Durante questi anni, nelle tante competizioni canore, da quella del Festival di San Remo a quelle nelle piazze delle nostre città, autori, cantautori, cantanti hanno narrato il soffrire e la felicità, l’amore e l’odio, la lacrima e il sorriso, il cadere e il sollevarsi, spesso attingendo al mondo della poesia, della musica classica e dell’ambiente circostante.
Le forme musicali sono determinate proprio dalle toniche ambientali. Il ritmo degli zoccoli dei cavalli nel ‘700, epoca in cui i viaggi in diligenza per l’Europa erano frequenti, fu lo spunto per alcune forme di “ostinato” o del “basso albertino”: il terzo tema dell’Autunno di Vivaldi. La ferrovia ha influenzato lo sviluppo della musica jazz e delle blue notes: Take the A train di Duke Ellington. Il fruscio delle sottane è entrato nel ternario dei Valzer di Strauss. Il rumore delle metropoli e il traffico sono divenuti la musica a bassa frequenza dei rave party. Quando l’ascolto si fa più attento e la voce intima dell’uomo diventa canto, nascono: la salmodia gregoriana, il mantra ascetico, la ninna nanna popolare.
Non tutti sanno che una delle più famose poesie di Goethe (Heidenröslein), la quale riecheggia il tono delle canzoni popolari, venne musicata da Werner, anche Schubert la rielaborò e ne fece uno dei suoi famosi Lieder. Il laico poeta Goethe dà il titolo più soave e intenso a una raccolta di sue liriche: Dio e il mondo, un immenso messaggio di fratellanza umana e universale. Nella raccolta vi pone un’Epigrafe nella quale scrive d’aver attraversato la vastità del mondo e d’aver condotto una vita altrettanto ampia, così come accade a ogni presenza umana sulla terra. Egli cerca di comprendere perché è arrivato nel mondo, perché sente la sua nostalgia attratta dall’ineffabile e dall’infinito; perché destinato a una scomparsa che non può essere il nulla, se tanta poesia egli ha goduto, se tanta verità gli è stata regalata e se tanta bontà gli è stata offerta. L’atto più libero è quello buono, è la gratitudine commossa di chi abbiamo aiutato, cui dovremmo noi sussurrare un grazie per averci dato la possibilità di essere felici.