancora.
Siccome era molto religioso tanto che se, lui presente, si nominava la Madonna si toglieva il cappello e diceva:" Sia lodata ", ora, considerando il comparizio un partecipare ad un sacramento, non diceva mai di no alla richiesta e finì così con l'avere, in poco tempo, più di quaranta compari di anello.
Quando morì, la mattina vedemmo arrivare in gruppetto due o tre contadinotte che vennero a vederlo; una, in particolare, si gettò sulla cassa e piangendo disse:" Don Peppe si stet l' atten nostr chi t vol scurdà!".
Io intanto ringrazio infinitamente Dio per tutte queste belle cose che considero come grazie particolari; sapere compianti i miei cari e ricordati con riconoscenza è commovente ed è una dolce consolazione nella perdita.
Anna Rosati
E' la medesima, dolce consolazione che noi, parenti di zia Anna, proviamo grazie anche a tutte le profonde testimonianze di affetto, stima, rispetto ed amicizia di quelli che hanno avuto il piacere di conoscerla.
Per ognuno ha sempre avuto una parola di incoraggiamento, un consiglio, una preghiera, un elogio per qualche dote nascosta che lei, con la sua sensibilità, riusciva a mettere in luce.
Per noi è stata una zia davvero speciale sempre attenta, disponibile e generosa metteva tutta se stessa a nostra disposizione; le sue riflessioni, i suoi consigli erano perle di saggezza.
Ma è stata soprattutto un esempio di abbandono fiducioso alla volontà di Dio e un modello di instancabile e creativa operosità.
Le sue giornate, erano scandite dall'ascolto della Santa Messa trasmessa da Radio Maria, dalla recita del Rosario alla Madonna, ai Defunti ed allo Spirito Santo e di altre antiche preghiere che stiamo raccogliendo.
Figlia Spirituale di San Pio da Pietrelcina percorse un intenso cammino di crescita nella fede e mantenne con Lui un continuo mistico dialogo.
Ha amato tantissimo il suo paese, Sant'Agata, che, quando ne era lontana, descriveva con entusiasmo e struggente nostalgia : " Il rintocco delle campane della chiesa di San Nicola ( a cui ha dato tanto) ; il vasto panorama che dal balcone di casa abbraccia dal golfo di Manfredonia fino alla montagna del Vulture; le rondini che a primavera volavano a stormi per poi allinearsi sui fili elettrici, e poi il castello, le tipiche trasonne, il Monte della Croce".
Nel suo cuore un posto privilegiato lo avete avuto voi , amici santagatesi, che avete diviso con lei gli anni della giovinezza e della maturità e di cui ci raccontava intensi e dolci episodi di vita vissuta.
Abbiamo trovato in un suo libro su San Pio, che stava ultimamente leggendo, questo ricordo di suo nonno che aveva scritto nelle vacanze di Natale ed abbiamo pensato di consegnarlo a voi: è uno squarcio di vita vissuta in un'epoca ormai lontana, denso di sentimenti, di ricordi, di emozioni.
Maria Rosaria e Giancarlo Ronchi, Eudora Danza.