Il dibattito infiamma l'opinione pubblica in previsione delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi
Se ne parla da giorni sul web e il dibattito anima ora l'opinione pubblica fino a sfiorare l'attenzione del mondo politico.
Si tratta del voto per gli studenti italiani Erasmus che i prossimi 24 e 25 febbraio non potranno tornare in Italia per votare e sarebbero così esclusi dal diritto di voto per le prossime cruciali elezioni politiche del dopo Monti.
Una parte pensante dell'Italia migliore probabilmente, esclusa dal diritto democratico per eccellenza.
Di italiani nel mondo ce ne sono tanti, lo sappiamo bene, di studenti Erasmus all'estero ben 25 mila.
Si tratta di studenti universitari che hanno aderito ad un progetto della Comunità europea, che prende il nome dal celebre umanista e teologo Erasmo da Rotterdam, che nel XV secolo viaggiò per diversi anni in tutta Europa per comprenderne le diverse culture.
All'interno della Comunità europea sono circa 2 milioni e 200 mila gli studenti Erasmus che possono studiare in una università straniera o effettuare un tirocinio in un Paese presente all'interno dell'Unione per un periodo che va dai 3 ai 12 mesi.
Ma quanto vale il loro voto?
Tanti se lo chiedono sul web in questi giorni caldi di inizio campagna elettorale. Su Facebook per esempio esiste una pagina creata da pochi giorni che conta già con centinaia di utenti, solo una piccola parte dei 20 mila italiani in Erasmus che saranno esclusi dal voto, se impossibilitati dal tornare a casa il 24 e 25 febbraio.
Perché il vero problema è quello economico, per uno studente che deve prenotare un volo andata e ritorno per esercitare un suo diritto.
La legge riferita al cosiddetto 'voto per corrispondenza', infatti, dice che gli studenti temporaneamente residenti all’estero non sono compresi nella lista di quelli che vi si trovano per motivi di servizio o missioni internazionali. Secondo le leggi in vigore infatti, queste categorie sono "gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali; i dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio e i professori e ricercatori universitari".
Per tutti gli altri cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle tre categorie sopraindicate l'unica soluzione è votare recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali. Senza alcun tipo di rimborso naturalmente.
Una soluzione avrebbe potuto essere l'Aire (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero) e dà la possibilità a chi risiede all’estero di esprimere il proprio voto per corrispondenza. Solo che bisogna aver maturato almeno 12 mesi di permanenza. Niente da fare quindi.
Il voto dall'estero è stata una grande conquista per il nostro Paese e migliaia di studenti universitari sono attualmente posti dinanzi al ricatto di dover spendere centinaia di euro per rientrare nel nostro Paese, in quanto per loro non sono previste agevolazioni sui trasporti per il voto come previsto per i loro coetanei che studiano in Italia o per muoversi all'interno della stessa penisola in treno per esempio.
Da qualche ora è stata inoltrata una petizione online al Ministro degli Esteri uscente, Giulio Terzi Santagata, affinché si impegni ad includere gli studenti Erasmus al voto di febbraio. Nella Comunità Europea, l’Italia resta uno dei pochi Paesi a non poter usufruire del voto per corrispondenza in caso di temporanea permanenza fuori dai confini nazionali.
Per il momento il governo ha preso atto della 'dimenticanza, chiamiamola così, e il sottosegretario all'Istruzione comunica: "Stiamo cercando una strada per risolvere il problema. Questa mattina mi sono interessata direttamente con il ministro dell'Interno per fare in modo che i ragazzi che stanno frequentando l'università all'estero possano poter votare. Mi sembra un loro diritto che deve essere garantito. E non possiamo permettere che le famiglie paghino il viaggio di andata e ritorno per un diritto che, come cittadini italiani, devono poter esprimere anche se studiano all'estero".
Il voto per delega, il voto per corrispondenza o il voto in un diverso seggio sono soluzioni efficienti e poco dispendiose che in altri Paesi sono utilizzate da tempo.
Cambierà qualcosa anche in Italia grazie alla voce del web?