Il 25 novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne. Una data da ricordare e celebrare perché in Italia troppe donne continuano a morire per colpa di chi doverebbe amarle e proteggerle. Violenze fisiche, psicologiche, abusi sessuali, stalking e omicidi: alle donne in questo paese non viene risparmiato nulla tanto che si parla di “femminicidio“. Così lo ha definito l’ambasciatrice Onu Rashida Manjoo, svelando i dati allarmanti del fenomeno nel corso della sua ultima visita: in Italia la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. I numeri raccontano un vero massacro, una strage silenziosa, che solo ogni tanto fa capolino tra le pagine della cronaca. In Italia ogni due giorno e mezzo una donna muore per le violenze domestiche: una ogni due giorni.
Secondo le anticipazioni dei dati 2012 di Telefono Rosa, diffusi alla vigilia del 25 novembre, la violenza domestica nel 2012 è pari all’85% di tutte le violenze, il 3% in più del 2011. A farne le spese sono le donne: 127 sono quelle uccise nel 2011, 120 le donne strappate alla vita dall’inizio del 2012.
Di queste 74 sono state uccise da mariti, compagni o ex fidanzati: più della metà delle vittime hanno incontrato il loro assassino tra le mura di casa, nello stesso uomo che aveva giurato di amarle e proteggerle.
È tra le mura di casa che le donne subiscono le violenze, da chi dovrebbe amarle, da mariti, fidanzati, padri, parenti. Lo stesso termine “femminicidio”, usato per indicare il fenomeno in Italia, dovrebbe fare orrore. Si tratta di un termine che indica “ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna in quanto donna“.
Morire perché si è donne, continuare a subire violenze di ogni tipo perché si è donne: è questo che si intende con “femminicidio”.
Nel nostro paese vige ancora oggi una cultura di stampo maschilista: quel senso comune strisciante e onnipresente per cui essere donna è un problema e non solo per quegli uomini che pensano alla loro compagna di vita come un oggetto, una “cosa” solo per sé, che “se non è mia non è di nessuno”.
É quella violenza subdola di chi ti guarda con occhi storti se alzi la voce per chiedere il rispetto dei tuoi diritti, come la maternità, il lavoro, le pari opportunità.
Bisogna cambiare la mentalità degli uomini perché le donne non siano più vittime e bisogna iniziare a farlo anche con gesti importanti. La Convenzione “No More! Contro la violenza maschile sulle donne-femminicidio“, sta lavorando in questo senso, chiedendo di incontrare il presidente del Consiglio Mario Monti il 25 novembre perché le parole si trasformino in fatti.
Le proposte ci sono, a partire dalla ratifica della Convenzione di Istanbul, che dovrebbe approdare in Senato nei prossimi giorni e dare al legislatore gli strumenti per combattere questo fenomeno.
In questi giorni sbocciano proposte contro la violenza sulle donne e si arriva a parlare anche di ergastolo per i colpevoli di femminicidio: un grande passo in avanti in un paese che solo nel 1996 ha riconosciuto lo stupro reato contro la persona e non contro la morale.
Nel frattempo le donne in Italia muoiono per “amore”: è una definizione che spesso si usa in casi di morti violente da parte del partner e che in realtà svela un’impronta maschile.
Non è amore quello che porta a uccidere la propria compagna di vita. Semmai è gelosia, senso di possesso, idea che la donna sia un oggetto e quindi abbia un proprietario.
Di certo non è l’amore quello che ha ucciso Edyta Kozakiewcz, 39 anni, trovata nuda, sotto il letto, con il corpo coperto di lividi: il suo compagno l’ha picchiata fino ad ucciderla.
Come lei ci sono tante, troppe donne, i cui nomi non sono comparsi sulle pagine di cronaca, vittime di una violenza insensata, brutale, orribile. Il caso che più ha scosso negli ultimi tempi è stato quello di Carmela Petruzzi, sgozzata nell’androne di casa mentre tentava di difendere la sorella Lucia dalla furia dell’ex fidanzato, Samuele Caruso. Una storia finita, lui che non accetta la decisione dell’ex fidanzata, la persecuzione, le richieste d’aiuto alle forze di polizia che non hanno avuto effetto come il consiglio di cambiare numero di cellulare, fino all’agguato sotto casa, in cui a perdere la vita è stata la sorella, Carmela.
C’è poi Antonella Riotino, 20 anni, uccisa dal fidanzato di 18 anni che l’ha ammazzata mentre la stava lasciando, uccidendola con un coltello: Vincenzina Scorzo, di 56 anni, uccisa con otto coltellate dal marito durante una lite perché non lo lasciava parlare, come ha spiegato l’uomo ai Carabinieri.
Francesca Alleruzzo, 44 anni, aveva trovato il coraggio di lasciare il marito per stare con l’uomo che amava: è morta sotto i colpi di pistola sparati dall’uomo, in strada, come la figlia, Chiara Matalone, 19 anni, raggiunta in casa e freddata insieme al fidanzato. Enzina Cappuccio aveva 34 anni, sei figli ed era quasi cieca e per anni ha subito le botte del marito: è morta dopo essere stata presa a calci, pugni, con segni di sigaretta sulle braccia, la testa sbattuta sul pavimento e infine strangolata.
Sono solo alcune delle tremende storie di ordinaria follia che si sono registrare nel 2012: donne uccise per una sola colpa. Quella di essere donne.
Tratto da www.fattidicronaca.it