Omaggio ad un poeta.
è morto Antonio Locurcio, un poeta santagatese, una persona semplice ma profonda che aveva per dote la spontaneità degli esseri semplici. La sua lingua preferita era il vernacolo santagatese, un misto di pugliese e napoletano che lui pennellava con tratti semplici e rapidi per accendere emozioni, raccontando fatti quotidiani del suo vissuto santagatese di un tempo.
Antonio era uno del popolo e come tale aveva il dono di esprimere al meglio i sentimenti della gente comune e nella sua poesia semplice è possibile scorgere sprazzi di luce di un’anima genuina. La poesia è rapimento, è passione e lui era un essere rapito dalla poesia. Alda Merini affermava che i poeti non muoiono, che vivono senza fare rumore e nessuno s’accorge né della loro assenza né della loro presenza, perché oggi la poesia non interessa a nessuno. Il poeta è pur sempre un uomo, ma è insieme una creatura speciale che riesce a camminare sollevato da terra. La poesia è arte ed incanto, la poesia non ha corpo, non ha gambe per camminare eppure arriva dritta al cuore degli uomini. La poesia di Antonio colpisce al cuore in quanto essenziale. La poesia crea brividi, crea emozioni e le emozioni non muoiono insieme ai poeti. Ecco perché i poeti come Antonio Locurcio non muoiono perché continuano a vivere tra la sua gente, all’interno delle emozioni che hanno saputo creare e,quantunque,essi devono morire mille volte per creare una sola emozione. Di emozioni ce ne hai date, Antonio, e noi ti ricorderemo attraverso le tue belle poesie.
Tu hai seminato un chicco di grano nel nostro cuore e devi sapere che il chicco non marcisce invano nella terra;; tanto meno in un cuore!
A nome di quanti ti hanno voluto bene,
La Morte
La mòrte Èija uguèule pe tutte,
tande pe li buòne e tande pe li triste,
chi vèije a lu nvièrne e chi vèije mbaravise,
chi se la hòre e chi vèije a lu patibbele,
la sòrte èija na salvèzza se nun ge fòsse,
chi nasce huaste re cerverièzrre
avarrija cambè secule ra fèsse
e la morte appura la sòrte
Antonio Locurcio